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Jane Fonda contro Paramount per difendere Mark Ruffalo: lo scontro sulla libertà di parola infiamma Hollywood

Jane Fonda difende Mark Ruffalo dopo le accuse di antisemitismo arrivate da Paramount: dietro lo scontro c’è anche la controversa acquisizione di Warner Bros. Discovery.

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Hollywood si divide ancora una volta su un tema esplosivo: la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery. Al centro della tempesta c'è Mark Ruffalo, attore candidato all'Oscar e attivista di lungo corso, attaccato dalla stessa Paramount dopo aver criticato pubblicamente l'acquisizione. A difenderlo è scesa in campo niente meno che Jane Fonda, due volte premio Oscar e fondatrice del Committee for the First Amendment, che ha definito le accuse "una diffamazione cinica" progettata per silenziare il dissenso.

La controversia è esplosa quando Ruffalo ha condiviso sui social un video di Safra Catz, vicepresidente esecutiva di Oracle, in cui la manager discuteva di come l'azienda avesse reso disponibile "tecnologia davvero profondamente spaventosa" alle forze armate israeliane durante gli attacchi su Gaza seguiti all'attacco terroristico di Hamas. Oracle è di proprietà di Larry Ellison, il magnate della tecnologia la cui Paramount Skydance sta guidando l'acquisizione di Warner Bros. Discovery in una delle fusioni più controverse della storia recente di Hollywood.

La reazione di Paramount non si è fatta attendere. Un portavoce della compagnia ha dichiarato di essere "turbato quando tropi antisemiti vengono invocati al presunto servizio di una disputa commerciale", aggiungendo che "non tolleriamo pregiudizi di alcun tipo, contro nessuno". Un'accusa pesantissima, che equipara la critica alla tecnologia militare e alle scelte aziendali con l'odio razziale.

Mark Ruffalo ha respinto le accuse definendole "raccapriccianti e fondamentalmente disoneste", aggiungendo che tutto ciò che sa sulla recitazione, l'attivismo e l'umanesimo è stato profondamente plasmato dagli amici, colleghi e persone care ebree che hanno fatto parte della sua vita in ogni momento.

È a questo punto che Jane Fonda è entrata nella battaglia. Attraverso il Committee for the First Amendment, l'organizzazione che ha fondato per combattere le liste nere e l'intimidazione politica, la Fonda ha emesso una dichiarazione martedì scorso che non lascia spazio ad ambiguità:

"Mark Ruffalo ha un diritto garantito dal Primo Emendamento di esprimersi sulla politica, sulle corporation potenti e su questa fusione pericolosa. Punto. Chiamare antisemita la sua critica è una diffamazione per delegittimare le critiche alla fusione e distrarre dalla domanda a cui Paramount preferirebbe non rispondere: dovrebbe una singola compagnia essere autorizzata ad accumulare così tanto potere sui nostri film, sulla televisione e sulle notizie? Il Committee for the First Amendment originale fu fondato per opporsi alle liste nere e all'intimidazione delle persone per le loro convinzioni politiche. Non resteremo a guardare mentre il governo o i suoi alleati riportano in vita quelle tattiche per costringere gli attivisti al silenzio oggi". - Jane Fonda

La fusione al centro dello scontro è una mega-operazione da 82,7 miliardi di dollari. Netflix aveva inizialmente siglato un accordo con Warner Bros. Discovery nel dicembre scorso, ma Paramount Skydance di Larry Ellison ha lanciato un'offerta ostile, facendo salire il prezzo a 31 dollari per azione.

A febbraio, Netflix ha gettato la spugna, rifiutandosi di alzare ulteriormente la posta. L'acquisizione creerebbe un colosso mediatico senza precedenti, con il controllo su studio cinematografici, network televisivi, piattaforme streaming e testate giornalistiche. In tutto questo, ad ora non è ancora chiaro cosa ne sarà dell'acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount.

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