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Il legame segreto tra Dolly Parton e Buffy L'Ammazzavampiri: la verità rivelata dopo la morte

Dolly Parton è stata produttrice non accreditata di Buffy per 7 stagioni tramite Sandollar Productions. Una rivelazione che sorprende i fan della serie cult.

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Ci sono rivelazioni che hanno il potere di riscrivere la storia della televisione che amiamo. O almeno di aggiungere capitoli che nessuno sapeva esistessero. La notizia che Dolly Parton, leggenda vivente della musica country, sia stata produttrice non accreditata di Buffy l'ammazzavampiri per tutte le sue sette stagioni ha colto di sorpresa anche i fan più accaniti della serie cult.

La scoperta è emersa quando, nel gennaio 2024, la cantante di Jolene ha rilasciato un'intervista a Business Insider parlando di un possibile reboot della serie. Dolly ha dichiarato che stavano ancora lavorando al progetto, pensando di riportarlo in vita e rinnovarlo. Ma per molti, la vera notizia non era il ritorno di Buffy quanto piuttosto il ruolo inaspettato della Parton nella serie originale.

La connessione tra la regina del country e la cacciatrice di vampiri passa attraverso Sandollar Productions, la casa di produzione co-fondata dalla stessa Dolly Parton. Questa società ha contribuito in modo determinante a far decollare lo show che, tra il 1997 e il 2002, ha ridefinito il genere del fantasy televisivo con Sarah Michelle Gellar nei panni della protagonista, affiancata da un cast che includeva Alyson Hannigan, Anthony Head e David Boreanaz.

Le reazioni sui social media sono state immediate e cariche di stupore. Migliaia di utenti hanno confessato di aver visto ogni episodio di Buffy multiple volte senza mai realizzare che dietro le quinte ci fosse la mano di Dolly Parton. Tweet come "Ero vecchio quanto oggi quando ho scoperto che Dolly Parton ha co-prodotto tutte e sette le stagioni di Buffy" o "Dolly Parton essere una produttrice di Buffy the Vampire Slayer mi sta un po' scioccando" hanno invaso i social network, testimoniando quanto questa informazione fosse rimasta nell'ombra.

La spiegazione di questo mistero sta nella natura del contributo di Dolly: un ruolo da produttrice non accreditata, discreto ma fondamentale. Sarah Michelle Gellar stessa ha raccontato a Jimmy Fallon come all'inizio ricevessero regali di Natale con il nome della Parton, ma l'attrice pensava che la leggenda della musica non sapesse nemmeno chi fosse. Poi, un giorno, qualcuno chiese a Dolly della serie e lei elogiò sia lo show che la performance della Gellar. "Ho pensato, 'oh, posso morire ora! Dolly Parton sa chi sono e pensa che io sia brava'", ha ricordato l'attrice.

C'è persino un dettaglio che conferma quanto la Parton fosse coinvolta nel progetto: la data di nascita di Buffy Summers, il personaggio principale, è stata fissata al 19 gennaio, lo stesso giorno del compleanno di Dolly Parton. Un tributo nascosto in bella vista, che solo ora acquista pieno significato.

Per quanto riguarda il reboot, le notizie sono più controverse. Nel 2018 si parlò per la prima volta di una nuova versione della serie, e successivamente si seppe che la regia sarebbe stata affidata a Chloé Zhao, nominata agli Oscar per Nomadland. Il progetto prevedeva il ritorno a Sunnydale con una nuova cacciatrice interpretata da Ryan Kiera Armstrong, mentre Sarah Michelle Gellar avrebbe assunto un ruolo da mentore.

Tuttavia, all'inizio del 2026, la stessa Gellar ha rivelato che il reboot era stato definitivamente archiviato. L'attrice ha parlato di una "battaglia in salita" affrontata fin dal primo giorno, lasciando intendere difficoltà produttive e creative che hanno portato all'abbandono del progetto. Le dichiarazioni di Dolly Parton sulla possibilità di "riportarlo in vita e rinnovarlo" potrebbero riferirsi a un nuovo tentativo o semplicemente a discussioni ancora in corso, ma al momento non ci sono conferme ufficiali.

Quello che resta è la scoperta di un legame improbabile e affascinante tra due mondi apparentemente distanti: la musica country e il gotico televisivo degli anni Novanta. Dolly Parton, con la sua capacità imprenditoriale e il suo fiuto per i progetti vincenti, ha contribuito a creare uno dei fenomeni televisivi più duraturi della cultura pop. E lo ha fatto senza fanfare, senza credits in primo piano, lasciando che fosse l'opera a parlare.

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