Kate Winslet rivela il body shaming subìto a inizio carriera: "Avrai solo ruoli da ragazza grassa"
Kate Winslet rivela il body shaming subìto agli esordi. La sua battaglia per l'autenticità nel cinema e contro gli stereotipi.
di Alba Rossi
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Ci sono ferite che restano impresse nella memoria come cicatrici invisibili, quelle parole pronunciate al momento sbagliato, da chi dovrebbe invece incoraggiare e sostenere. Kate Winslet, una delle attrici più celebrate del cinema contemporaneo e vincitrice di un premio Oscar, ha rivelato di essere stata vittima di body shaming quando era solo un'aspirante attrice che cercava di farsi strada nel mondo dello spettacolo. Una confessione che arriva durante la promozione del suo debutto alla regia con il film Goodbye June, e che riapre un discorso dolorosamente attuale sul rapporto tra donne, corpo e industria cinematografica.
La risposta di Winslet, a distanza di anni, è stata semplice e potente: "Guardami adesso". E in effetti, la carriera dell'attrice parla da sola. Da Titanic a Revolutionary Road, da The Reader (che le è valso l'Oscar) fino ai recenti successi come Mare of Easttown, Kate Winslet ha dimostrato di essere ben più di qualsiasi etichetta riduttiva le fosse stata affibbiata. Ma il punto non è solo il suo trionfo personale, quanto la crudeltà sistemica di un'industria che continua a giudicare le donne prima per il loro aspetto fisico e solo dopo per il loro talento.
L'attrice è da tempo una paladina dell'autenticità dell'immagine corporea nel cinema. Già nel 2003, quando i social media erano ancora di là da venire ma le copertine patinate già subivano pesanti ritocchi digitali, Winslet si scagliò contro la rivista GQ per aver "alterato digitalmente" il suo aspetto in copertina. Una battaglia che ha continuato a combattere negli anni, consapevole che ogni sua scelta pubblica può fare la differenza per le generazioni di ragazze che guardano al cinema cercando modelli a cui ispirarsi.
Durante l'intervista a Desert Island Discs, Winslet ha anche affrontato un altro aspetto della discriminazione di genere nell'industria cinematografica: quello che si manifesta quando una donna sale dietro la macchina da presa. Parlando della sua esperienza come regista esordiente con Goodbye June, ha raccontato di aver ricevuto commenti che, secondo lei, non sarebbero mai stati rivolti a un uomo. "Mi dicevano cose come: 'Non dimenticare di essere sicura delle tue scelte'. E io volevo quasi rispondere: 'Non parlarmi di sicurezza', perché se c'è una cosa che non mi è mai mancata è proprio quella. Quella persona non l'avrebbe mai detto a un uomo", ha sottolineato, evidenziando come anche nel ventunesimo secolo persistano pregiudizi radicati su cosa le donne possano o non possano fare con autorevolezza.
C'è ancora "così tanto che dobbiamo disimparare" su "come parliamo alle donne nel cinema", ha affermato l'attrice, invitando l'industria a una riflessione collettiva. Le sue parole risuonano particolarmente in un momento storico in cui il movimento per la body positivity e l'inclusività sta cercando di ridefinire gli standard di bellezza imposti da decenni di narrazione cinematografica monolitica.
Ma la conversazione con la BBC ha toccato anche un altro aspetto oscuro della fama improvvisa: l'invasione della privacy. Winslet ha ricordato il periodo immediatamente successivo al successo planetario di Titanic nel 1997, quando si trovò catapultata in una dimensione di celebrità per cui non era preparata. "È stato orribile. C'era gente che intercettava il mio telefono. Erano ovunque. Ed ero completamente sola. Ero terrorizzata dall'idea di andare a dormire", ha confessato, dipingendo un quadro inquietante di quello che significa essere sotto i riflettori ventiquattr'ore su ventiquattro, senza alcuna tutela né supporto.
Fonte /
BBC.co.uk