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Luca Marinelli è fascista? Le polemiche per il ruolo di Mussolini e la risposta che chiarisce tutto

Luca Marinelli è fascista? Le polemiche per il ruolo di Mussolini in M – Il figlio del secolo, le sue dichiarazioni antifasciste e la verità sulla vicenda.

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Luca Marinelli è davvero fascista? È una domanda che può sembrare paradossale, soprattutto considerando le posizioni pubbliche dell'attore, eppure il suo volto nei panni di Benito Mussolini in M – Il figlio del secolo ha riacceso una discussione che va ben oltre la televisione. La trasformazione fisica, l'interpretazione del dittatore e alcune dichiarazioni rilasciate durante la promozione della serie hanno alimentato polemiche e incomprensioni. Ma la posizione politica di Marinelli è molto diversa da quella del personaggio che ha interpretato, e a chiarirlo è stato proprio lui, in numerose occasioni.

La serie diretta da Joe Wright, tratta dall'omonimo romanzo di Antonio Scurati e distribuita da Sky e NOW a partire dal 10 gennaio 2025, racconta l'ascesa di Mussolini dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento nel 1919 fino al discorso parlamentare del 3 gennaio 1925, successivo all'assassinio di Giacomo Matteotti. Un progetto ambizioso, che ha richiesto a Marinelli di confrontarsi con una delle figure più controverse e drammatiche della storia italiana.

Proprio la decisione di interpretare Mussolini ha rappresentato un problema per l'attore, che si è sempre dichiarato apertamente antifascista. Durante la presentazione della serie alla Mostra del Cinema di Venezia del settembre 2024, Marinelli ha spiegato di provenire da una famiglia profondamente legata ai valori dell'antifascismo e di aver vissuto il ruolo come una responsabilità storica, oltre che artistica. Per comprendere la difficoltà di questa scelta, basta ricordare una delle sue dichiarazioni più significative:

“Io, antifascista convinto, per sette mesi ho dovuto sospendere il giudizio, è questo il compito di un attore, ed è stato dolorosissimo per me”. - Luca Marinelli

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Parole che chiariscono un punto fondamentale: sospendere il giudizio durante un'interpretazione non significa condividere le idee del personaggio. Per Marinelli si trattava di comprendere i meccanismi psicologici e politici che avevano permesso a Mussolini di conquistare il potere, senza trasformarlo in una caricatura e senza giustificarne le responsabilità. L'attore ha infatti insistito sulla necessità di rappresentare Mussolini come un essere umano, anziché come una figura astratta o demoniaca. Una scelta narrativa che potrebbe sembrare rischiosa, ma che risponde a un obiettivo preciso: mostrare come il fascismo sia nato e si sia affermato attraverso decisioni, complicità e comportamenti concreti, e non per effetto di qualcosa di inspiegabile.

Marinelli non ha mai nascosto il proprio giudizio storico sul dittatore, definendolo un criminale responsabile di crimini gravissimi. La sua interpretazione non nasce dunque dall'ammirazione, ma dal tentativo di raccontare una pagina del passato che, secondo l'attore, l'Italia non ha ancora completamente elaborato. A rendere ancora più evidente il suo rapporto con l'antifascismo è un episodio personale raccontato in diverse interviste: la reazione di sua nonna quando le comunicò che avrebbe interpretato Benito Mussolini. Marinelli ha spiegato che la donna, figura fondamentale nella sua educazione, inizialmente rimase sconcertata dalla notizia.

Cresciuto in una famiglia antifascista, l'attore sapeva quanto quella scelta potesse apparire difficile da comprendere. La nonna gli chiese semplicemente perché avesse deciso di accettare proprio quel personaggio, ma la risposta arrivò soltanto dopo aver visto il risultato finale. Durante una proiezione privata organizzata per la famiglia, la donna comprese il senso del progetto e gli disse: “Hai fatto bene”. Un riconoscimento che Marinelli ha descritto come una liberazione, perché proveniva da una delle persone alle quali teneva maggiormente a spiegare le proprie intenzioni. In un'intervista a Repubblica del gennaio 2025, l'attore ha inoltre raccontato un particolare significativo: ogni anno sua nonna gli regala la tessera dell'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Un gesto simbolico che testimonia quanto l'antifascismo sia radicato nella sua storia familiare.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Ma le polemiche non si sono fermate alla scelta del ruolo, visto che nei giorni dell'uscita della serie, Marinelli è stato criticato anche per aver descritto l'esperienza di interpretare Mussolini come qualcosa di particolarmente doloroso dal punto di vista umano ed etico. Alcuni commentatori hanno contestato il tono delle sue dichiarazioni, giudicando eccessiva l'enfasi sulla sofferenza personale dell'attore. Il 10 gennaio 2025, intervenendo nel programma 5 in condotta di Serena Bortone su Rai Radio2, Marinelli ha risposto direttamente a queste critiche:

