La serie con Eduardo Scarpetta torna su Netflix: una new entry d'eccezione sconvolge gli equilibri. Tutto su trama e cast
Un po' commedia e un po' dramma: la serie italiana di Netflix affronta il tema della famiglia, del lutto e dei legami che si scelgono nella vita. Ecco perché recuperarla o seguirne la nuova stagione.
È una serie italiana e come tale, se non è estremamente comica e se fatta bene, può toccare corde così sensibili da far piangere dall'emozione. Storia della mia famiglia merita una seconda possibilità: non scivola nella retorica, è anche divertente, emoziona e occupa un posto speciale nel catalogo di Netflix. Il 10 giugno è tornata con la seconda stagione, ma per chi non ha visto la prima, la piattaforma streaming manda in visione di default la primissima puntata, da cui è davvero difficile staccarsi.
Ideata da Filippo Gravino conferma la propria identità: un racconto intimo e corale che mette al centro i rapporti umani, le fragilità e la forza dei legami familiari. E il titolo parla già da sé. Con tono leggero rimanda alla profondità del dramma, parlando di temi universali come la perdita, l'amore e la ricerca di una casa presso cui sentirsi al sicuro e felici.La storia prende avvio attorno alla figura di Fausto, interpretato da Eduardo Scarpetta, un uomo che si trova ad affrontare una malattia terminale. Consapevole del poco tempo che gli resta, la sua preoccupazione più grande non riguarda se stesso, ma il futuro dei suoi figli, Libero ed Ercole. Da questa premessa nasce un racconto che va ben oltre la malattia e che esplora il significato stesso della famiglia.
Fausto costruisce attorno ai bambini una rete di affetti composta dalla madre Lucia, dal fratello Valerio e dagli amici più fidati. Una sorta di famiglia allargata, imperfetta e spesso disordinata, ma autentica. È proprio questa dimensione collettiva a rappresentare uno degli elementi più riusciti della serie, che abbandona gli schemi tradizionali per raccontare come i legami più importanti non siano necessariamente quelli dettati dal sangue. Questa, come altre, sono alcune delle motivazioni che inducono gli spettatori a chiedersi se la serie sia tratta da una storia vera. Per quei legami familiari così profondi e commoventi.Uno dei motivi principali per cui vale la pena vedere Storia della mia famiglia è il cast. Eduardo Scarpetta offre una delle sue interpretazioni più mature e convincenti, riuscendo a trasmettere umanità e vulnerabilità senza mai forzare l'emozione. Al suo fianco brilla Vanessa Scalera, nei panni della madre Lucia, personaggio complesso e pieno di contraddizioni che diventa progressivamente il cuore pulsante di tutta la storia.
Molto efficace anche Massimiliano Caiazzo nel ruolo di Valerio, fratello inquieto e alla continua ricerca di un equilibrio personale. Cristiana Dell'Anna, Antonio Gargiulo e Gaia Weiss completano un ensemble credibile e ben affiatato.
La seconda stagione riprende il racconto un anno dopo gli eventi che hanno segnato il finale del primo capitolo. La famiglia costruita da Fausto fatica a mantenere l'equilibrio raggiunto e ciascun personaggio si trova a fare i conti con il peso dell'assenza e con l'elaborazione del lutto. Il dolore, tuttavia, non è mai raccontato in maniera cupa: la serie continua infatti a trovare spazio per l'ironia, per i momenti di leggerezza e per quelle piccole situazioni quotidiane che rendono i protagonisti estremamente reali.
Tra le novità più significative della nuova stagione c'è l'ingresso di Sergio Castellitto, che porta nuova energia al racconto. Il suo personaggio diventa un elemento destabilizzante per gli equilibri già fragili del gruppo e contribuisce ad ampliare ulteriormente la riflessione sulla famiglia e sulle seconde possibilità.
La regia di Claudio Cupellini continua a distinguersi per sensibilità ed eleganza. La macchina da presa accompagna i personaggi senza invaderli, lasciando che siano gli sguardi e i silenzi a raccontare gran parte delle emozioni. E anche la musica. La scrittura inoltre mantiene una notevole attenzione verso tutti i protagonisti, evitando di creare semplici figure di contorno.
Un altro aspetto interessante riguarda l'ambientazione: Tra Roma e la Campania, la serie costruisce uno sfondo riconoscibile e suggestivo che contribuisce a rendere ancora più genuina la vicenda. Il consiglio ovviamente è quindi quello di recuperare la prima stagione prima di tuffarsi nei nuovi episodi. Con soli sei episodi per stagione, la visione risulta scorrevole: ideale per un binge watching appunto in.. famiglia.