Letitia Wright rivela: Ryan Coogler aveva predetto il suo debutto alla regia durante le riprese di Wakanda Forever
Letitia Wright racconta di come Ryan Coogler predisse il suo debutto da regista durante Wakanda Forever.
Ci sono momenti sul set che cambiano una carriera. Parole dette quasi per caso, che però piantano semi destinati a germogliare. È quello che è successo a Letitia Wright durante le riprese di Black Panther: Wakanda Forever, quando Ryan Coogler, con quella sua capacità quasi profetica di vedere oltre, le ha sussurrato qualcosa che lei non era pronta a sentire: "Tish, diventerai regista un giorno". In quel momento, l'attrice britannica che aveva conquistato il mondo nei panni di Shuri non poteva immaginare che quelle parole sarebbero diventate realtà con Highway to the Moon, il suo cortometraggio d'esordio ora in corsa per l'Oscar come miglior cortometraggio live action.
Il vero punto di svolta è arrivato quando Wright ha completato la sceneggiatura di Highway to the Moon e l'ha mostrata al suo team. La domanda che tutti le hanno posto è stata tanto semplice quanto devastante: "Vuoi che qualcun altro realizzi questo bellissimo film a cui tieni così tanto?". La risposta, inevitabilmente, era no. Ma c'era dell'altro: la consapevolezza che ci sono troppo poche donne dietro la macchina da presa, e che quella storia, in particolare, aveva bisogno della sua voce, della sua visione, del suo dolore personale per essere raccontata nel modo giusto.
L'obiettivo del cortometraggio va oltre l'intrattenimento. Wright vuole insegnare ai giovani che la vita è preziosa, che non bisogna aspettare un'esperienza di purgatorio per avere unità, fratellanza, comunità. "Tutto questo dovremmo averlo qui sulla terra", afferma con convinzione. Il film affronta temi pesanti: il bullismo nelle scuole, il linguaggio violento tra ragazzi, quei suicidi adolescenziali che spezzano famiglie intere. "I ragazzini vengono ancora bullizzati a scuola, e poi non ci sono più. Sentono che non essere qui sulla terra sia una scelta migliore, ed è così straziante. Non dovrebbe succedere".
È un tipo di vulnerabilità raro da vedere in attori che hanno calcato i red carpet più importanti del mondo. Ma è anche la dimostrazione che il passaggio da attore a regista non è mai solo tecnico: è emotivo, psicologico, identitario. Wright ha dovuto affrontare le sue paure, fidarsi di un team, e soprattutto credere che quei 15 anni trascorsi ad osservare i suoi registi le avessero insegnato qualcosa. "Ho imparato un sacco di cose che non sapevo di aver imparato", riflette.