FILM

Judi Dench racconta il momento più delicato con Robin Williams: la sensibilità che nessuno vide

Judi Dench rivela nella sua autobiografia il gesto commovente di Robin Williams quando suo marito Michael era malato. Un ricordo che mostra il lato umano dell'attore.

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Ci sono momenti che resistono al tempo, piccoli gesti che dicono più di mille parole. Judi Dench, una delle attrici più celebrate del cinema britannico, ha scelto di condividere uno di questi ricordi nella sua autobiografia in uscita, "Is It Too Late to Make a Run For It?". Al centro della narrazione c'è Robin Williams, il comico e attore che il mondo ha imparato ad amare per la sua energia travolgente e il suo talento sconfinato, ma che in questa storia si rivela in una veste diversa: quella di un uomo capace di una sensibilità silenziosa e profonda. Era quasi trent'anni fa, in Scozia, nella casa dell'attore Billy Connolly. Dench si trovava lì insieme al marito Michael Williams, che all'epoca stava combattendo contro un cancro ai polmoni.

Una sera, durante una festa nei boschi con un ceilidh tradizionale e un grande falò, l'atmosfera era quella delle celebrazioni scozzesi: musica, danza, convivialità. Ma per Michael, la malattia pesava. Judi se ne accorse, vide il marito affaticarsi, e decisero di ritirarsi. Davanti a loro si ergeva una collina ripida, una salita che in condizioni normali sarebbe stata una passeggiata, ma che in quel momento rappresentava una sfida. Fu allora che Robin Williams apparve al loro fianco. Non con il fragore della sua comicità, non con battute o esplosioni di energia. Semplicemente, offrì il suo aiuto. Michael, con l'orgoglio di chi non vuole arrendersi alla malattia, disse che poteva farcela da solo. E qui arriva il momento che Dench non ha mai dimenticato. Williams rispose: "Beh, credo che farò da scorta comunque". Una frase apparentemente semplice, ma carica di una delicatezza rara. Non impose la sua presenza, non insistette con gesti invadenti. Promise soltanto di esserci, di camminare accanto a loro.

"Ho spesso ripensato a quel momento", scrive l'attrice nelle pagine della sua autobiografia. "La sensibilità e la comprensione di Robin, il semplice offrirsi di essere lì, con un sostegno gentile, senza imporsi". È un ritratto che contrasta con l'immagine pubblica del comico vulcanico, dell'attore capace di trasformarsi in mille personaggi, dal Genio di Aladdin al professor Keating de L'attimo fuggente, dall'eccentrica Mrs. Doubtfire al brillante psicologo di Will Hunting. Eppure, è proprio questa dualità che rende Williams ancora più straordinario agli occhi di chi lo ha conosciuto davvero. Dench e Williams avevano lavorato insieme anni prima, nel 1996, nell'adattamento cinematografico di Hamlet diretto da Kenneth Branagh. Tre anni dopo, nel 1999, fu proprio Williams a consegnarle l'Oscar come miglior attrice non protagonista per il ruolo della regina Elisabetta I in Shakespeare in Love.

Sul palco, quel premio sancì non solo un riconoscimento professionale, ma anche un legame di stima reciproca che, evidentemente, andava ben oltre i riflettori. Michael Williams morì l'11 gennaio 2001, all'età di 65 anni. Judi e Michael si erano sposati nel 1971, costruendo insieme una vita che attraversò decenni di carriere brillanti e amore profondo. Tredici anni dopo, nell'agosto del 2014, anche Robin Williams lasciò questo mondo, a 63 anni, in circostanze tragiche che scossero milioni di fan in tutto il pianeta. La sua morte mise in luce le battaglie silenziose che combatteva lontano dai set, ricordando al mondo che dietro il sorriso più luminoso si possono nascondere ombre insospettabili. Nella sua autobiografia, Dench non si limita a celebrare Williams. Parla anche di altri capitoli della sua carriera, alcuni meno felici.

Per la prima volta pubblicamente, l'attrice riflette sulla sua esperienza nel discusso film Cats del 2019, adattamento cinematografico del celebre musical di Andrew Lloyd Webber. Il film, nonostante un cast stellare che includeva James Corden, Idris Elba, Taylor Swift e la stessa Dench, fu un disastro sia di critica che di botteghino. "Oh Dio, non lo sopporto", scrive Dench, "e Andrew aveva aspettato così tanto che venisse realizzato. Che spreco di buona volontà e talento". L'attrice ammette di non aver mai visto il montaggio finale, quindi di non poter giudicare il risultato complessivo. Ma aggiunge una riflessione che vale per ogni artista: "Nessuno parte con l'intenzione di dare una performance scadente o fare un brutto film. Fai del tuo meglio, offri qualcosa e speri che la gente salga a bordo e si unisca alla festa".

Judi Dench ha recentemente dichiarato di non riuscire più a recitare. La sua carriera attraversa generazioni, dai teatri shakespeariani ai franchise di James Bond, dove ha interpretato l'iconica M per sette film. Ma è nelle pagine della sua autobiografia che emerge la donna dietro l'attrice, quella che ancora, dopo quasi trent'anni, ripensa a una sera in Scozia e alla gentilezza di un amico che sapeva esserci nel modo giusto. E forse è proprio questo il vero lascito di Robin Williams: non solo i film che ci ha regalato, i personaggi che ci hanno fatto ridere e piangere, ma anche i momenti privati di grazia che hanno toccato le vite di chi gli stava accanto. Momenti che, come quello raccontato da Dench, ci ricordano che la vera grandezza non sta sempre sotto i riflettori, ma spesso si nasconde nelle ombre di una collina, in una sera di festa, quando qualcuno decide semplicemente di restare.

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