Mussolini in TV parla alla Gen Z: la serie con Luca Marinelli trova il suo pubblico proprio tra i più giovani
M. Il figlio del secolo debutta su La7 e attira i giovani: il 6,5% di share tra i 15 e i 24 anni e milioni di visualizzazioni online.
Il debutto in chiaro di M. Il figlio del secolo su La7 ha portato davanti alla televisione un pubblico che la rete intercetta meno frequentemente quello dei ragazzi. La serie con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini ha ottenuto il 6,5% di share tra i 15 e i 24 anni, uno dei dati più significativi della prima serata. Un risultato che arriva mentre gli studenti tornano a mobilitarsi nelle piazze italiane e il dibattito sulla memoria storica resta attuale. Più che una vittoria assoluta nella gara degli ascolti, il dato racconta la capacità di una produzione televisiva di attirare l'attenzione delle nuove generazioni.
A spiegare l'interesse dei più giovani possono contribuire diversi elementi. Luca Marinelli è un volto conosciuto anche dalle nuove generazioni, mentre la regia di Joe Wright adotta un linguaggio lontano dalla rappresentazione storica più tradizionale. Il protagonista si rivolge direttamente alla macchina da presa, rompendo la quarta parete e coinvolgendo chi guarda in una narrazione dal ritmo contemporaneo. A questo si aggiungono le musiche elettroniche firmate da Tom Rowlands, membro dei Chemical Brothers, e la possibilità di vedere la serie gratuitamente sul sito La7.it e attraverso l'app dell'emittente. L'accessibilità digitale, insieme alla scelta stilistica, può aver favorito la curiosità di un pubblico abituato a fruire dei contenuti anche fuori dalla televisione tradizionale.
La serie nasce dall'omonimo romanzo di Antonio Scurati, pubblicato da Bompiani e vincitore del Premio Strega, tradotto in oltre 40 Paesi. La storia parte dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento nel 1919 e segue il percorso che conduce Mussolini alla dittatura, intrecciando gli eventi politici con la dimensione privata del futuro dittatore. La prima mondiale si è svolta fuori concorso all'81ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il progetto è stato sviluppato da Stefano Bises, Davide Serino e dallo stesso Scurati, che hanno firmato il soggetto generale e quelli dei singoli episodi, la sceneggiatura è invece di Bises e Serino.