“Ho letto le critiche, naturalmente dispiacciono, perché non mi sembra di aver detto nulla di brutto o di drammatico. Ho semplicemente parlato di una mia emozione, perché penso sia importante condividere le proprie emozioni”. - Luca Marinelli

L'attore ha poi spiegato che il disagio derivava soprattutto dal confronto quotidiano con un personaggio realmente esistito, responsabile di aver privato milioni di persone della libertà e di aver segnato profondamente la storia del Paese. Nella stessa intervista ha sintetizzato il senso della propria esperienza con un'altra dichiarazione particolarmente netta:

“Interpretare Benito Mussolini è come aver visto la persona che non vuoi essere”. - Luca Marinelli

Una frase che difficilmente lascia spazio a interpretazioni ambigue. Marinelli non si è riconosciuto in Mussolini, ma ha vissuto il ruolo come un confronto con ciò che rifiuta, sia sul piano personale sia su quello politico. L'attore ha anche affrontato un'altra questione centrale: perché, a distanza di un secolo, Mussolini continua a esercitare un certo fascino su alcune persone? Marinelli ha dichiarato di non aver mai provato quella fascinazione, sottolineando come il dittatore fosse riuscito a utilizzare la comunicazione e le emozioni collettive per conquistare consenso.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Secondo la sua lettura, Mussolini aveva compreso l'efficacia di messaggi semplici, capaci di rivolgersi direttamente alle paure e ai bisogni della popolazione. Una strategia che l'attore considera importante analizzare anche per comprendere alcune dinamiche della politica contemporanea. Il regista Joe Wright ha espresso una posizione simile, spiegando di aver voluto raccontare Mussolini come un uomo e non come un mostro. L'obiettivo, secondo il cineasta, era evitare che la demonizzazione del personaggio permettesse agli spettatori di considerare il fascismo un fenomeno lontano e irripetibile. È proprio qui che si trova la chiave dell'intera discussione.

Interpretare una figura storica non equivale a condividerne le convinzioni, così come raccontare il fascismo non significa necessariamente celebrarlo. Nel caso di M – Il figlio del secolo, attore, regista e autore del romanzo hanno ripetutamente presentato il progetto come un tentativo di comprendere e denunciare i meccanismi che portarono alla nascita della dittatura. Le dichiarazioni di Marinelli, dunque, non sostengono l'idea di una sua vicinanza al fascismo: raccontano esattamente il contrario. E anche le critiche documentate nei giorni dell'uscita della serie riguardavano soprattutto il modo in cui l'attore aveva descritto il proprio coinvolgimento emotivo, non una dimostrata adesione all'ideologia del personaggio. La vicenda solleva infine una domanda che riguarda il cinema e la televisione in generale: fino a che punto un attore può spingersi nel rappresentare una figura storica senza essere confuso con essa?

Per Marinelli, la risposta passa attraverso la conoscenza, lo studio e la responsabilità di raccontare anche le pagine più oscure della storia. Ed è forse questo il significato più profondo della sua interpretazione: per raccontare Mussolini, Luca Marinelli ha dovuto avvicinarsi a un uomo dal quale, nella vita reale, ha sempre voluto prendere le distanze. Un ulteriore elemento utile per l'approfondimento: nel febbraio 2025 anche Rachele Mussolini, nipote del dittatore, contestò alcune dichiarazioni di Marinelli sulla personalità del nonno, sostenendo che l'attore avrebbe dovuto informarsi meglio. Si trattava però di una critica alla sua rappresentazione di Mussolini, non di un'accusa di fascismo.

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