Leo Ortolani e Dylan Dog
Leo Ortolani parla del suo passato con Dylan Dog e forse, chissà, del suo futuro...
Un po’ come fate voi (anche i bonello-scettici).
Il geologo più famoso del mondo del fumetto ha rivelato sul suo blog un passato da aspirante, squattrinato, che bussava al gigantesco portone (non possiamo che immaginarlo così) di Sergio Bonelli Editore.
È il 1994. E nel 1994 sono “a spasso”, signori miei. Nessun lavoro, a parte alcune storielle di CLAN o delle MERAVIGLIE, pagate ancora meno di quando ho iniziato, o qualche striscia per la GAZZETTA di PARMA, quando il lunario mi lascia lo spazio, e basta.
Basta, nel senso che busso a un sacco di porte, con sopra scritto “redazione” e non si aprono. Ma dietro, sento che c’è qualcuno, perché ridono e bisbigliano, ma non aprono.
E busso anche alla porta della redazione Bonelli, e Mauro Marcheselli mi ascolta con pazienza. Una, due, tre volte. Tre soggetti tra cui “INFERNO VERDE”, che però non lo convincono fino in fondo, e alla fine mi augura buona fortuna, che siccome sta già seguendo i primi passi di un altro scrittore, non avrebbe il tempo di seguire anche me.
Ecco, io quando incontro Mauro, alle fiere, agli eventi del fumetto, Mauro mi dice sempre “io sono quello che ti dissi di no, quando cercavi di scrivere per Dylan Dog…”.
Un giorno, magari, DYLAN DOG.
Sempre che possa. Sempre che Roberto Recchioni non cambi idea. Sempre che io sia poi in grado di farlo (e non è scontato).
Vi lasciamo con la copertina di Inferno Verde, datata 1994!
