Il documentario su Melania Trump viene distrutto dalla critica, ma il pubblico lo adora
Melania documentario: 99% pubblico vs 7% critica su Rotten Tomatoes. Record storico di divario, polemiche sui bot e flop da 40 milioni. La storia completa.
C'è un documentario che sta facendo parlare di sé non tanto per il suo contenuto, quanto per un fenomeno senza precedenti nella storia di Rotten Tomatoes. Melania, il film diretto da Brett Ratner dedicato alla First Lady Melania Trump, ha creato il più grande divario mai registrato tra critica e pubblico sulla celebre piattaforma di aggregazione recensioni. Il 7% di approvazione dalla critica contro un 99% dal pubblico. Un abisso che ha sollevato interrogativi, teorie complottiste e persino l'attenzione di Jimmy Kimmel.
Il documentario, distribuito da Amazon MGM e uscito nelle sale statunitensi il 30 gennaio, raccoglie attualmente 46 recensioni professionali che lo stroncano quasi all'unanimità. Dall'altra parte, oltre mille recensioni verificate di spettatori che hanno effettivamente acquistato un biglietto lo celebrano con un punteggio superiore persino a quello de Il Padrino, che si ferma al 98%. Una discrepanza talmente stridente da sembrare impossibile, al punto da far nascere il sospetto che dietro ci fosse una manipolazione organizzata attraverso bot.
L'ipotesi dei bot sostenuti da ambienti MAGA è stata ventilata pubblicamente quando il conduttore Jimmy Kimmel, nel suo monologue del 4 febbraio su Jimmy Kimmel Live, ha ironizzato sulla situazione. "Il punteggio del pubblico per Melania è positivo al 99%, ovvero l'1% in più de Il Padrino. E sono sicuro che Donald J. Corleone non abbia avuto nulla a che fare con questo", ha scherzato il presentatore, alludendo a possibili interferenze da parte dell'ex presidente Donald Trump.
Le voci si sono fatte talmente insistenti che Versant, la società madre di Rotten Tomatoes, è stata costretta a rilasciare una dichiarazione ufficiale. In una nota a Variety, l'azienda ha categoricamente negato qualsiasi manipolazione: "Non c'è stata alcuna manipolazione da bot sulle recensioni del pubblico per il documentario Melania. Le recensioni visualizzate nel Popcornmeter sono recensioni VERIFICATE, il che significa che è stato verificato che gli utenti abbiano acquistato un biglietto per il film". Il sistema di verifica di Rotten Tomatoes, introdotto proprio per combattere il fenomeno delle recensioni false, richiede la prova d'acquisto del biglietto prima di permettere la pubblicazione di una valutazione.
Come si spiega allora questo fenomeno? La risposta più plausibile è di natura sociologica. Chi decide di andare in sala a vedere un documentario su Melania Trump probabilmente appartiene già alla base elettorale di Donald Trump e vede nel film un'opportunità per manifestare sostegno politico attraverso una recensione positiva. In altre parole, il pubblico è auto-selezionato: non si tratta di spettatori casuali o neutrali, ma di persone già favorevolmente predisposte verso il soggetto del documentario.
Rolling Stone ha certificato che questo rappresenta "il più grande divario tra recensioni di critica e pubblico nella storia di Rotten Tomatoes", un primato che riflette la polarizzazione politica americana più che la qualità cinematografica dell'opera. Il caso Melania diventa così uno specchio della frattura culturale che attraversa gli Stati Uniti, dove persino una piattaforma di recensioni cinematografiche diventa campo di battaglia ideologico.
Dal punto di vista commerciale, nonostante l'entusiasmo del pubblico di riferimento, Melania si sta rivelando un disastro finanziario per Amazon MGM. Il documentario ha avuto il miglior debutto per un film del genere negli ultimi dieci anni, incassando 7 milioni di dollari nel primo weekend domestico e raggiungendo i 10 milioni a livello mondiale. Un risultato che sembrerebbe positivo, se non fosse per i costi di produzione e marketing. Amazon MGM ha investito 40 milioni di dollari per realizzare il film e altri 35 milioni per promuoverlo. Quel che è certo è che Melania, indipendentemente dal suo valore documentaristico, ha già conquistato un posto nella storia di Rotten Tomatoes come il caso più eclatante di divergenza tra critica e pubblico. Un primato che racconta più della società contemporanea che del cinema stesso.