Internet: contenuti a pagamento?
Hanno suscitato molto interesse le parole di Rupert Murdoch, che sostiene che i contenuti dei suoi giornali online andranno a pagamento. Ma sarà possibile farlo? E cosa dobbiamo aspettarci in Italia?
Fonte: Varie
Ci troviamo in questo momento nel bel mezzo di un dibattito epocale sul valore dei contenuti ed è chiaro a molti giornali che il modello attuale non funziona bene. Noi siamo al centro di questo dibattito e si può ragionevolmente pensare che siamo in prima fila nel trovare un modello che riesca a massimizzare le entrate per i nostri azionisti... Gli attuali giorni di Internet finiranno presto".
Messa così, sembra più Terminator che un magnate della stampa. Il tutto, entro uno o due anni. Eppure, le diverse falle del discorso di Murdoch non sembrano suscitare grande interesse nei commentatori dei quotidianisti. Intanto, il fatto di citare sempre e solo il Wall Street Journal come esempio di contenuto a pagamento di successo è francamente fuorviante. Un conto sono le informazioni economiche, per cui molti addetti ai lavori sono disposti a pagare, un conto è il resto, che non garantisce assolutamente certi risultati. Inoltre, come faceva notare Mike Masnick su Techdirt, soltanto un anno e mezzo fa Murdoch diceva che con i contenuti forniti gratuitamente si potevano fare molti più soldi. Della serie, idee chiare e durature.
Ma l'analisi più interessante la fa Cecil Adams del sito Straight Dope Chicago, specializzato appunto sulla vita di questa città americana. Il sito per un certo periodo è stato parzialmente a pagamento (almeno per chi voleva scrivere, sempre gratuito per chi voleva semplicemente leggere) e la cosa ha in teoria funzionato. Ma come fa notare Adams, si è trattato di entrate basse e che non sono mai aumentate, mentre invece hanno provocato la diminuzione del traffico sul sito. Per questo, si è ritornati a una formula totalmente gratuita. Il giornalista è convinto invece che, con siti giornalistici come il loro, si arriverà a una iperspecializzazione dell'informazione, retta da pubblicità locali.
E in Italia? Beh, noi stiamo all'anno zero, ma questa non dovrebbe essere una sorpresa. Basta leggere cosa ha detto recentemente Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica:
Perdiamo copie, ma i lettori delle pagine web dei giornali aumentano. A quel punto penso che si possa chiedere un piccolo prezzo per l'abbonamento. Non 1 euro ma 10 centesimi, visto che vengono a mancare le spese della carta e della stampa. C'è poi anche la pubblicità, che però non è ancora in grado di fronteggiare le perdite della carta stampata".
Mi viene da dire con una celebre frase, "e se facessimo la guerra e non venisse nessuno"? Messa così, la formula è semplice. Riduciamo i costi di stampa, di distribuzione, di edicolanti e quant'altro e possiamo far pagare dieci centesimi. Sì, ma dieci centesimi per cosa? Per tutto il giornale? Molto improbabile, visto che passare di botto da contenuti completamente gratuiti a una formula esclusivamente a pagamento sarebbe un suicidio. Se ne deduce (ma forse semplicemente in Italia nessuno sta facendo piani seri e si attende di vedere come vanno i quotidiani di Murdoch) quindi che una parte soltanto del sito andrebbe a pagamento. Informazioni ultraspecializzate? Commenti di grandi firme? Difficile dirlo e difficile anche essere sicuri che la gente voglia pagare un prezzo (alto o basso, anche solo il fatto di dare il numero della carta di credito non è uno scherzo).
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