M – Il figlio del secolo, cosa cambia tra romanzo e serie? Le differenze nascondono più di quanto sembri
M – Il figlio del secolo è fedele al romanzo di Antonio Scurati? Scopri cosa cambia nella serie con Luca Marinelli, dai personaggi alle scene eliminate.
M – Il figlio del secolo ha conquistato il pubblico anche grazie alla straordinaria trasformazione di Luca Marinelli in Benito Mussolini, ma chi ha letto il romanzo di Antonio Scurati potrebbe aver notato qualcosa di sorprendente: la serie televisiva e il libro raccontano gli stessi avvenimenti, ma non sempre lo fanno nello stesso modo. Alcuni personaggi hanno meno spazio, intere vicende sono state condensate e persino il rapporto tra Mussolini e il pubblico cambia profondamente. E dietro queste differenze si nascondono scelte che lo stesso scrittore, almeno inizialmente, aveva guardato con una certa preoccupazione.
La prima grande differenza riguarda proprio il modo in cui Mussolini racconta la propria storia. Nella serie, il personaggio interpretato da Marinelli guarda frequentemente in camera, si rivolge direttamente agli spettatori e li rende quasi complici delle sue strategie politiche. È una scelta che richiama produzioni come House of Cards e che diventa uno degli elementi più riconoscibili dello stile di Wright. Nel romanzo, invece, il rapporto con il lettore è diverso, visto che Mussolini non accompagna continuamente gli avvenimenti attraverso monologhi rivolti al pubblico, anche se il libro utilizza la sua voce in passaggi fondamentali, compresi l'inizio e la conclusione.
La serie ha quindi ampliato un elemento già presente nell'opera originale, trasformandolo in un vero e proprio dispositivo narrativo. Gli sceneggiatori hanno spiegato che questa decisione nasceva proprio dalla volontà di conservare l'impostazione del romanzo, ma rendendola più efficace sullo schermo. Eppure, il risultato produce un cambiamento significativo: lo spettatore trascorre molto più tempo all'interno della prospettiva di Mussolini, mentre nel libro lo sguardo si sposta frequentemente anche sugli altri protagonisti. È questa la seconda differenza fondamentale.
Un esempio particolarmente significativo riguarda il Biennio rosso, il periodo di forti tensioni sociali e politiche che attraversò l'Italia tra il 1919 e il 1920. Nel libro, Scurati dedica moltissime pagine alla ricostruzione delle proteste, degli scioperi, delle occupazioni e delle paure che alimentarono il clima dell'epoca. Nella serie, invece, gran parte di questo materiale viene concentrata in una sola puntata. Lo sceneggiatore Davide Serino ha spiegato che si trattava di una necessità narrativa: trasferire integralmente sullo schermo centinaia di pagine avrebbe rischiato di rallentare eccessivamente il ritmo della storia.
La conseguenza è che il romanzo permette di comprendere con maggiore gradualità il contesto nel quale Mussolini riuscì a conquistare consenso, mentre la serie privilegia i momenti di svolta e gli avvenimenti più drammatici. Non cambia la cronologia fondamentale, ma cambia il tempo dedicato a comprenderne le cause. Un'altra differenza importante riguarda l'utilizzo dei documenti storici. Il romanzo di Scurati è costruito come un'opera narrativa documentaria, nella quale articoli di giornale, lettere, discorsi e testimonianze diventano parte integrante del racconto. Il lettore può confrontarsi direttamente con numerose fonti dell'epoca, spesso riportate in sezioni autonome.
La differenza, però, non riguarda soltanto ciò che è stato eliminato, visto che alcuni personaggi della serie sono stati modificati rispetto alla loro rappresentazione nel romanzo, fino a riunire caratteristiche appartenenti a figure storiche differenti. Uno degli esempi più interessanti è don Giovanni Minzoni, sacerdote realmente esistito e assassinato dai fascisti nel 1923. Gli sceneggiatori hanno spiegato che la sua rappresentazione televisiva incorpora anche elementi riconducibili alle esperienze di altri sacerdoti dell'epoca.
Un procedimento simile è stato utilizzato per alcuni appartenenti agli Arditi. Mentre figure come Balbo e Forni conservano un'identità storica ben definita, nel personaggio di Volpi confluiscono caratteristiche di più persone. Si tratta di una libertà creativa che permette alla serie di ridurre il numero dei personaggi senza rinunciare completamente alle dinamiche rappresentate nel libro. Anche il trattamento di Rachele Guidi, moglie di Mussolini, rivela una differenza interessante, poiché nella serie, Rachele arriva a rivolgersi direttamente al pubblico, interrompendo per un momento il predominio narrativo del marito. È un'eccezione significativa, perché Mussolini è quasi sempre l'unico personaggio autorizzato a rompere la quarta parete.
Nel passaggio alla televisione, però, questo rischio diventava inevitabilmente maggiore, anche per la forza dell'interpretazione di Marinelli. Lo scrittore ha raccontato di aver nutrito inizialmente alcune perplessità sul tono scelto da Wright, soprattutto per la presenza di elementi grotteschi e momenti quasi comici. Temeva che una rappresentazione troppo caricaturale potesse ridurre la gravità storica del personaggio. Gli stessi sceneggiatori hanno riconosciuto di aver cercato, almeno nella parte iniziale, di rendere Mussolini un protagonista capace di attirare l'attenzione e persino una certa simpatia dello spettatore.
Un meccanismo volutamente disturbante, perché la progressiva trasformazione del racconto avrebbe dovuto mettere il pubblico di fronte alle conseguenze delle sue azioni. Scurati, tuttavia, ha successivamente riconosciuto di essersi ricreduto su alcune delle proprie preoccupazioni, e dopo aver visto il risultato, ha espresso apprezzamento per il lavoro compiuto dal regista e dagli sceneggiatori, pur ribadendo la necessità di evitare qualsiasi forma di fascinazione nei confronti del fascismo. Esiste poi una differenza che riguarda il linguaggio stesso dell'opera, poiché il romanzo affida gran parte della propria forza alla scrittura, al montaggio dei documenti e alla possibilità di entrare progressivamente nelle contraddizioni dei protagonisti.
Gli eventi fondamentali rimangono dunque gli stessi, dove a cambiare sono soprattutto il punto di vista, la quantità di informazioni, la caratterizzazione dei personaggi e il modo in cui il pubblico viene coinvolto. Ed è proprio per questo che leggere M – Il figlio del secolo dopo aver visto la serie non significa semplicemente rivivere una storia già conosciuta. Significa scoprire personaggi rimasti in secondo piano, comprendere meglio passaggi storici appena accennati e osservare Mussolini attraverso una prospettiva meno concentrata sulla sua presenza scenica. Perché, se la serie di Joe Wright mostra soprattutto come Mussolini riuscì a conquistare l'attenzione e il potere, il romanzo di Antonio Scurati permette di comprendere con maggiore profondità il mondo politico e sociale che rese possibile quella conquista.