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Lino Banfi, una vita dedicata al lavoro e un rimpianto per Lucia: "Non ho mai fatto un bel viaggio"

Lino Banfi racconta i rimpianti di una vita dedicata al lavoro, dai viaggi mai fatti con la moglie Lucia alle esperienze che non è riuscito a vivere.

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Dopo aver festeggiato 90 anni lo scorso 9 luglio, Lino Banfi si è raccontato a Verissimo, ripercorrendo le tappe più importanti della sua vita. Tra i successi professionali e i ricordi personali, l'attore ha parlato anche di ciò che non è riuscito a vivere, nonostante una carriera lunga e ricca di soddisfazioni. A mancargli sono soprattutto i viaggi mai fatti e alcune esperienze che avrebbe voluto condividere con la moglie Lucia, scomparsa nel 2023. Un bilancio sincero, nel quale non manca l'ironia che da sempre lo contraddistingue.

Nel salotto di Silvia Toffanin, Banfi ha affrontato con sincerità la domanda sulla felicità, senza lasciarsi condizionare dai tanti traguardi raggiunti. "Non sono felicissimo", ha dichiarato, spiegando di non aver mai fatto un vero viaggio, di conoscere poco l'estero e di non essere mai partito per una crociera con Lucia, nemmeno successivamente insieme ai figli. A queste occasioni mancate si aggiunge il dolore per la perdita della compagna di una vita, con la quale aveva condiviso anni difficili e sacrifici quotidiani, arrivando in passato a faticare anche per fare la spesa. Oggi, ricordandola, riconosce quanto gli manchi soprattutto la sua forza.

Il lavoro ha avuto un peso determinante nelle occasioni che non ha potuto vivere. Per anni, l'attore ha seguito ritmi serrati, accettando impegni che spesso si sovrapponevano. In alcune occasioni è arrivato persino a lavorare a quattro film nello stesso periodo, spostandosi da un set all'altro e cambiandosi d'abito direttamente in automobile. Una disponibilità richiesta continuamente da produttori e collaboratori, attratti dalla sua presenza e dal suo modo inconfondibile di interpretare i personaggi. Una dedizione che ha contribuito al suo successo, ma che inevitabilmente ha sottratto tempo alla vita privata.

Tra le esperienze rimaste in sospeso c'è anche imparare a nuotare. Banfi ha spiegato di non aver mai trovato il tempo per farlo, precisando con ironia che non si tratta di una questione di capacità, ma delle circostanze della vita. Il suo ragionamento è semplice, non tutto ciò che non si è riusciti a fare deve necessariamente trasformarsi in un rimpianto. "Ma che mi frega, mica è necessario farle", è il senso della sua riflessione. Un modo per guardare alle rinunce senza attribuire loro un peso eccessivo, pur riconoscendo che alcune esperienze avrebbero avuto un valore speciale.

Nel racconto è emerso anche il ricordo di Papa Francesco, che aveva apprezzato il linguaggio originale dell'attore, tanto da immaginare che un giorno molte persone avrebbero parlato come lui, divertendosi a utilizzare il suo particolare vocabolario, il cosiddetto banfiota. Un riconoscimento che testimonia quanto il suo stile sia diventato parte della sua identità artistica. Il bilancio di Banfi resta legato a due aspetti della stessa storia, da una parte una carriera straordinaria, costruita lavorando senza sosta, dall'altra il desiderio di aver condiviso più momenti lontano dai riflettori con le persone amate. Il ricordo di Lucia rende quei viaggi mai fatti qualcosa di più di una semplice vacanza mancata.

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