TV

Lanterns, scoppia la polemica su John Stewart “troppo woke”: l’autrice risponde tirando fuori i vecchi fumetti

Lanterns finisce al centro delle polemiche dopo il terzo episodio, accusato da alcuni spettatori di essere troppo “woke”. La sceneggiatrice Vanessa Baden Kelly risponde alle critiche ricordando le origini di John Stewart.

Condividi
TV

Il terzo episodio di Lanterns ha deciso di fermare momentaneamente l'indagine al centro della serie per scavare nel passato di John Stewart, mostrando come il personaggio interpretato da Aaron Pierre sia diventato l'uomo che abbiamo conosciuto nei primi episodi. Una scelta che ha portato la serie DC ad affrontare apertamente anche il tema dell'esperienza afroamericana e che, inevitabilmente, ha acceso una discussione online.

Una parte degli spettatori ha infatti accusato Lanterns di essere diventata “troppo woke”. Vanessa Baden Kelly, sceneggiatrice dell'episodio, ha però risposto alle critiche con un'osservazione piuttosto semplice: secondo lei, chi considera questi elementi un'aggiunta moderna dovrebbe tornare a leggere le primissime storie di John Stewart. Perché certi aspetti del personaggio erano presenti fin dal suo debutto nel 1971.

ATTENZIONE: da questo momento seguono spoiler sul terzo episodio di Lanterns. L'episodio 3, intitolato OutKast, ricostruisce infatti una parte completamente nuova delle origini di John Stewart. Scopriamo che la sua famiglia aveva un legame con le Lanterne Verdi molto prima che John ricevesse l'anello: suo padre era stato preso in considerazione dai Guardiani dell'Universo, ma non aveva superato la prova perché aveva ammesso di avere paura.

Lanterns, fonte: HBO

Da quel momento, soprattutto sua madre Bernadette, interpretata da Jasmine Cephas Jones, decide di preparare il figlio affinché un giorno possa avere quella seconda possibilità. John cresce quindi sottoposto a una serie di prove spesso durissime, pensate per insegnargli a non avere paura e trasformarlo nell'uomo che i Guardiani avrebbero potuto scegliere. È proprio attraverso Bernadette che l'episodio affronta più esplicitamente la questione razziale.

Quando un Guardiano le parla della paura come criterio per scegliere una Lanterna Verde, la donna fa notare quanto sia diverso porre una domanda del genere a un uomo nero cresciuto negli Stati Uniti. In un altro passaggio spiega invece a John che dovrà lavorare più duramente degli altri per ottenere le stesse opportunità. Sono soprattutto scene come queste ad aver provocato alcune delle accuse di essere “woke” rivolte alla serie. Ma Baden Kelly, parlando con TheWrap, ha raccontato di essersi imbattuta in una situazione che ha trovato quasi paradossale.

La sceneggiatrice ha visto alcuni utenti utilizzare vecchie tavole dei fumetti per dimostrare quanto la nuova versione televisiva di John Stewart fosse diventata politica. Il problema è che quelle immagini provenivano proprio dalle storie pubblicate negli anni '70. “Ho trovato persone che chiamavano la serie ‘woke’ e nei commenti pubblicavano tavole di John Stewart degli anni '70”, ha raccontato Baden Kelly. La sceneggiatrice cita esempi in cui John utilizzava espressioni provocatorie nei confronti dei bianchi oppure si opponeva apertamente alle guerre, arrivando quindi a una conclusione molto semplice: “Questo è ciò che John Stewart è sempre stato”.

Lanterns, fonte: HBO

E basta effettivamente tornare al debutto del personaggio per capire perché la sceneggiatrice abbia risposto in questo modo. John Stewart apparve per la prima volta in Green Lantern #87, pubblicato nel 1971 e realizzato da Dennis O'Neil e Neal Adams. DC stessa ricorda quella storia come parte di una fase di Green Lantern fortemente caratterizzata dal commento sociale, mentre Neal Adams modellò visivamente Stewart prendendo come riferimento Sidney Poitier.

