EXCL - Mel Gibson e Andrew Garfield su Hacksaw Ridge e gli "eroi" che li attirano
Come è stata fatta la lunga sequenza di guerra? Chi sono gli eroi davvero per Mel Gibson e Andrew Garfield? L'ha poi visto Mad Max?
Prima una cosa che non c’entra niente, una curiosità. Alla fine l’hai visto Mad Max: Fury Road?
A proposito di questo, c’è una differenza tra i film che scegli di fare da attore e quelli che scegli di fare da regista?
MG: Non c’è differenza. Perché quando fai il protagonista sei comunque uno storyteller, porti la palla, come il quarterback. I miei personaggi sono persone da grandi storie, i diversi che fanno cose pazzesche. Siamo tutti attratti da queste storie di eroi, come dice Campbell [Joseph Campbell autore di Il viaggio dell’eroe ndr], lo si fa da quando usavamo la merda per dipingere sulle pareti. E se sono straordinari ci piacciono anche i disadattati.
MG: Non c'è un vero eroe vicino a me, ce ne sono tanti diversi. L'altro giorno parlavo con un veterano dell'Afghanistan tornato a casa con la sindrome da stress post traumatico, ora aiuta gli altri veterani. Molti si suicidano e lui ha capito che l'unica maniera di guarire è condividere quel che hai dentro con qualcuno che ti capisca, ha guarito se stesso e lo fa con gli altri. Quando vedi questa gente pensi “WOW è pazzesco! Sicuramente salva più vite ore di quanto non facesse in Afghanistan!”. Basti pensare che dei soldati andati in Vietnam 50.000 sono morti e 150.000 si sono suicidati al ritorno.
ANDREW GARFIELD: Gli eroi della mia vita sono quelli che non vogliono essere celebrati. Mio fratello è un dottore del servizio sanitario nazionale in Inghilterra, è devoto alla sua vocazione e non cerca ricompense, questa è la gente a cui guardo, come anche un amico che ho a Chicago e fa il mediatore tra polizia e le gang giovanili. Essere il salmone che va
controcorrente è la maniera più difficile di vivere quando tutti ci dicono di conformarci, ci dicono che saremo un membro valido della società se ci conformiamo. Quello di Hacksaw Ridge invece è un uomo che in qualche maniera sapeva che sarebbe stato ostracizzato dalla sua nazione ma si è tenuto ben saldo alle sue conoscenze e alle sue idee. Non essere presi dalla corrente è una battaglia che combattiamo sempre tutti.
Sappiamo che non ti sei mai fatto problemi quando c’è da mostrare la violenza, qui come hai cercato l’equilibrio giusto?
MG: Penso ci sia la quantità di violenza appropriata, non credo di aver indugiato, penso si debba vedere l'orrore della guerra per apprezzare cosa serva per non farlo per essere migliori, quanto sia straordinario uno spirito che riesce a vincere.
MG: In questo film la guerra è come una sinfonia con tanti momenti e movimenti, con tanti personaggi in ogni punto. Va visualizza e coreografata, non deve essere piatta o vecchio stampo, non voglio che invecchi di qui a qualche anno.
Alla fine la parte sul fronte sono 11 minuti, che è proprio tanto tempo quando vedi cose del genere ma le sequenze hanno tutti personaggi diversi, ogni volta devi capire chi sono i protagonisti e chi vuoi guardare. Per arrivarci ho fatto diversi storyboard ma non li amo troppo, sono però utili a spiegare a tutti cosa pensi.
Come mai proprio Andrew Garfield?
AG: Ci sono molti strani miracoli nella mia vita e tutto questo lo è. Quando ho visto Mel è stato amore a prima vista, e anche lui crede che sia così. È vero eh (ride) anche Victoria Beckham dice che le è capitato!
La pellicola è basata sulla vita di Desmond T. Doss (Garfield) , medico e primo obiettore di coscienza (qualcuno che rivendica il diritto di rifiutare il servizio militare) ad aver vinto la medaglia d’onore del Congresso per aver salvato decine di soldati durante la battaglia di Okinawa.
Il lungometraggio uscirà nelle nostre sale il 2 febbraio.