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M – Il figlio del secolo, 400 comparse fatte ballare e i segreti di Marinelli: 7 assurdi retroscena dal set

Dalle 400 comparse fatte ballare da Joe Wright alla trasformazione di Luca Marinelli: 7 curiosità sorprendenti dal set di M – Il figlio del secolo.

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M – Il figlio del secolo è una di quelle serie che riescono a sorprendere anche quando si conosce già la storia che stanno raccontando. Dietro la ricostruzione dell'ascesa al potere di Benito Mussolini, interpretato da Luca Marinelli, si nasconde infatti un lavoro produttivo ricco di scelte insolite, trasformazioni fisiche e dettagli che difficilmente uno spettatore potrebbe immaginare. Basti pensare che, durante una delle scene più imponenti, centinaia di comparse si sono ritrovate a ballare come se fossero a un concerto, mentre il protagonista pronunciava un discorso destinato a diventare uno dei momenti più significativi della serie.

Diretta da Joe Wright e tratta dall'omonimo romanzo di Antonio Scurati, la produzione Sky Original, disponibile anche su NOW, ha richiesto una preparazione particolarmente complessa. Ma sono soprattutto le storie emerse dal dietro le quinte a raccontare quanto il regista abbia voluto allontanarsi dall'impostazione tradizionale del dramma storico, trasformando ogni ambiente, costume e movimento in una parte essenziale della narrazione. Quattrocento comparse hanno ballato per due notti durante un discorso di Mussolini. È probabilmente uno degli aneddoti più sorprendenti dell'intera lavorazione.

Per girare la sequenza ambientata alle Terme di Caracalla, Joe Wright ha utilizzato grandi impianti audio e fatto partire musica ad alto volume, chiedendo alle comparse di muoversi con l'energia di un pubblico durante un concerto. L'obiettivo non era naturalmente quello di trasformare il discorso in una festa, ma di ottenere una partecipazione collettiva intensa e credibile, capace di restituire la forza inquietante della propaganda e dell'esaltazione delle masse. L'attore Francesco Russo, interprete di Cesare Rossi, ha raccontato questo particolare nel documentario dedicato alla realizzazione della serie. La scena ha richiesto due intere notti di riprese e il risultato è uno dei momenti visivamente più potenti della produzione.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Luca Marinelli si è trasformato in Mussolini senza ricorrere alle grandi protesi inizialmente previste. La somiglianza con il dittatore è uno degli elementi che hanno maggiormente colpito il pubblico, ma il processo che ha portato alla trasformazione dell'attore è stato molto diverso da quello immaginato in un primo momento. La produzione aveva valutato l'utilizzo di protesi facciali, prima di scegliere una strada più legata al corpo e alla fisionomia naturale dell'interprete. Marinelli ha lavorato sulla propria corporatura, aumentando progressivamente il peso, e ha mantenuto per circa sette mesi un taglio di capelli studiato per il personaggio.

Il reparto trucco, guidato da Aldo Signoretti, ha inoltre utilizzato lenti a contatto per scurirgli gli occhi e piccoli inserti nelle narici per modificare la forma del naso. Persino le sopracciglia sono state tagliate. Un lavoro minuzioso che non riguardava soltanto l'aspetto esteriore: anche la postura, la voce e il modo di occupare lo spazio hanno contribuito a costruire una figura riconoscibile senza trasformarla in una semplice imitazione. Per ricostruire la Milano degli anni Venti è stato realizzato un intero quartiere. Tra le scenografie più impegnative figura quella dedicata al Bottonuto, l'antico quartiere milanese in cui prende avvio il racconto.

La produzione ha costruito un grande ambiente esterno articolato in dodici set differenti, così da restituire l'atmosfera urbana dell'epoca. Lo scenografo Mauro Vanzati ha spiegato che il lavoro non consisteva semplicemente nel riprodurre fedelmente gli edifici del passato. Le ricostruzioni dovevano anche riflettere il linguaggio visivo voluto da Wright, con prospettive, forme e contrasti capaci di comunicare l'instabilità politica e sociale del periodo. L'intera lavorazione ha richiesto 127 giorni di riprese, oltre 2.000 comparse e circa 190 set ricostruiti. Numeri che aiutano a comprendere la dimensione di un progetto pensato per dare vita a un mondo storico completo, ma allo stesso tempo profondamente cinematografico.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

La casa di Margherita Sarfatti è stata reinventata come un'opera d'arte. Chi ha visto la serie difficilmente avrà dimenticato gli interni dell'abitazione del personaggio interpretato da Barbara Chichiarelli. Le pareti, i pavimenti e le decorazioni sembrano fondersi in un ambiente quasi irreale, dove geometrie e contrasti cromatici creano un effetto visivo particolarmente riconoscibile. Ebbene, quella casa non è stata ricostruita seguendo rigidamente l'aspetto dell'abitazione storica di Sarfatti. Vanzati ha raccontato di aver scelto un'estetica influenzata dalle avanguardie artistiche e dallo stile viennese, pur mantenendo un legame con il periodo rappresentato. L'obiettivo era restituire attraverso gli ambienti il mondo intellettuale e culturale frequentato dalla donna.

