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“Ma cosa state pensando?” Il Kratos di God of War critica le serie TV e chiama in causa Amazon

Christopher Judge critica una scelta della serie TV di God of War e più in generale le trasposizioni dei videogiochi: ecco cosa non riesce a capire.

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Le trasposizioni dei videogiochi non sono mai state così importanti per Hollywood. Da The Last of Us a The Witcher, negli ultimi anni alcune delle IP più popolari dell'industria videoludica hanno trovato una seconda vita sul piccolo schermo, ma secondo Christopher Judge, l'attore che ha dato voce e corpo a Kratos negli ultimi God of War, c'è qualcosa che Hollywood continua a sbagliare quando decide di trasformare un videogioco in una serie TV.

E il suo discorso riguarda direttamente anche God of War, la cui attesa trasposizione è attualmente in lavorazione per Amazon. Judge non ha nascosto le proprie perplessità su una scelta compiuta dalla produzione, sollevando una questione che coinvolge più in generale il rapporto tra Hollywood e i creatori delle opere originali. A sollevare la questione non è un critico qualunque, ma Judge, la voce di Kratos nella saga di Santa Monica Studio.

Durante un recente panel al Fan Expo, l'attore ha espresso con franchezza ciò che molti nel settore pensano ma raramente dicono ad alta voce. "Il mio problema con tutte le trasposizioni da videogiochi è questo: hai una proprietà intellettuale preesistente e di successo, e la prima cosa che fai è non assumere nessuno che sia stato coinvolto nella sua creazione." La critica di Judge non è astratta. Prende di mira direttamente The Last of Us, la serie HBO che ha debuttato con numeri da record e consensi entusiastici.

God of War, fonte: Sony Interactive Entertainment

"Ho adorato Pedro Pascal, ma gli attori del gioco erano migliori di quelli della serie? Ho visto una lettura scenica del cast originale. Era irreale", afferma Judge, riferendosi evidentemente a Troy Baker e Ashley Johnson, che nei videogiochi hanno dato voce a Joel ed Ellie con performance considerate tra le migliori della storia dei videogiochi. Il punto sollevato dall'attore non riguarda semplicemente il talento individuale. Pascal ha effettivamente offerto un'interpretazione eccellente di Joel, questo è innegabile.

Ma Judge pone una domanda più profonda: perché ignorare chi ha già dimostrato di saper incarnare quei personaggi in modo straordinario? Perché scartare a priori le persone che hanno contribuito a rendere quelle storie così amate da giustificare una trasposizione televisiva milionaria? La questione si fa ancora più scottante quando si parla di episodi che sono remake quasi shot-for-shot del gioco originale. "Non ho idea del perché non si prenda semplicemente quel cast, quegli sceneggiatori, specialmente quando realizzi episodi che sono rifacimenti inquadratura per inquadratura del videogioco", osserva Judge.

È una considerazione che ha senso: se stai riproducendo fedelmente scene già scritte, dirette e recitate in forma interattiva, quale logica c'è nell'escludere chi le ha create? L'attore porta poi l'esempio più vicino a casa sua: la serie TV di God of War, attualmente in produzione per Amazon. Quando il progetto è stato finalmente approvato e annunciato, nessuno degli sceneggiatori della saga videoludica è stato coinvolto. "Cosa state pensando?", si chiede Judge con evidente frustrazione.

God of War, fonte: Sony Interactive Entertainment

"Questi ragazzi sono stati immersi in questo mondo per vent'anni, ma qualcuno pensa di conoscerlo meglio?" Il riferimento ai vent'anni non è casuale, visto che God of War ha debuttato nel 2005, evolvendosi attraverso generazioni di console fino al capolavoro del 2018 e al suo seguito Ragnarök del 2022. Gli sceneggiatori e i creativi di Santa Monica Studio hanno costruito una mitologia complessa, intrecciando mitologia norrena, dramma familiare e riflessioni sulla violenza e la paternità.

Hanno venduto milioni di copie, vinto Game of the Year, creato uno dei franchise più riconoscibili dell'industria. Eppure, quando arriva il momento di trasformare quel successo in una serie TV, vengono lasciati fuori. Judge cita proprio i numeri di vendita come prova del suo decorso: il successo commerciale e critico dei giochi dimostra che chi li ha scritti sa raccontare storie. "Non puoi dire a questi sceneggiatori come si raccontano le storie", conclude l'attore, con un'affermazione difficile da contestare. La community dei videogiocatori ha accolto le parole di Judge con approvazione quasi unanime.

God of War, fonte: Sony Pictures Television

Il commento più votato sotto il video del panel recita semplicemente: "Finalmente qualcuno l'ha detto." È un sentimento diffuso, una frustrazione covata per anni mentre una trasposizione dopo l'altra annunciava cast stellari e showrunner celebri, ma raramente menzionava il talento originale. Certo, c'è un precedente positivo: Alastair Duncan riprenderà il ruolo di Mimir nella serie God of War di Amazon, dimostrando che almeno in alcuni casi si può dare continuità. Ma è l'eccezione che conferma la regola in mezzo a una pratica consolidata di tabula rasa creativa.

Resta da vedere se produttori e studios prenderanno nota, ma per ora l'invito dell'attore è chiaro: quando si tratta di trasformare un videogioco in una serie TV, forse è il momento di smettere di ignorare le persone che hanno reso quel videogioco abbastanza speciale da meritare una trasposizione. Intanto, proprio il ruolo di Kratos resta al centro dell'attenzione: dopo l'uscita di scena di Ryan Hurst in seguito all'infortunio subito sul set, Dave Bautista sarebbe attualmente in trattative per raccoglierne l'eredità e interpretare il Fantasma di Sparta nella serie Amazon.

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