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La serie tv thriller che ti cattura dal primo minuto: diventerà la tua preferita

Perché questo crime drama di HBO con John Turturro è un capolavoro assoluto da riscoprire

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I crime drama ormai sono ovunque sulle piattaforme di streaming, ma c'è un'opera che continua a muoversi come un fantasma di lusso, un gioiello prezioso a cui il grande pubblico non ha mai riconosciuto il giusto peso specifico.

Parliamo di The Night Of, miniserie in otto episodi targata HBO (e andata in onda su Sky Atlantic in Italia) che, a distanza di anni dal suo debutto, mantiene intatta una forza d'urto visiva e psicologica impressionante. Nata da un'idea monumentale rimasta orfana del compianto James Gandolfini (che figura come produttore esecutivo), la serie è stata plasmata dalle penne affilate di Steve Zaillian e Richard Price. Il risultato è un racconto opaco, livido, privo di concessioni allo spettatore e programmaticamente lontano dalle rassicuranti formule del poliziesco da consumo rapido.

Al centro della narrazione troviamo Nasir "Naz" Khan, uno studente universitario di origine pakistana che vive nel Queens. Una notte come tante, nel tentativo di raggiungere una festa a Manhattan, Naz prende in prestito il taxi del padre. Da quel momento, una deviazione geometrica del destino lo porta a incrociare una ragazza misteriosa nell'Upper East Side.

Segue una notte di eccessi, droghe e bizzarri rituali domestici. Il risveglio, però, è un incubo claustrofobico: la ragazza giace sul letto, trucidata con ventidue coltellate in un lago di sangue. Naz non ricorda nulla. Spaventato, scappa, ma un banale controllo della polizia stradale lo trasforma nel principale indiziato del delitto dell'anno.

Il labirinto del dubbio e il microscopio sociale

L'aspetto più straordinario della sceneggiatura firmata da Price e Zaillian risiede nel rifiuto categorico di trasformare la serie in un banale gioco di indizi alla Sherlock Holmes. The Night Of non vuole intrattenere con la risoluzione di un rompicapo; preferisce operare una dissezione chirurgica del sistema giudiziario e carcerario americano.

Fin dal fulminante episodio pilota, la macchina da presa adotta un taglio quasi documentaristico, dove l'eloquenza è affidata ai silenzi, ai corridoi asfittici delle stazioni di polizia e al grigiore dei tribunali.

Il dramma individuale di Naz si dilata fino a diventare un feroce commentario socioculturale. La macchina della giustizia si muove per inerzia, alimentata da pressappochismi investigativi e da striscianti pregiudizi legati al colore della pelle e all'origine etnica del protagonista. Non assistiamo alla ricerca della verità, ma alla brutale costruzione di un colpevole perfetto.

Se la tensione drammatica regge per tutta la durata del blocco narrativo, gran parte del merito va alla straordinaria interpretazione di John Turturro nel ruolo dell'avvocato John Stone. Stone è un reietto della professione, un uomo che sbarca il lunario difendendo piccoli criminali nei bassifondi di New York, tormentato da un'eczema cronico che lo costringe a muoversi con sandali e piedi avvolti nella plastica. Eppure, sotto quella corazza dinoccolata e apparentemente cinica, batte il cuore pulsante dell'intera serie.

Stone è il perfetto contraltare umano alla deriva burocratica che rischia di inghiottire la famiglia Khan. Attraverso una scrittura spietata e una recitazione magistrale, Turturro (che recentemente ha spiegato perché non ha ripreso il ruolo di Carmine Falcone in The Penguin) regala una figura memorabile, in grado di alleggerire l'atmosfera opprimente dello show senza mai tradirne il realismo di fondo. The Night Of si conferma così una visione imprescindibile: una discesa agli inferi che toglie il sonno e che ribalta le regole del gioco televisivo moderno.

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