Il risultato è uno spazio che sembra quasi un quadro futurista tridimensionale, pensato per far perdere allo spettatore i normali riferimenti spaziali. Una scelta che dimostra come, nella serie, anche le scenografie raccontino qualcosa dei personaggi, una scena di pochi minuti ha richiesto dieci ore di lavoro. Un altro retroscena particolarmente curioso arriva dalla testimonianza di una comparsa che ha partecipato alle riprese del secondo episodio, proprio nella casa di Margherita Sarfatti. La sequenza prevedeva numerosi personaggi, movimenti simultanei e piccoli episodi che si svolgevano sullo sfondo, mentre l'attenzione principale rimaneva concentrata su Mussolini e sugli altri protagonisti.

Joe Wright ha seguito personalmente anche le comparse, assegnando loro precise identità e indicazioni su come comportarsi. Una delle figuranti, ad esempio, doveva interpretare una giovane donna accompagnata da un uomo facoltoso, con il quale inscenare un piccolo litigio. Alcuni gesti sono rimasti visibili nel montaggio definitivo, mentre altri sono stati eliminati. E per completare quella singola scena sono servite circa dieci ore, con riprese effettuate da diverse angolazioni. Ma c'è un dettaglio ancora più curioso: le sigarette utilizzate dagli attori erano finte e dovevano essere sostituite continuamente, perché si spegnevano dopo appena uno o due minuti. Secondo la testimonianza della comparsa, invece, le bevande alcoliche presenti sul set erano vere.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

I costumi degli Arditi nascondevano un lavoro artigianale impressionante. La ricostruzione dell'abbigliamento è stata affidata a Massimo Cantini Parrini, che ha studiato i tessuti, le forme e i cambiamenti della moda nel periodo raccontato dalla serie. Un'attenzione particolare è stata riservata agli Arditi, i cui abiti presentavano numerosi simboli legati alla morte, soprattutto teschi. Il reparto costumi ha riprodotto e cucito a mano questi elementi, cercando di ottenere un risultato coerente con l'estetica dell'epoca. Persino l'aspetto apparentemente trascurato di alcuni indumenti era frutto di una precisa scelta: i tessuti non venivano necessariamente stirati, proprio per evitare che sembrassero troppo nuovi o perfetti.

All'estremo opposto si trovavano gli abiti dei personaggi appartenenti agli ambienti più raffinati. Per Margherita Sarfatti, ad esempio, sono stati realizzati costumi particolarmente elaborati, mentre alcune comparse hanno indossato autentici abiti di seta, pensati per ricreare l'eleganza degli anni Venti. La musica dei Chemical Brothers ha un legame personale con Luca Marinelli. La colonna sonora rappresenta una delle caratteristiche più riconoscibili di M – Il figlio del secolo. Anziché affidarsi esclusivamente a composizioni orchestrali tradizionali, Joe Wright ha coinvolto Tom Rowlands, componente dei Chemical Brothers, per dare alla serie un'identità musicale contemporanea, costruita anche attraverso sonorità elettroniche. Una scelta che ha entusiasmato particolarmente Marinelli.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

L'attore ha raccontato che la musica dei Chemical Brothers era strettamente legata ai suoi ricordi della fine degli anni Novanta, quando le loro canzoni accompagnavano feste e ascolti condivisi con gli amici. Per Rowlands, inoltre, non si trattava della prima collaborazione con Wright: i due avevano già lavorato insieme, tra le altre cose, al film Hanna. In questo caso, però, il compositore si è trovato davanti a una sfida completamente diversa, dovendo accompagnare una storia ambientata un secolo prima attraverso un linguaggio musicale moderno. E la musica non era presente soltanto nel prodotto finito, visto che anche durante le riprese Wright la utilizzava per influenzare l'energia degli interpreti e l'atmosfera delle scene, come dimostra proprio l'episodio delle quattrocento comparse alle Terme di Caracalla.

Sono dettagli che permettono di osservare M – Il figlio del secolo da una prospettiva completamente diversa. Dietro una serie dedicata a uno dei periodi più drammatici della storia italiana si nasconde una lavorazione fatta di sperimentazione, ricostruzioni imponenti e decisioni artistiche tutt'altro che convenzionali. Dalle centinaia di persone che ballavano durante un discorso politico alle dieci ore necessarie per girare una sola scena, ogni elemento racconta la volontà di Joe Wright di trasformare il racconto storico in un'esperienza visiva e sonora capace di lasciare il segno.

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