Il mago del Cremlino: Jude Law e Paul Dano, le due facce del potere
Il mago del Cremlino è costruito sulle interpretazioni di Jude Law e Paul Dano: il primo presta il volto a Vladimir Putin, il secondo all’artefice della sua ascesa politica.
Lo Zar e il suo Rasputin: è il paragone adottato dallo stesso Vadim Baranov, il protagonista de Il mago del Cremlino, per introdurre il proprio rapporto con Vladimir Putin, di cui Baranov avrebbe favorito l’ascesa al vertice della Repubblica Russa al tramonto del turbolento decennio di Boris Yeltsin. Nei cinema italiani da giovedì 12 febbraio per 01 Distribution, dopo la presentazione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e il recente debutto nelle sale francesi (dove finora ha registrato cinquecentomila spettatori), il nuovo film di Olivier Assayas ripercorre tre decenni di storia della Russia contemporanea dalla prospettiva di un personaggio fittizio, ma ispirato alla reale figura di Vladislav Surkov, uno dei principali strateghi del regime putiniano.
A interpretare Vadim Baranov, voce narrante di questo adattamento dell’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, è il quarantunenne Paul Dano, uno degli attori più versatili del cinema americano, mentre a prestare il volto a Vladimir Putin è l’inglese Jude Law, cinquantatré anni da poco compiuti e qui alle prese con un ruolo assai lontano rispetto a quelli che l’hanno imposto fra i divi più popolari della sua generazione. Se i primi quaranta minuti del film, ambientati subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, vedono Baranov al centro della trama, l’entrata in scena di Putin segna una svolta fondamentale nel racconto, trasformando Il mago del Cremlino in un raggelante saggio sui meccanismi del potere e della propaganda applicati al ventunesimo secolo, fin quasi ai giorni nostri.Lo spietato Zar Putin di un glaciale Jude Law
Al di là dell’apporto del trucco per delineare una discreta somiglianza con il dittatore russo, il ritratto offerto da Jude Law è sapientemente misurato: il suo Vladimir Putin non si concede alcun accenno di istrionismo, mantenendo una compostezza increspata solo a tratti dal risentimento o dalla rabbia. Si tratta, in tal senso, di una performance piuttosto atipica, se considerata all’interno della vasta filmografia della star de Il talento di Mr. Ripley e Ritorno a Cold Mountain. Qui, infatti, Law rinuncia tanto al sex appeal sfrontato della maggior parte dei propri ruoli, quanto al carisma conferito talvolta ai suoi personaggi più sinistri ed ambigui: dal dottor Friedrich Ritter del recente Eden di Ron Howard a Lenny Belardo, il fittizio Pontefice al cuore della serie TV The Young Pope.
Nel progetto seriale firmato nel 2016 da Paolo Sorrentino (e proseguito nel 2020 con The New Pope), Jude Law incarnava un altro “uomo di potere”, sfoderando però un magnetismo luciferino dalle venature fortemente ironiche. Lo Zar Putin de Il mago del Cremlino si pone al polo opposto: è un politico ammantato di una freddezza granitica, la cui severità statuaria funge da contraltare alla goffaggine grottesca del suo predecessore Boris Yeltsin, mostrato nel film nel pieno di un decadimento fisico e mentale provocato dall’abuso di alcol, mentre tenta faticosamente di registrare un messaggio alla nazione, biascicando sillabe sconnesse. Putin, ex ufficiale del KGB, viene individuato come suo successore proprio in virtù delle differenze da Yeltsin: un nuovo modello di leader per una Russia che, da lì in poi, sprofonderà in un’inarrestabile deriva autoritaria.La maschera di normalità dello ‘stregone’ di Paul Dano
Accanto al Putin di Jude Law, l’autentico protagonista de Il mago del Cremlino resta però Vadim Baranov: un uomo dall’apparenza decisamente ‘ordinaria’, la cui intelligenza machiavellica è filtrata dalla maschera mansueta e sorridente di Paul Dano. Scoperto dal grande pubblico nel 2006 per la sua partecipazione a Little Miss Sunshine, commedia cult di Jonathan Dayton e Valerie Faris (che lo dirigeranno poi anche nel sottovalutato Ruby Sparks), l’attore newyorkese ha raccolto i maggiori consensi della propria carriera grazie al ruolo di un altro personaggio dall’astuzia affilata: Eli Sunday, il predicatore religioso con cui si scontrava il magnate di Daniel Day-Lewis nel capolavoro del 2007 di Paul Thomas Anderson, Il petroliere. Eppure, i ritratti di Eli Sunday e di Vadim Baranov non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro.
Se Eli è l’idolo della piccola comunità rurale di Little Boston, la cui capacità di fascinazione sui fedeli va ricondotta a un atteggiamento all’occorrenza mellifluo o alquanto teatrale (con tanto di pseudo-esorcismi), Baranov rimane rigorosamente dietro le quinte e sotto le righe. Paul Dano lo dipinge come un antieroe volutamente dimesso, tanto da essere lasciato dall’amata Ksenia (Alicia Vikander) in favore di un ‘rivale’, l’eccentrico miliardario Dmitri Sidorov (Tom Sturridge), in tutto e per tutto complementare a Baranov. Perché il potere, nel film di Assayas, non risiede nelle mani di un canonico villain shakespeariano, ma nella bonarietà placida e rassicurante di Paul Dano: il “mago” del titolo ha le sembianze di un tipico everyman, e non c’è alcun ghigno mefistofelico a metterci in guardia dalla natura perversa della sua stregoneria.