Il West di Sergio Corbucci compie 60 anni: da oggi al cinema, Django, il cult con Franco Nero che rivoluzionò il western
Django di Sergio Corbucci torna al cinema da oggi, 16 giugno, in 4K. Il cult western con Franco Nero che rivoluzionò il genere 60 anni fa e influenzò Tarantino.
A sessant'anni esatti dalla sua uscita originale, Django si prepara a riconquistare il grande schermo. Da oggi, 16 giugno 2026, il capolavoro di Sergio Corbucci con Franco Nero tornerà nelle sale italiane in una versione restaurata in 4K che promette di restituire nuova vita a uno dei film più influenti della storia del cinema. Non un semplice recupero nostalgico, ma l'occasione per riscoprire un'opera che ha letteralmente riscritto le regole del western, influenzando generazioni di registi in tutto il mondo.
Quando Django arrivò nei cinema nel 1966, l'Italia viveva l'epoca d'oro del western. La Trilogia del dollaro di Sergio Leone aveva già stravolto i canoni del genere hollywoodiano, ma Corbucci scelse di spingersi ancora oltre, in territori molto più oscuri e perturbanti. Se Leone aveva romanticizzato il West americano con i suoi eroi cinici ma carismatici e le sue distese desertiche bagnate dal sole, Corbucci optò per una strada radicalmente diversa.
Il regista costruì un universo dominato dal fango, dalla pioggia, dalla disperazione. Un West sporco, claustrofobico, privo di qualsiasi traccia di romanticismo. Le praterie soleggiate lasciarono spazio a paesaggi desolati e fangosi, le ambientazioni aperte a villaggi opprimenti dove la violenza esplode in tutta la sua crudezza. Non c'è spazio per l'eroismo tradizionale in questo mondo: solo vendetta, corruzione morale e brutalità senza filtri.
Al centro di tutto c'è lui: Django, interpretato da un Franco Nero poco più che ventenne ma già magnetico. L'immagine del pistolero che trascina una misteriosa bara attraverso una landa desolata è entrata nell'immaginario collettivo, diventando una delle sequenze più iconiche della storia del cinema. Non è un caso che quella figura spettrale, avvolta nel suo poncho, continui a essere citata e omaggiata decenni dopo.
A differenza del tipico eroe del western, Django è un uomo tormentato, devastato dal dolore, mosso da un desiderio di vendetta che lo consuma. Si muove in un mondo popolato da personaggi altrettanto corrotti: il maggiore Jackson, interpretato da Eduardo Fajardo, leader di una banda di fanatici razzisti, e il rivoluzionario Rodriguez, dato volto da José Bodalo, rappresentano due facce della stessa medaglia di brutalità e opportunismo.
L'eredità di Django è incalcolabile. Il film non solo lanciò Franco Nero nell'olimpo delle star internazionali, ma ispirò decine di sequel non ufficiali, innumerevoli imitazioni e omaggi espliciti da parte di registi di tutto il mondo. Quentin Tarantino, che al film di Corbucci ha dedicato il suo Django Unchained (ed è in lavorazione anche un sequel-crossover relativo all'universo di Django, basato su un fumetto di Tarantino), è solo il più celebre tra i cineasti che hanno dichiarato il proprio debito verso l'opera del maestro italiano.
Il ritorno nelle sale in versione restaurata rappresenta un'opportunità unica. Per chi ha visto Django decenni fa, sarà l'occasione di riscoprire un capolavoro con una qualità tecnica impensabile all'epoca. Per le nuove generazioni, la possibilità di vivere sul grande schermo un'esperienza cinematografica che ha definito un genere e un modo di fare cinema. Perché Django non è semplicemente un western: è un'opera che ha cambiato per sempre il modo di raccontare storie di violenza, vendetta e redenzione.