Kiefer Sutherland presidente per caso, in questa serie Netflix dimenticata (e da riscoprire)
Il thriller politico con Kiefer Sutherland salvato da Netflix. Scopri la serie che unisce suspense e dramma politico in 53 episodi imperdibili.
Quando pensi a Netflix e thriller politico, probabilmente ti viene in mente La casa di carta. Eppure, nella vastità del catalogo del colosso dello streaming esiste un'altra serie che merita attenzione, un prodotto ibrido che prende il meglio dal capolavoro di Frank Underwood e lo fonde con l'adrenalina pura di 24. Si chiama Designated Survivor, e se non ne hai mai sentito parlare, è arrivato il momento di rimediare. La serie nasce dalla mente di David Guggenheim e debutta su ABC nel 2016, con Kiefer Sutherland nei panni di Thomas Kirkman, Segretario per lo Sviluppo Abitativo e Urbano degli Stati Uniti.
Le prime due stagioni vengono trasmesse da ABC, raccogliendo un discreto seguito ma non abbastanza da convincere il network a proseguire. Nel 2018, però, Netflix interviene e rilancia il progetto, producendo una terza e ultima stagione. Un salvataggio in piena regola, che ha permesso alla serie di trovare una conclusione e una seconda vita nel catalogo della piattaforma. Designated Survivor non è una serie perfetta, questo va detto subito. La sua natura ibrida, che oscilla tra minacce concrete, suspense densa e idealismo politico alla West Wing, non sempre trova il giusto equilibrio. A volte sembra che la serie stessa non sappia bene cosa vuole essere: un dramma politico introspettivo o uno spy thriller pieno di colpi di scena.
L'idea centrale è affascinante, cosa succede quando qualcuno che non ha mai sognato il potere supremo viene catapultato sulla poltrona più importante del mondo, ma la serie insiste anche nel costruire una cospirazione che cerca di essere più scioccante dell'esplosione del Congresso stesso. Eppure, nonostante questi difetti, Designated Survivor rimane una serie estremamente godibile. Merito soprattutto di Kiefer Sutherland, un attore che ha fatto della presenza scenica una firma autoriale. Vederlo nei panni di un uomo insicuro, reattivo anziché proattivo, apre una dimensione nuova del suo stile recitativo.
Ma è proprio questa onestà narrativa, questa voglia di credere che la politica possa essere fatta con integrità, a rendere la visione più leggera, quasi consolatoria. Ciò che rende Designated Survivor una proposta interessante nel panorama delle serie politiche è proprio questa sua natura ibrida. Non è solo un dramma modello La casa di carta, dove il potere è un gioco cinico e manipolatorio. Non è nemmeno un action thriller puro come 24, dove ogni secondo conta e la minaccia è sempre imminente. È qualcosa che sta nel mezzo, un tentativo di raccontare la complessità del potere attraverso gli occhi di chi non lo cercava, di chi lo subisce più che desiderarlo.