Leonardo DiCaprio: "AI al cinema? Senza umanità non c'è arte"
Leonardo Di Caprio non usa mezzi termini quando gli viene chiesto cosa pensa dell'IA applicata al mondo del cinema.
Leonardo DiCaprio quando parla di cinema non ama girarci troppo intorno. Ha le idee chiare, da buon veterano della settima arte. Che guarda con (giusta) perplessità le recenti incursioni dell'IA in un settore in cui le emozioni (e la capacità di trasmetterle degnamente) sono irrinunciabili.
Le parole di Leo sull'IA
Intervistato da Time, che lo ha appena incoronato Artista dell'Anno, DiCaprio si è mostrato lucido e perfino ironico nel descrivere il paradosso dell'intelligenza artficiale applicata alla creatività. "Potrebbe essere uno strumento di miglioramento per un giovane regista, che vuole fare qualcosa di mai visto prima", ha detto l'attore.
"Penso che qualsiasi cosa possa essere autenticamente considerata arte debba provenire dall'essere umano. Altrimenti ottiene i suoi 15 minuti di fama e si dissolve nell'etere di altra spazzatura di internet. Non ha alcun ancoraggio. Non ha umanità, per quanto brillante sia".
Per DiCaprio l'arte nasce da una frizione continua con il mondo da una ferita aperta, da un punto di vista che si è guadagnato il diritto di esistere. E non sorprende che questa posizione trovi alleati illustri a Hollywood.
Guillermo Del Toro ha liquidato l'IA generativa con un elegante quanto lapidario "preferirei morire", James Cameron l'ha bandita dai set di Avatar per rispettto verso autori e artigiani del cinema. Alla fine si parla di autodifesa creativa.
Per quanto sofisticata, l'intelligenza artificiale resta (o, perlomeno, dovrebbe restare) in un ruolo secondario. Può imitare tutto, tranne l'unica cosa che, nel cinema, come nell'arte in generale, conta davvero: l'esperienza umana.
Foto copertina: Youtube, ABC News