Il trono di spade: Emilia Clarke dice addio al fantasy, i motivi della sua scelta radicale

Emilia Clarke dice addio al fantasy e non tornerà mai più in Il trono di spade. L'attrice spiega perché ha chiuso per sempre con i draghi e con Daenerys Targaryen.

Condividi
TV

Per quasi un decennio, Emilia Clarke ha incarnato Daenerys Targaryen, la Madre dei Draghi, trasformando un personaggio letterario in un'icona della cultura pop globale. Dal 2011 al 2019, il suo volto è diventato sinonimo di Il trono di spade, la serie che ha ridefinito il genere fantasy televisivo e conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo. Eppure, nonostante questo legame indissolubile con uno dei ruoli più amati della televisione moderna, l'attrice britannica ha preso una decisione che sorprenderà molti fan: non tornerà mai più a recitare nel genere fantasy.

In una recente intervista con il New York Times, Clarke ha dichiarato senza mezzi termini: "È altamente improbabile che mi vedrete salire su un drago, o anche solo nello stesso fotogramma di un drago, mai più". Parole definitive, che chiudono un capitolo importante della sua carriera e che inevitabilmente sollevano interrogativi sul rapporto dell'attrice con l'universo che l'ha resa famosa.

La scelta di allontanarsi dal fantasy non arriva dal nulla. Clarke ha sempre mantenuto un rapporto complesso con il finale di Il trono di spade, uno degli epiloghi televisivi più discussi e divisivi della storia recente. La trasformazione di Daenerys da liberatrice idealista a "Regina Folle" ha spaccato il pubblico, generando reazioni contrastanti che ancora oggi alimentano dibattiti appassionati tra i fan della serie.

Il trono di Spade - Prime Video



L'attrice stessa ha riconosciuto pubblicamente questa frattura: "Capisco perché la gente si sia incazzata". Una frase che rivela empatia verso i fan delusi, ma che al contempo sottolinea la professionalità con cui ha affrontato un finale che probabilmente non l'ha convinta del tutto. Clarke ha infatti spiegato che come attrice non può rendere giustizia a un personaggio in cui ha versato "sangue, sudore e lacrime per un decennio" senza allinearsi completamente alla visione degli showrunner, cosa che ha fatto nella sua performance, a prescindere dalle sue opinioni personali.

Questa capacità di separare il giudizio artistico dall'impegno professionale dimostra la maturità di un'interprete che ha dovuto gestire pressioni enormi, aspettative globali e il peso di portare sulle spalle uno dei personaggi femminili più complessi della televisione contemporanea. Il prezzo di questo impegno, tuttavia, sembra essere stato alto, al punto da spingerla a voltare definitivamente pagina rispetto al genere che l'ha consacrata.

Il prossimo capitolo di questa reinvenzione professionale si chiama Ponies, una serie spy thriller ambientata nella Mosca del 1977 che debutterà su Peacock il 15 gennaio con tutti gli otto episodi disponibili contemporaneamente. Clarke interpreta Bea, una donna che insieme all'amica Twila diventa un'agente della CIA dopo la misteriosa morte dei rispettivi mariti. Si tratta del suo primo ruolo da protagonista in una serie televisiva dopo il trono di spade, una scelta che l'attrice ha meditato a lungo.

"So cosa significa quell'impegno", ha ammesso Clarke, riferendosi alla dedizione totale richiesta da un ruolo principale in una serie tv. La decisione di accettare Ponies è arrivata anche grazie all'approccio dei creatori Susanna Fogel e Davis Iserson, che le hanno offerto la possibilità di scegliere tra i due personaggi femminili principali. "Mi stavano dando una voce, cosa che non sempre accade", ha spiegato l'attrice, sottolineando l'importanza di sentirsi parte attiva delle scelte creative, forse un aspetto che è mancato nella fase finale di Il trono di spade.

C'è anche un elemento personale in questa scelta. Durante le riprese di Il trono di spade, Clarke ha affrontato due aneurismi cerebrali che avrebbero potuto ucciderla, un'esperienza traumatica che ha condiviso pubblicamente solo anni dopo. Quella serie le ha dato la fama globale, ma le ha anche chiesto sacrifici immensi, fisici ed emotivi. Forse l'addio al fantasy è anche un modo per chiudere con un capitolo doloroso della sua vita, oltre che della sua carriera.

Fonte / NYTimes.com
Continua a leggere su BadTaste