FILM

James Gunn critica l'ossessione per i crossover nel DCU e spiega perché non tutto deve essere collegato

James Gunn critica l'ossessione per i crossover e difende Clayface: ecco perché il regista vuole cambiare il modo di raccontare le storie nel DCU.

Condividi

James Gunn torna a difendere il futuro del DC Universe, e questa volta lo fa rispondendo direttamente a una delle critiche più frequenti rivolte al nuovo universo cinematografico DC. Con l'arrivo nelle sale di Clayface, il film horror dedicato a uno degli avversari più conosciuti di Batman, una parte del pubblico ha iniziato a interrogarsi sulla direzione intrapresa dai DC Studios e, soprattutto, sui collegamenti tra le diverse produzioni. Una discussione che ha spinto il regista di Superman a intervenire personalmente, chiarendo un principio fondamentale della sua strategia: non tutte le storie devono necessariamente preparare qualcosa di più grande per avere un significato.

Il dibattito è nato dalla crescente varietà dei progetti che compongono il DCU. Dopo Superman e Supergirl, il pubblico ha potuto esplorare altri angoli di questo universo attraverso produzioni come Creature Commandos, Peacemaker e Lanterns, fino ad arrivare a Clayface, un film che abbandona le atmosfere più tradizionali dei cinecomic per avvicinarsi al cinema horror. Una scelta che ha suscitato curiosità, ma anche qualche perplessità. Alcuni spettatori, infatti, si chiedono quale sia il filo conduttore tra opere così diverse e verso quale grande evento stia procedendo l'universo condiviso costruito da Gunn e Peter Safran.

A rispondere è stato proprio James Gunn, che attraverso Threads ha spiegato perché ritiene sbagliato giudicare ogni nuovo film esclusivamente in funzione dei suoi possibili collegamenti con quelli successivi. Secondo il regista, il DCU deve essere considerato prima di tutto un universo narrativo nel quale è possibile entrare da punti differenti, esplorando personaggi, epoche e ambientazioni senza dover necessariamente seguire un unico percorso. “Il DCU è semplicemente un universo alternativo: possiamo entrare in qualsiasi luogo o momento e raccontare QUELLA storia”, ha spiegato Gunn.

Clayface, fonte: Warner Bros.

Il regista ha poi espresso con particolare chiarezza il proprio disaccordo nei confronti di una certa concezione degli universi cinematografici condivisi. “Non mi piace l'idea che le singole storie non abbiano significato se non portano a qualcos'altro”. Un'affermazione che riassume perfettamente la sua posizione e che sembra rivolgersi a quella parte del pubblico abituata a cercare in ogni nuovo film indizi, anticipazioni e collegamenti con i prossimi capitoli. Per spiegare meglio il proprio punto di vista, Gunn ha chiamato in causa Star Wars, una delle saghe più importanti della storia del cinema.

Secondo il regista, l'universo creato da George Lucas rappresenta un esempio di come sia possibile raccontare storie differenti all'interno dello stesso mondo narrativo, senza che ciascuna debba necessariamente preparare un evento successivo. Da circa cinquant'anni, infatti, Star Wars continua a espandersi attraverso film, serie televisive, videogiochi e libri, esplorando personaggi e periodi molto distanti tra loro. Gunn ha riconosciuto che la saga di Guerre stellari non presenta la stessa varietà di toni che intende introdurre nel DCU, ma considera comunque il suo modello narrativo particolarmente significativo. Ma questo non significa che i collegamenti tra i film DC siano destinati a scomparire.

Il regista ha voluto chiarire anche questo aspetto, spiegando che esiste una differenza sostanziale tra costruire un universo condiviso e trasformare ogni produzione in un semplice capitolo preparatorio. La cosiddetta Superman Saga, per esempio, è iniziata con Superman e proseguirà attraverso Man of Tomorrow e altri progetti futuri. Questa linea narrativa comprenderà anche personaggi introdotti in altre produzioni del DCU, confermando quindi che le diverse storie continueranno a intrecciarsi. Ma, secondo Gunn, questo non dovrebbe diventare l'unico motivo per cui il pubblico decide di guardarle.

