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La furia di un uomo, il finale spiegato: la vendetta di Jason Statham colpisce dove fa più male

Analisi del finale di Wrath of Man: il significato del gesto di Jason Statham che mostra il referto autopsia del figlio al killer. Vendetta, dolore e redenzione nel thriller di Guy Ritchie.

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La furia di un uomo è una delle collaborazioni più riuscite tra Guy Ritchie e Jason Statham degli ultimi anni. Un thriller action teso come una corda di violino, che abbandona parzialmente lo stile barocco e iperveloce del regista britannico per abbracciare una narrazione più cupa, metodica, quasi chirurgica. Perché qui non si tratta solo di rapine e colpi di scena: al centro c'è la vendetta, quella viscerale, quella che non conosce perdono.

Il film, remake del francese Cash Truck di Nicolas Boukhrief, segue le vicende di Patrick Hill, detto semplicemente "H", interpretato da un Jason Statham in stato di grazia. Guardia giurata assunta dalla Fortico Securities dopo una rapina mortale ai danni di uno dei loro furgoni blindati, H si presenta inizialmente come un tipo qualunque: tranquillo, metodico, quasi anonimo. Ma quando lui e il suo partner Bullet finiscono nel mirino di alcuni rapinatori, emerge la verità: H è un combattente letale, un tiratore scelto senza esitazioni, capace di eliminare minacce con una freddezza disarmante.

I colleghi restano spiazzati. Chi è davvero quest'uomo? Perché ha accettato un lavoro sottopagato come guardia giurata? La risposta arriva solo nelle sequenze finali, quando il puzzle narrativo di Ritchie si ricompone mostrandoci la verità nascosta dietro quella maschera impenetrabile.

Poster di La Furia di un Uomo, fonte: Prime Video

Patrick Hill non è il suo vero nome. Si chiama Mason Hargraves ed è un criminale ricercato dall'FBI, un uomo che viveva nell'ombra del crimine organizzato fino a quando la tragedia non ha stravolto la sua esistenza. Durante una rapina andata male, suo figlio Dougie è stato ucciso. Non un danno collaterale qualunque, ma un omicidio a sangue freddo compiuto da Jan, membro di una banda di veterani di guerra che orchestrano colpi milionari sfruttando addestramento militare e sangue freddo.

Da quel momento, Hargraves ha un solo obiettivo: trovare gli assassini di suo figlio e fargliela pagare. Non si tratta di giustizia, ma di vendetta pura. Per questo si infiltra nella Fortico Securities, sapendo che i veterani prima o poi torneranno a colpire. E così accade.

Cinque mesi dopo gli eventi iniziali, i veterani guidati dall'ex sergente Jackson pianificano il colpo della vita: svaligiare il deposito della Fortico per 150 milioni di dollari. Hargraves lo sa, lo aspetta. Quando Bullet, uno dei suoi colleghi, si rivela essere un infiltrato della banda e lo minaccia perché collabori, l'esplosione di violenza è inevitabile. Ne segue un conflitto a fuoco spietato, con Hargraves che elimina diversi membri della gang senza pietà.

Il confronto finale è un capolavoro di tensione emotiva. Hargraves rintraccia Jan e lo affronta in un faccia a faccia che non lascia spazio a parole superflue. Tira fuori il referto dell'autopsia di Dougie, glielo mostra. Ogni ferita, ogni proiettile, ogni secondo di agonia del ragazzo è lì, nero su bianco. Non è sadismo gratuito: è specchio. Hargraves vuole che Jan veda esattamente cosa ha fatto, che comprenda il dolore inflitto. Poi, con metodicità quasi meccanica, gli spara negli stessi identici punti in cui Jan aveva colpito suo figlio.

Conclusa l'esecuzione, Hargraves non fugge. Si consegna all'agente King dell'FBI, che da tempo lo braccava. Non c'è trionfo nella sua espressione, solo vuoto. Ha ottenuto ciò che voleva, ma il figlio non tornerà. La vendetta non ripara nulla, non riempie il buco lasciato dalla perdita. È solo un punto finale messo su una storia già finita nel momento in cui Dougie è morto.

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