Michael Jackson: Netflix avrebbe quasi cancellato il documentario all'ultimo momento, ecco perché
Secondo Variety, Netflix avrebbe valutato di ritirare all'ultimo momento il documentario Michael Jackson: The Verdict per il timore di conseguenze legali. La piattaforma ha risposto.
A soli sette giorni dalla sua uscita programmata, il documentario Michael Jackson: il verdetto ha rischiato di non vedere mai la luce. Secondo quanto rivelato in esclusiva da Variety, i vertici di Netflix hanno seriamente considerato l'ipotesi di ritirare la docuserie in tre parti dedicata al processo penale del 2005 contro il Re del Pop, nonostante il trailer fosse già stato diffuso e la data di lancio annunciata pubblicamente. La ragione principale di questo clamoroso ripensamento sarebbe stata la paura di ritorsioni legali da parte dell'eredità di Michael Jackson, notoriamente combattiva quando si tratta di proteggere l'immagine del defunto artista.
Due fonti anonime hanno confermato a Variety che i "piani alti" dello streamer hanno avuto un vero e proprio attacco di panico, valutando seriamente l'opzione nucleare di cancellare tutto. "Sarebbe stato estremamente imbarazzante ritirare la serie dopo aver diffuso il trailer, sarebbe diventato un caso enorme", ha dichiarato una delle fonti. L'ansia non riguardava tanto la reazione dei fan, per quanto vocale e organizzata, quanto la prospettiva di una battaglia legale con l'eredità Jackson, dotata di risorse finanziarie considerevoli e di una reputazione per la litigiosità che precede la sua ombra.Ad ogni modo, Netflix ha respinto fermamente queste affermazioni ed in una dichiarazione ufficiale rilasciata a Variety, un portavoce della piattaforma ha definito "inesatte" le caratterizzazioni secondo cui Netflix avrebbe riconsiderato il lancio o cambiato rotta a causa di pressioni esterne, sottolineando che "la serie è stata lanciata come previsto e ha raggiunto la Top 10 di Netflix per tre settimane". Comunque la preoccupazione di Netflix non era campata in aria, poiché l'eredità di Michael Jackson ha una storia documentata di azioni legali contro produzioni considerate dannose per la memoria dell'artista. Nel 2019 aveva citato in giudizio HBO per il controverso documentario "Leaving Neverland", riuscendo infine a far rimuovere il film da HBO Max nel 2024.
Prima ancora, nel 2018, aveva intrapreso un'azione legale contro ABC per "The Last Days of Michael Jackson", che si era conclusa con un accordo extragiudiziale. Nonostante le apprensioni interne, al momento della pubblicazione di questa notizia Netflix non ha ricevuto alcuna comunicazione formale dall'eredità Jackson. E proprio in tal senso, un portavoce dell'eredità non ha risposto immediatamente alle richieste di commento di Variety. Il report riporta inoltre che il nervosismo di Netflix si è manifestato anche nella gestione operativa del documentario.
Lo streamer ha adottato una serie di precauzioni straordinarie: l'annuncio dell'esistenza della serie è arrivato appena due settimane prima del lancio, sono stati inviati briefing di sicurezza a tutti i coinvolti nella produzione, e tutte le comunicazioni relative al progetto sono passate attraverso un unico indirizzo email dedicato che non rivelava il nome del mittente. Netflix ha inoltre rifiutato categoricamente di fornire anteprime alla stampa prima della premiere e ha declinato qualsiasi richiesta di intervista con i realizzatori del documentario. "Non è stato permesso ai filmmaker di parlare", ha rivelato una fonte. "Non c'è stata assolutamente alcuna pubblicità, è stato straordinario". Una strategia di silenzio quasi totale, dettata dall'ansia di non alimentare ulteriormente le polemiche.La piattaforma ha anche dovuto affrontare un diluvio di email di protesta da parte dei fan di Jackson, sebbene la preoccupazione si sia attenuata quando è emerso che molti di questi messaggi provenivano da bot automatizzati. Una petizione, intitolata "Rimuovete 'Michael Jackson: The Verdict' da Netflix", ha comunque raccolto oltre 188.000 firme, mentre numerosi thread sui social media hanno visto fan dichiarare di aver cancellato i propri abbonamenti Netflix in segno di protesta.
Il divario tra critica e pubblico è evidente anche su Rotten Tomatoes, dove i critici hanno assegnato alla serie un punteggio dell'82%, mentre il pubblico si è fermato a un gelido 7%. Un sintomo della frattura profonda che ancora divide chi crede nell'innocenza di Jackson e chi ritiene credibili le accuse. In tutto questo ricordiamo che Michael Jackson: The Verdict, diretto da Nick Green e prodotto da Candle True Stories, riesamina il processo penale del 2005 che si concluse con l'assoluzione di Jackson da tutte le accuse, inclusa quella di molestie su minore nei confronti del dodicenne Gavin Arvizo.
La docuserie presenta testimonianze di entrambe le parti: chi credeva nella colpevolezza del cantante e chi continua a proclamarne l'innocenza, tra cui l'avvocato di lunga data della famiglia Jackson Brian Oxman, la pubblicista Raymone Bain e persino una fan che lasciò il lavoro per assistere al processo presso il tribunale della contea di Santa Barbara. Due membri della giuria sono stati intervistati per la serie, spiegando le ragioni della loro decisione. Né Arvizo né la sua famiglia, che aveva sostenuto le sue accuse, hanno partecipato al documentario.
Nonostante tutti i timori e le tensioni dietro le quinte, Michael Jackson: The Verdict è approdato su Netflix il 3 giugno come programmato, pochi mesi dopo l'uscita del biopic blockbuster dell'eredità Michael, che conclude la sua narrazione prima che inizino le accuse contro il cantante. Il documentario ha rapidamente scalato le classifiche televisive con 17,8 milioni di visualizzazioni nei primi cinque giorni, raggiungendo il numero uno in 61 paesi e la Top 10 in 89 nazioni.
La vicenda solleva interrogativi importanti sul potere delle eredità delle celebrità, sulla libertà editoriale delle piattaforme streaming e su quanto il timore di conseguenze legali possa influenzare le decisioni su quali storie raccontare e quali lasciare nel cassetto. Il tutto arriva proprio mentre Michael, il biopic ufficiale realizzato con il pieno sostegno dell'eredità di Jackson, ha superato il miliardo di dollari al box office mondiale, confermando quanto il nome del Re del Pop continui a esercitare un'enorme forza commerciale. In un contesto simile, non sorprende che anche un colosso come Netflix abbia valutato con estrema cautela ogni possibile conseguenza legata a un progetto tanto delicato.