Il documentario su Melania Trump viene distrutto dalla critica, ma il pubblico lo adora
Melania documentario: 99% pubblico vs 7% critica su Rotten Tomatoes. Record storico di divario, polemiche sui bot e flop da 40 milioni. La storia completa.
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C'è un documentario che sta facendo parlare di sé non tanto per il suo contenuto, quanto per un fenomeno senza precedenti nella storia di Rotten Tomatoes. Melania, il film diretto da Brett Ratner dedicato alla First Lady Melania Trump, ha creato il più grande divario mai registrato tra critica e pubblico sulla celebre piattaforma di aggregazione recensioni. Il 7% di approvazione dalla critica contro un 99% dal pubblico. Un abisso che ha sollevato interrogativi, teorie complottiste e persino l'attenzione di Jimmy Kimmel.
L'ipotesi dei bot sostenuti da ambienti MAGA è stata ventilata pubblicamente quando il conduttore Jimmy Kimmel, nel suo monologue del 4 febbraio su Jimmy Kimmel Live, ha ironizzato sulla situazione. "Il punteggio del pubblico per Melania è positivo al 99%, ovvero l'1% in più de Il Padrino. E sono sicuro che Donald J. Corleone non abbia avuto nulla a che fare con questo", ha scherzato il presentatore, alludendo a possibili interferenze da parte dell'ex presidente Donald Trump.
Come si spiega allora questo fenomeno? La risposta più plausibile è di natura sociologica. Chi decide di andare in sala a vedere un documentario su Melania Trump probabilmente appartiene già alla base elettorale di Donald Trump e vede nel film un'opportunità per manifestare sostegno politico attraverso una recensione positiva. In altre parole, il pubblico è auto-selezionato: non si tratta di spettatori casuali o neutrali, ma di persone già favorevolmente predisposte verso il soggetto del documentario.
Rolling Stone ha certificato che questo rappresenta "il più grande divario tra recensioni di critica e pubblico nella storia di Rotten Tomatoes", un primato che riflette la polarizzazione politica americana più che la qualità cinematografica dell'opera. Il caso Melania diventa così uno specchio della frattura culturale che attraversa gli Stati Uniti, dove persino una piattaforma di recensioni cinematografiche diventa campo di battaglia ideologico.
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