Già nella sua prima avventura John era molto diverso da Hal Jordan. Non indossava una maschera per nascondere la propria identità e non aveva alcuna intenzione di evitare lo scontro quando riteneva di trovarsi davanti a un'ingiustizia. In Green Lantern #87, John si confrontava con un agente di polizia e finiva coinvolto nella campagna di un politico razzista. Quest'ultimo progettava di far ricadere la responsabilità dell'omicidio di un poliziotto sugli attivisti neri, ma Stewart riusciva a scoprire il piano e a smascherarlo.

Persino Hal Jordan inizialmente metteva in discussione il comportamento del nuovo arrivato, prima di comprendere ciò che stava realmente accadendo. Non si trattava quindi di un elemento marginale. Jim Lee, presidente e Chief Creative Officer di DC, ha ricordato John Stewart come il primo supereroe nero moderno in costume della casa editrice e ha definito “visionaria” la scelta compiuta da O'Neil e Adams nel 1971. Questo non significa, naturalmente, che Lanterns abbia semplicemente trasportato sullo schermo le origini dei fumetti senza modificarle. Al contrario, il terzo episodio introduce cambiamenti piuttosto importanti.

Lanterns, fonte: HBO

L'intera storia dei genitori di John, il fallimento di suo padre davanti ai Guardiani e soprattutto l'idea che il ragazzo sia stato preparato fin dall'infanzia per diventare una Lanterna Verde sono elementi creati specificamente per la serie. La stessa Baden Kelly ha spiegato che gli autori ritenevano relativamente poco sviluppate le origini del personaggio rispetto all'enorme quantità di materiale costruita negli anni intorno ad Hal Jordan.

L'obiettivo era quindi espandere quella storia senza perdere ciò che gli autori considerano fondamentale nell'identità di John Stewart. Damon Lindelof ha descritto il rapporto con il canone con una metafora particolarmente efficace: modificarlo significa maneggiare “plutonio”, perché bisogna trovare un equilibrio tra il rispetto di decenni di fumetti e la necessità di creare qualcosa di nuovo. Baden Kelly ha spiegato che una delle domande attorno alle quali è stata costruita questa nuova origine era cosa significasse, per un uomo nero, ricevere l'anello dopo che altri personaggi lo avevano già portato.

Da lì gli sceneggiatori hanno iniziato a ragionare anche su quanto un supereroe nero debba fare per essere accettato nello stesso mondo. È interessante anche il modo in cui la sceneggiatrice sembra essersi preparata alle inevitabili reazioni negative. Poco prima dell'uscita di OutKast, Baden Kelly ha raccontato di aver passato del tempo a leggere vecchie discussioni su Watchmen, la serie HBO di Damon Lindelof che affrontava apertamente razzismo e storia americana e che a sua volta aveva ricevuto forti critiche da una parte del pubblico.

Il ragionamento della sceneggiatrice è che una reazione negativa online non determini necessariamente il valore finale di un'opera. Watchmen fu duramente contestata da alcuni spettatori, ma diventò anche una delle serie DC più premiate e apprezzate degli ultimi anni. Ma nel caso di Lanterns, la discussione è resa ancora più particolare dalla storia editoriale del protagonista. La serie ha certamente reinventato una parte importante delle origini di John Stewart e si può discutere liberamente sull'efficacia di queste modifiche; molto più difficile è sostenere che il suo interesse per questioni sociali e razziali sia qualcosa inventato nel 2026.

Sono proprio le tavole utilizzate da alcuni spettatori per accusare Lanterns (che include anche un noto villain) di essere diventata “woke” a fornire involontariamente alla sceneggiatrice la sua risposta migliore: più di cinquant'anni prima dell'arrivo di Aaron Pierre nel DCU, John Stewart parlava già apertamente di razzismo, politica e guerra.

Continua a leggere su BadTaste