Superman, fonte: Warner Bros.

Ed è proprio qui che entra in gioco Clayface, il nuovo film diretto da James Watkins e interpretato da Tom Rhys Harries. La pellicola racconta la storia di Matt Hagen, un attore la cui carriera viene sconvolta da un evento traumatico che lo lascia sfigurato. Nel tentativo di recuperare il proprio aspetto, l'uomo si sottopone a un trattamento sperimentale dalle conseguenze imprevedibili. Il risultato è una storia che utilizza uno dei personaggi più conosciuti dell'universo di Batman per esplorare temi come l'identità, la trasformazione fisica e la perdita del controllo. Un progetto decisamente diverso da Superman, tanto nelle atmosfere quanto nelle ambizioni narrative e per Gunn è proprio questa diversità a rappresentare uno dei punti di forza del DCU. Il regista ha infatti spiegato che vorrebbe vedere il pubblico interessarsi a Clayface per le qualità del film stesso, anziché soltanto per scoprire dove il personaggio potrebbe ricomparire in futuro.

“Vorrei che le persone andassero a vedere Clayface perché è un grande e divertente film horror a sé stante, non per scoprire dove Clayface apparirà tra tre film”. - James Gunn

Una dichiarazione che non esclude affatto il ritorno del personaggio, ma che chiarisce quale dovrebbe essere, secondo Gunn, il rapporto tra il pubblico e le singole produzioni. Ogni film deve avere una propria identità, anche quando appartiene a un universo più grande. Una filosofia che trova conferma anche nelle parole di James Watkins, regista di Clayface, che in una recente intervista ha raccontato di aver ricevuto una notevole libertà creativa durante la lavorazione. Watkins ha spiegato che, confrontandosi con Gunn e Matt Reeves, non gli è stato imposto di modificare il progetto per adattarlo alle esigenze di una storia più ampia.

The Batman, fonte: Warner Bros.

L'obiettivo era realizzare il film più adatto al personaggio, senza preoccuparsi continuamente delle conseguenze per il resto dell'universo DC. Il regista ha comunque confermato la presenza di piccoli riferimenti condivisi con altre produzioni, ma ha sottolineato che non esisteva alcun obbligo di inserire determinati elementi narrativi. Una libertà che sembra rappresentare esattamente ciò che Gunn vuole ottenere dai DC Studios. Naturalmente, il dibattito resta aperto. Da una parte ci sono gli spettatori che apprezzano la possibilità di seguire storie autonome, capaci di sperimentare generi e atmosfere differenti.

Dall'altra, chi ritiene che un universo cinematografico condiviso debba offrire anche una direzione riconoscibile e un grande obiettivo verso il quale far convergere i propri personaggi. Man of Tomorrow sarà probabilmente uno dei prossimi banchi di prova di questa strategia, proprio perché permetterà di comprendere meglio come Gunn intenda riunire elementi introdotti in produzioni differenti. Nel frattempo, il messaggio del regista appare piuttosto chiaro: il futuro del DCU non dipenderà esclusivamente dalla costruzione di un grande crossover.

Per Gunn, un universo condiviso dovrebbe essere abbastanza vasto da ospitare storie profondamente diverse, senza costringerle a seguire tutte la stessa formula. E forse è proprio questa la sfida più ambiziosa che i DC Studios si sono posti: convincere il pubblico che un film come Clayface possa conquistare gli spettatori anche senza rappresentare necessariamente l'inizio di qualcos'altro. E se i primi risultati al botteghino saranno confermati nelle prossime settimane, James Gunn potrebbe aver già trovato la dimostrazione che la sua strategia funziona.

Continua a leggere su BadTaste