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Il cane muore in Heart of the Beast? Cosa succede davvero a Odin nel film con Brad Pitt

Il cane Odin muore in Heart of the Beast? Ecco cosa succede al fedele compagno di Brad Pitt nel survival thriller diretto da David Ayer.

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C’è una domanda che probabilmente accompagnerà molti spettatori per buona parte di Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio: che cosa succede al cane? Il nuovo survival thriller con Brad Pitt mette infatti al centro della storia il rapporto tra il protagonista James Belmont e Odin, il suo fedele pastore tedesco, trascinandoli in una serie di situazioni nelle quali la sopravvivenza di entrambi sembra tutt’altro che garantita. Chi preferisce arrivare al film senza conoscere nulla farebbe quindi meglio a fermarsi qui, perché da questo momento ci saranno inevitabilmente spoiler.

La risposta, comunque, è quella che molti amanti degli animali speravano di leggere: no, Odin non muore in Heart of the Beast. E curiosamente non è nemmeno uno spoiler che il pubblico ha dovuto scoprire aspettando l’uscita del film. Uno dei produttori aveva deciso di svelarlo con largo anticipo proprio per tranquillizzare gli spettatori. Heart of the Beast, diretto da David Ayer, segue James Belmont, un ex membro delle Forze Speciali interpretato da Brad Pitt. Durante un viaggio insieme al suo cane da combattimento Odin, l’uomo ha un problema mentre si trova ai comandi di un piccolo aereo e i due precipitano nella natura selvaggia dell’Alaska.

Da quel momento comincia una lotta contro freddo, terreno impervio e animali selvatici per riuscire a tornare alla civiltà. Il trailer aveva comprensibilmente fatto scattare qualche campanello d’allarme tra gli spettatori. Quando un film costruisce gran parte della propria componente emotiva sul rapporto tra un uomo e il suo cane, il timore che la storia possa concludersi con il sacrificio dell'animale è praticamente inevitabile. Il produttore Richard Raymond ha però scelto una strada decisamente insolita: togliere immediatamente ogni dubbio.

Heart of the Beast, fonte: Paramount Pictures

Il cane non muore. Prego”, aveva assicurato pubblicamente Raymond mesi prima dell'arrivo del film nelle sale. Una rivelazione fatta intenzionalmente, perché il produttore era perfettamente consapevole di quanto il destino di Odin potesse diventare una preoccupazione per una parte del pubblico. Anche David Ayer ha deciso di non giocare con il mistero. Intervistato da GQ e interrogato proprio sul rischio di diventare “il cattivo” agli occhi degli spettatori qualora fosse successo qualcosa a Odin, il regista ha anticipato senza esitazioni che il cane sarebbe sopravvissuto.

Il film stesso, del resto, elimina molto presto qualsiasi dubbio. Come evidenziato nelle recensioni pubblicate in vista dell'uscita, Heart of the Beast si apre mostrando Odin che riesce a tornare alla civiltà. Gran parte della storia viene quindi raccontata attraverso un lungo flashback: il pubblico sa praticamente dall'inizio che il cane riuscirà a sopravvivere, mentre rimane aperta un'altra domanda, quella relativa al destino di James.

Questo non significa che Odin trascorra un'avventura tranquilla ed anzi al contrario il pastore tedesco viene trascinato insieme al suo padrone attraverso una serie di situazioni estremamente pericolose. Heart of the Beast mette i due protagonisti contro la natura selvaggia, tra tempeste, lupi, orsi e un viaggio nel quale entrambi vengono spinti continuamente al limite. Ed è proprio il rapporto tra James e Odin a rappresentare il cuore del film.

Heart of the Beast, fonte: Paramount Pictures

David Ayer ha spiegato che, nonostante la sua lunga esperienza con storie decisamente violente, questa volta voleva realizzare qualcosa di molto più emotivo. Il regista ha raccontato di aver mostrato Heart of the Beast ad alcuni amici abituati a film duri e di averli visti commuoversi davanti alla storia. Odin, inoltre, non è soltanto il risultato degli effetti visivi. A interpretarlo principalmente è Uber, un vero pastore tedesco da soccorso alpino proveniente dalla Nuova Zelanda. Sul set è stato affiancato da altri tre cani, Seeka, Ryker e Hondo, utilizzati per determinate scene e abilità.

Una scelta che sembra aver funzionato, considerando che diverse delle prime recensioni hanno individuato proprio nel rapporto tra Pitt (pronto a tornare nel sequel di World War Z) e il suo compagno a quattro zampe uno degli elementi più riusciti del film. Heart of the Beast può quindi mettere alla prova gli spettatori più sensibili e portare Odin molto vicino al pericolo, ma almeno su una cosa è possibile stare tranquilli ancora prima di entrare in sala: il cane arriva vivo alla fine della sua durissima avventura.

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