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James Cameron è pronto a lasciare Avatar? Le sue parole mettono in dubbio il futuro della saga

James Cameron riflette sul futuro di Avatar e sulla fase finale della sua carriera: le sue dichiarazioni alimentano i dubbi sui prossimi capitoli della saga.

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Ventuno anni, tanto è durato il viaggio di James Cameron su Pandora, il mondo alieno che ha contribuito a ridefinire il cinema contemporaneo e gli standard tecnologici dell'industria. Ma ora, a 71 anni, il regista di Titanic pare voler guardare oltre la foresta bioluminescente e si pone una domanda che suona quasi esistenziale: quanto tempo mi resta, e come voglio usarlo? In tutto questo Disney non ha ancora dato il via libera alla produzione di Avatar 4 e Avatar 5.

Le date di uscita restano sulla carta – rispettivamente il 21 dicembre 2029 e il 19 dicembre 2031 – ma sono semplici segnaposto, promesse senza fondamenta concrete. E mentre lo studio riflette sul futuro del franchise, Cameron sembra aver già iniziato a guardare altrove. La saga nata nel 2009 ha generato cifre che farebbero girare la testa a chiunque. L'originale Avatar ha totalizzato 2,9 miliardi di dollari al botteghino mondiale, Avatar: La Via dell'Acqua ha raggiunto i 2,3 miliardi. Ma Avatar: Fuoco e Cenere, uscito nel 2025, si è fermato a 1,4 miliardi. Una cifra che qualsiasi altro film considererebbe un trionfo planetario, ma che per gli standard della saga rappresenta un calo significativo. Quasi la metà rispetto al primo capitolo, quasi un miliardo in meno del secondo.

I film di Avatar costano cifre astronomiche da produrre. Richiedono anni di lavorazione, tecnologie all'avanguardia, performance capture estenuanti. Per Disney, la matematica è semplice: devono incassare miliardi per trasformare questi investimenti in profitti. E con i rendimenti in calo, l'incertezza si è fatta strada nelle stanze dei bottoni. Durante un'intervista rilasciata dopo aver ricevuto un prestigioso riconoscimento per le arti in Canada, Cameron ha scelto parole che non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. "Questa è la domanda del momento per me", ha dichiarato.

"L'universo di Avatar va avanti da ventuno anni ormai, dal 2005. Mi sono preso una piccola pausa per costruire un sommergibile e immergermi nel punto più profondo del pianeta, come si fa normalmente, ma poi sono tornato a lavorare su Avatar. Da allora è stato praticamente un percorso senza interruzioni." - James Cameron

Il riferimento al sommergibile non è una battuta, visto che nel 2012, Cameron è effettivamente sceso nella Fossa delle Marianne, a quasi 11 chilometri sotto la superficie dell'oceano, in solitaria. Un'impresa che dice molto sul personaggio: un uomo che non si accontenta di esplorare mondi immaginari sullo schermo, ma vuole toccare con mano gli estremi della realtà fisica. Ora però il regista si trova in quello che definisce uno "stato liminale", una fase di transizione in cui sta mappando l'ultimo atto della sua carriera.

"Questo è il momento in cui guardo il panorama davanti a me e mi chiedo: quali sono le altre storie che voglio raccontare? E quante di queste ho bisogno di dirigere personalmente, rispetto a quelle che potrei limitarmi a scrivere e produrre insieme ad altri registi?" - James Cameron

Il metodo che sta usando il regista per decidere è quasi filosofico:

"Il criterio – e letteralmente me lo sono appuntato nelle ultime due settimane – parte da una domanda scritta a caratteri cubitali in cima al foglio: quale progetto può fare il bene maggiore? Poi ho iniziato a esaminare tutti i progetti a cui tengo di più chiedendomi: in che modo questo migliorerà la nostra condizione? In che modo renderà il mondo migliore per i nostri figli?" - James Cameron

Avatar: Fuoco e Cenere, fonte: 20th Century Studios

Non sono parole buttate lì per fare scena. Cameron ha sempre intrecciato i suoi film con temi ambientali, politici, sociali. Avatar è una parabola sul colonialismo e la distruzione ecologica. The Abyss parlava di pacifismo nucleare, mentre Terminator affrontava i pericoli dell'intelligenza artificiale decenni prima che diventasse un tema mainstream. E ora, quali storie vuole raccontare? Alcuni progetti sono sul tavolo da anni. Il principale è Ghosts of Hiroshima, un film che racconterebbe la storia di Tsutomu Yamaguchi, l'uomo che sopravvisse a entrambe le bombe atomiche sganciate sul Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Cameron ne parla dal 2010 e nel corso del 2024 aveva dichiarato di volerlo girare l'anno successivo, cosa che non è avvenuta. Ma il progetto continua a ronzargli in testa. Poi ci sono altre idee.

Un adattamento di The Devils, romanzo fantasy cupo di Joe Abercrombie. Possibili sequel di Terminator o di Alita: Angelo della Battaglia. Progetti che potrebbero dirigere altri, mentre lui si limita a scrivere e produrre. La domanda che aleggia su tutto è: quanto tempo ha davvero? "Non so se questo ultimo atto durerà un anno o vent'anni", ha ammesso con franchezza. A 71 anni, Cameron non ha tempo da perdere. E forse è proprio questa consapevolezza a spingerlo lontano da Pandora. Ad aprile, la produttrice Rae Sanchini aveva dichiarato che le sceneggiature di Avatar 4 e 5 erano pronte e che il team stava procedendo "a tutta velocità". Ma a maggio, Cameron aveva raffreddato gli entusiasmi parlando di nuove tecnologie che avrebbero potuto permettere di realizzare i due film "in metà del tempo e con due terzi dei costi".

Tecnologie che avrebbero richiesto un anno solo per essere messe a punto. Disney, evidentemente, non ha ancora trovato una soluzione che la convinca e Cameron, da parte sua, sembra sempre meno disposto ad aspettare. Il regista che non ha diretto un film non-Avatar dal Titanic del 1997 potrebbe essere pronto a rompere quel ciclo ventennale. La domanda che resta è cosa significhi tutto questo per il franchise. Avatar 4 e 5 potrebbero ancora vedere la luce, magari con Cameron in veste di produttore e sceneggiatore mentre altri registi prendono il timone. Oppure potrebbero rimanere per sempre sulla carta, storie non raccontate in un universo cinematografico incompiuto. Ventuno anni sono tanti. Ma forse, per un regista che ha sempre guardato oltre l'orizzonte, è arrivato il momento di esplorare nuovi territori.

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