FILM

Il silenzio degli innocenti, Jodie Foster non era la prima scelta per Clarice Starling: il retroscena

Una superstar hollywoodiana rifiutò 'Il silenzio degli innocenti' spianando la strada a Jodie Foster. Storia della scelta di cast che ridefinì un capolavoro

Condividi

A oltre tre decenni dal suo debutto nelle sale, Il silenzio degli innocenti continua a rappresentare una pietra miliare insuperata del thriller psicologico. Unico film della storia del cinema dell'orrore capace di conquistare i "Big Five" agli Oscar — tra cui Miglior Film, Miglior Regia e le statuette ai protagonisti —, il capolavoro firmato da Jonathan Demme deve tuttavia la sua immortale potenza espressiva a un rocambolesco incastro di casting, culminato nel rifiuto di una diva e nell'ostinazione di un'esordiente già premio Oscar.

Pochi ricordano, infatti, che la figura dell'agente speciale Clarice Starling non fu concepita originariamente per l'interpretazione asciutta e viscerale di Jodie Foster. Un vero e proprio momento Sliding Doors che avrebbe potuto consegnare alla storia del cinema un'opera completamente diversa.

Il rifiuto di Michelle Pfeiffer e il dubbio di Jonathan Demme

La prima scelta assoluta del regista fu Michelle Pfeiffer, reduce dai trionfi di Scarface e Le relazioni pericolose. Demme vedeva nella Pfeiffer la perfetta incarnazione della vulnerabilità, ma l'attrice declinò la parte dopo un'attenta lettura dello script.

Jodie Foster ne Il silenzio degli innocenti (Orion Pictures)

Come la stessa star avrebbe rivelato anni più tardi, a spaventarla non fu la complessità emotiva, bensì l'oscurità del finale: la vittoria strisciante e impunita del male incarnato da Hannibal Lecter la rese a disagio, spingendola a declinare la proposta.

Di fronte al no della Pfeiffer e dopo il rifiuto di Meg Ryan, Demme tentò la strada di un'allora poco nota Laura Dern. Nel frattempo, Jodie Foster — reduce dal successo di Sotto accusa e folgorata dal romanzo originale di Thomas Harris — si batteva con ferocia per ottenere un provino.

"All'inizio non credevo affatto a Jodie in quel ruolo," avrebbe ricordato il regista durante una retrospettiva all'Austin Film Festival. "Mi sembrava una persona fin troppo ordinaria per quella figura. Fu lo studio a insistere affinché la incontrassi di nuovo. Soltanto quando iniziammo a girare compresi la sua dedizione totale, e me ne innamorai artisticamente."

Se Michelle Pfeiffer avrebbe infuso al personaggio la propria magnetica presenza scenica e una naturale eleganza Hollywoodiana, la scelta della Foster spostò l'asse dell'opera verso il realismo più crudo. La sua Clarice Starling era una giovane donna cresciuta in provincia, sobria nello stile, costretta a muoversi in un ambiente investigativo maschilista e ostile con la sola forza dell'intelletto.

Quella posa controllata, messa a nudo dai feroci dialoghi psicologici condotti da Anthony Hopkins attraverso il vetro della cella, permise di costruire un registro narrativo irripetibile. Un'impronta talmente marcata che, quando dieci anni più tardi fu girato il sequel Hannibal, nemmeno un'attrice del calibro di Julianne Moore riuscì a eguagliare la chimica originale.

Continua a leggere su BadTaste