Monica Vitti: la donna nuova del cinema italiano
Monica Vitti ha imposto un nuovo modello di donna che poi qualsiasi altra attrice italiana ha inseguito. Da sola ha cambiato le donne nel cinema italiano
È una carriera molto più corta di qualsiasi altra attrice che abbia lasciato un segno paragonabile, chiusa quando era arrivata a fatica all’apice. A differenza di molte altre infatti la sua non è una popolarità e un successo che arrivano di colpo, come accadeva nel cinema italiano degli anni ‘50 e ‘60, come accadde a Sophia Loren o Claudia Cardinale, o anche all’altrettanto rivoluzionaria Franca Valeri. Ci sono voluti anni perché il cinema italiano (e quindi poi il pubblico) si accorgesse di Monica Vitti e perché le fosse consentito di interpretare il suo tipo di femminilità.
LEGGI ANCHE - Monica Vitti è morta
LEGGI ANCHE - Morte Monica Vitti: le reazioni del mondo dello spettacolo e della cultura
Parliamo sempre di come sceneggiatori e registi creino film nuovi e cambino il cinema ma non ci sono dubbi che attraverso la recitazione e la scelta dei ruoli, un personaggio come Monica Vitti rende possibili film diversi. Se ancora La ragazza con la pistola (la sua prima commedia di successo) è un film che poteva trovare il tono che ha anche con un’altra attrice di talento, già due anni dopo, quando Monica Vitti ha imposto il suo modo di interpretare la donna contemporanea, un film come Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) può essere immaginato in quella forma solo se c’è un’attrice come lei.
Mentre Mastroianni e Giannini interpretano maschere note del repertorio della commedia italiana, Monica Vitti è qualcosa di mai visto prima, almeno con questa centralità, almeno nel cinema mainstream. È una donna che gestisce un rapporto a tre con personalità e vulnerabilità al tempo stesso, rendendo la cosa naturale e ordinaria. Non è solo protagonista, ma si prende il centro del riflettore, sta al livello di due attori importanti e molto ingombranti e lo fa senza ribadire il carattere sfrontato delle solite donne ribelli dell’epoca (che erano più che altro riottose, come animali difficili da domare), né quello materno delle donne vulnerabili e sensibili, che pure avevano gran posto nelle commedie.
In anni in cui le attrici di commedia o erano spalle o imitavano il modello di Franca Valeri (la comica che accetta la maschera e lo stereotipo per costruire la satira di costume che le interessa portare avanti), Monica Vitti metteva in scena una donna bella (quindi un modello a cui aspirare) che non vuole diventare maschera per far ridere, che interpreta la commedia senza ricorrere all’enfasi delle solite convenzioni sulla femminilità (non è precisina, non è matriarcale, non è isterica, non è umorale) e che, come poi sarà ripetuto dal femminismo che stava arrivando, non vuole scegliere ma pretende di essere tutto. Modello di bellezza e modello di ironia, modello di cinema d’autore e modello di commedia leggera.

Non è solo una donna che non deve scegliere in quale casella finire ma una che senza ricorrere all’espressionismo di Anna Magnani (eccezionale attrice controcorrente, mai modello per altre ma sempre prototipo unico di donne popolari e forti) riesce lo stesso ad essere così protagonista da costringere gli uomini che recitano con lei ad adeguarsi. Li costringe a guardarla e trattarla diversamente perché interpreta le battute senza essere remissiva e senza sfociare nella macchietta. Non puoi interagire con un’attrice come se fosse la solita macchietta se lei è così forte da imporsi diversamente. E Monica Vitti è seria e sexy, ha il tempo comico giusto ed è sexy, è commovente e sexy, è conscia del proprio potere e ha i suoi obiettivi (e sexy). Gli altri attori devono stare al passo per non sfigurare, altrimenti sono loro gli scemi, i registi le vanno dietro e le danno spazio perché fa funzionare tutti i film.
Questo tipo di donna autonoma è quello che rende possibile poi l’arrivo di Mariangela Melato e delle altre. Una rivoluzione non diversa da quella di Marlon Brando, che aveva preso la lingua vera americana e aveva dimostrato che non bisognava vergognarsi di come si parla nel paese reale, che anche quel modo di essere poteva animare nutrite la mitologia del cinema. Monica Vitti con la sua sola presenza dice che non bisogna aspirare per forza ad essere un modello idealizzato come Sophia Loren o Gina Lollobrigida, eterea come Claudia Cardinale o ruvida come Anna Magnani ma che esistono altri modi di essere donna altrettanto vincenti e da inseguire. Da quel momento praticamente tutte le nuove attrici italiane vogliono essere Monica Vitti, tutte vogliono recitare quel tipo di femminilità. E solo l’arrivo di queste attrici poi fa sì che possano esistere film come quelli di Lina Wertmuller e via dicendo, il cinema che rivede l’apporto femminile, che racconta il femminile in una nuova maniera e che dialoga con il pubblico in un modo diverso, non più pettinando le sue convinzioni ma lavorando per scardinarle, senza chiedere il permesso e anche senza esasperare il conflitto tramutandolo in una guerra.



