Il maestro che ha cambiato la musica italiana: il biopic di Franco Battiato racconta il viaggio dell'uomo e dell'artista

Prima al cinema e poi in tv, il racconto di una delle più grandi icone della musica italiana.

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Franco Battiato torna sul grande schermo con un biopic che promette di restituire la profondità, la grazia e il mistero di un artista che ha attraversato la musica italiana come un meteorite luminoso.

Franco Battiato. Il lungo viaggio, diretto da Renato De Maria e interpretato da Dario Aita, arriva nelle sale come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio 2026, prima di approdare su Rai 1. Un appuntamento che non è solo cinematografico, ma emotivo: un’occasione per ripercorrere la vita di un uomo che ha trasformato la canzone in un territorio di ricerca spirituale, filosofica e sonora.

Perché il biopic di Franco Battiato è imperdibile

Il film segue l’intera parabola umana e artistica del maestro siciliano, dagli anni dell’infanzia in Sicilia al trasferimento a Milano negli anni Settanta, quando la sua inquietudine creativa lo spinge verso la sperimentazione elettronica e le prime collaborazioni decisive. La narrazione attraversa le sue metamorfosi musicali, dalle avanguardie al pop colto, dalle meditazioni orientali alle incursioni nella lirica, fino al ritorno nella sua terra, luogo simbolico di un percorso che non ha mai smesso di interrogare il senso dell’esistenza. Dario Aita veste i panni di Battiato con un’interpretazione che punta a restituire non solo la somiglianza fisica, ma soprattutto la postura interiore, quel modo unico di stare nel mondo che ha reso l’artista una figura irripetibile.

La regia di De Maria sceglie un tono contemplativo, quasi mistico, alternando momenti musicali a passaggi più intimi, come se il film stesso fosse un viaggio iniziatico. La sceneggiatura di Monica Rametta evita la cronologia rigida e preferisce un racconto che segue il filo delle trasformazioni, delle epifanie e delle cadute, cercando di avvicinarsi all’essenza di un uomo che ha sempre rifiutato le etichette. Il risultato è un ritratto che non si limita a ricostruire una carriera, ma prova a entrare nella dimensione più segreta di un artista che ha fatto della ricerca la sua cifra distintiva.

La carriera di Battiato, scomparso il 18 maggio 2021, resta una delle più sorprendenti e rivoluzionarie della musica italiana. Ha attraversato generi e linguaggi con una libertà che pochi hanno saputo permettersi, passando dall’elettronica sperimentale al pop filosofico, dalla musica colta alla meditazione orientale, senza mai perdere autenticità. Ha scritto canzoni che sono diventate patrimonio collettivo, ma ha anche composto opere liriche, dipinto, diretto film, esplorato territori spirituali e culturali con una curiosità inesauribile. La sua voce, spesso definita “distante”, ha accompagnato generazioni diverse, diventando un punto di riferimento per chi cercava nella musica non solo intrattenimento, ma una forma di conoscenza.

Photo courtesy of the official Rai Uno Instagram account

Il suo impatto sulla cultura italiana è ancora evidente. Le sue canzoni continuano a essere ascoltate, studiate, reinterpretate. La sua capacità di unire melodie popolari e riflessioni profonde lo rende un artista ancora attuale, soprattutto in un’epoca in cui la musica tende a consumarsi rapidamente. Battiato ha dimostrato che si può parlare di spiritualità, filosofia, politica e amore senza rinunciare alla leggerezza, e che la complessità può convivere con la semplicità. La sua eredità vive nelle nuove generazioni di cantautori che guardano a lui come a un maestro di libertà creativa.

Il biopic arriva in un momento in cui il cinema e la televisione stanno riscoprendo le grandi figure della musica italiana, ma il caso di Battiato è diverso: la sua storia non è solo quella di un artista, ma quella di un uomo che ha cercato un senso più alto attraverso l’arte. Il film di De Maria prova a restituire questa tensione, mostrando come ogni fase della sua vita sia stata un tassello di un percorso più ampio, un viaggio che non si è mai concluso davvero.

La sua attualità si percepisce anche nel modo in cui il pubblico continua a cercarlo. Le sue parole risuonano ancora come bussola in un tempo incerto, e la sua musica resta un rifugio per chi desidera uno sguardo più profondo sulla realtà. Il lungo viaggio non è solo un omaggio, ma un invito a tornare a interrogarsi, a lasciarsi attraversare dalla bellezza e dalla complessità del suo pensiero. Un film che celebra un artista che ha saputo trasformare la musica in un cammino interiore e che continua, anche dopo la sua morte, a indicare una direzione.

Cover Photo: courtesy of the official Rai Uno Instagram account.

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