Il trucco di Sinners porta l’horror nella realtà: come sono nati i vampiri candidati all’Oscar
Sinners ha ottenuto 16 nomination agli Oscar, tra cui quella per il Miglior Trucco, grazie alla tecnica del tapetum lucidum sviluppata dal team.
Quando si parla di film sui vampiri, l’immaginario corre subito verso effetti digitali spettacolari. Sinners, invece, ha scelto la strada opposta, ossia rendere l’orrore credibile, tangibile, quasi documentaristico. Il risultato è valso al film 16 nomination agli Oscar, tra cui quella per il Miglior Trucco e Acconciatura.
Sinners, diretto, scritto e prodotto da Ryan Coogler, è stato candidato in tutte le categorie tecniche below-the-line, oltre a ottenere nomination per tre attori e per lo stesso Coogler. La candidatura per il trucco rappresenta un riconoscimento particolare dell’approccio artigianale del regista, che privilegia effetti pratici realizzati direttamente sul set.
Coogler ha citato come riferimenti film come Lo squalo, La cosa e Green Room, thriller del 2015 diretto da Jeremy Saulnier. Proprio Green Room era stato uno dei primi lavori significativi di Fontaine e, anni dopo, è stato uno dei motivi che hanno spinto Coogler a coinvolgerlo nel progetto.
L’idea era “alzare il volume” dell’orrore senza perdere l’ancoraggio alla realtà biologica. Anche quando il racconto entra nel soprannaturale, sensazione di trovarsi in uno spazio chiuso dove ciò che accade potrebbe davvero succedere.
Uno degli elementi più innovativi riguarda gli occhi dei vampiri. Coogler aveva inserito in sceneggiatura un riferimento al tapetum lucidum, lo strato riflettente presente negli animali notturni che fa brillare i loro occhi al buio. Per ottenere questo effetto, la designer di lenti a contatto Christina Patterson ha lavorato per anni allo sviluppo di lenti riflettenti mostrate per la prima volta in Sinners.
Le lenti, però, non erano semplici da gestire. Secondo Fontaine, limitavano la vista e rendevano i movimenti più rischiosi, infatti lo stesso truccatore è inciampato durante un provino mentre le indossava. Gli attori hanno affrontato sessioni di trucco lunghe e complesse.
Jack O’Connell, ad esempio, ha lavorato con una dentiera ingombrante che gli impediva di mangiare, dita prostetiche troppo lunghe per compiere gesti quotidiani, lenti che offuscavano la vista e una placca metallica fissata alla testa con tubi per effetti di fumo e sangue lungo la schiena. Nonostante le difficoltà, secondo Fontaine l’attore non si è mai lamentato.
Questo caso dimostra come il trucco cinematografico non sia un semplice elemento decorativo, ma una componente narrativa fondamentale. In Sinners, la credibilità degli effetti speciali pratici rafforza l’empatia verso i personaggi e rende l’orrore più vicino allo spettatore. Studiare questo esempio aiuta a comprendere quanto ricerca, sperimentazione tecnica e collaborazione tra reparti siano decisive per trasformare un’idea di sceneggiatura in un’esperienza visiva potente e premiata ai massimi livelli.