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Mortal Kombat 3 si farà? Dopo l'ennesimo flop, i fan temono il peggio

I risultati magri al botteghino di Mortal Kombat 2 mettono in serio rischio la realizzazione del terzo capitolo, nonostante i pareri positivi dei fan.

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Il successo non sempre si misura solo in milioni incassati. Simon McQuoid, il regista che ha riportato in vita il franchise di Mortal Kombat con due film consecutivi, ha fatto marcia indietro sull'entusiasmo per un terzo capitolo. In un'intervista rilasciata a JoBlo in occasione dell'uscita home video di Mortal Kombat II, McQuoid ha lanciato un messaggio chiaro ai fan: dovranno "aspettare e vedere" prima di cantare vittoria sul terzo film.

La cautela del filmmaker australiano non è casuale. Dietro le quinte, i numeri raccontano una storia più complessa di quanto il box office globale possa far pensare. Mortal Kombat II ha incassato 129 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando ufficialmente il capitolo live-action più redditizio della saga, superando di misura il Mortal Kombat originale del 1995 diretto da Paul W.S. Anderson. Eppure, questi 129 milioni non bastano ancora.

McQuoid ha spiegato che "il ciclo di vita del film deve completarsi interamente" prima che lui, il cast o lo studio possano confermare definitivamente se Mortal Kombat 3 andrà avanti. Una dichiarazione che solleva il velo sui meccanismi spesso opachi dell'industria cinematografica: un film non smette di esistere quando esce dalle sale. Il vero verdetto arriva dopo, quando home video, streaming, vendite digitali e licensing completano il quadro economico complessivo.

Mortal Kombat 2 - Warner Bros Pictures

Il problema sta tutto nei conti. Mortal Kombat II è costato 80 milioni di dollari, un budget non astronomico per gli standard hollywoodiani, ma comunque un significativo aumento rispetto ai 55 milioni del primo capitolo del 2021. La regola non scritta dell'industria dice che un film deve incassare almeno 2,5 volte il suo budget produttivo per iniziare a generare profitti reali, una volta sottratti i costi di marketing, distribuzione e le percentuali delle sale cinematografiche. Questo significa che Mortal Kombat II avrebbe dovuto raggiungere quota 200 milioni per essere considerato un successo finanziario netto. Con 129 milioni, il gap è evidente.

Un grande peccato visto che McQuoid ha dimostrato di essere la persona giusta per questo franchise. Il regista ha confezionato due film che funzionano sia come celebrazioni nostalgiche per i fan di lunga data sia come action movie accessibili per un pubblico più ampio, riuscendo a catturare lo spirito della saga videoludica ancor meglio delle precedenti trasposizioni. Eppure, tutto questo potrebbe non essere sufficiente.

Il mercato cinematografico del 2026 è brutale: i costi di produzione sono esplosi, le sale stanno ancora cercando di recuperare il pubblico perduto durante la pandemia, e la competizione con lo streaming ha ridotto la finestra di profittabilità dei film in sala. Per uno studio, investire altri 80-100 milioni in un terzo capitolo senza la certezza matematica del ritorno economico è un rischio che richiede riflessione.

Mortal Kombat 2 - Warner Bros Pictures

Per i fan, l'attesa si fa più pesante. Mortal Kombat II si chiude con chiari agganci narrativi per un seguito: nuovi antagonisti, alleanze in bilico, personaggi lasciati in sospeso. Il finale è costruito esattamente come quello di un film destinato a continuare, non a concludersi, come evidenziato dai primi dati ai tempi dell'uscita. Ma Hollywood è piena di sequel annunciati e mai realizzati, di cliffhanger rimasti senza risposta, di franchise interrotti a metà della loro corsa. La differenza tra un sequel confermato e uno cancellato spesso si misura in pochi milioni di dollari, in qualche punto percentuale di margine di profitto.

La palla ora è nelle mani di New Line Cinema e, indirettamente, del pubblico. Ogni acquisto digitale, ogni noleggio, ogni view su piattaforma diventa un voto per la sopravvivenza del franchise. È un meccanismo che i fan raramente vedono, ma che determina il destino di molti progetti: l'industria dell'intrattenimento è diventata una maratona di dati, algoritmi e proiezioni finanziarie, dove persino un film da 129 milioni di dollari può finire in zona grigia.

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