Luca Marinelli è fascista? Le polemiche per il ruolo di Mussolini e la risposta che chiarisce tutto
Luca Marinelli è fascista? Le polemiche per il ruolo di Mussolini in M – Il figlio del secolo, le sue dichiarazioni antifasciste e la verità sulla vicenda.
Luca Marinelli è davvero fascista? È una domanda che può sembrare paradossale, soprattutto considerando le posizioni pubbliche dell'attore, eppure il suo volto nei panni di Benito Mussolini in M – Il figlio del secolo ha riacceso una discussione che va ben oltre la televisione. La trasformazione fisica, l'interpretazione del dittatore e alcune dichiarazioni rilasciate durante la promozione della serie hanno alimentato polemiche e incomprensioni. Ma la posizione politica di Marinelli è molto diversa da quella del personaggio che ha interpretato, e a chiarirlo è stato proprio lui, in numerose occasioni.
Proprio la decisione di interpretare Mussolini ha rappresentato un problema per l'attore, che si è sempre dichiarato apertamente antifascista. Durante la presentazione della serie alla Mostra del Cinema di Venezia del settembre 2024, Marinelli ha spiegato di provenire da una famiglia profondamente legata ai valori dell'antifascismo e di aver vissuto il ruolo come una responsabilità storica, oltre che artistica. Per comprendere la difficoltà di questa scelta, basta ricordare una delle sue dichiarazioni più significative:
“Io, antifascista convinto, per sette mesi ho dovuto sospendere il giudizio, è questo il compito di un attore, ed è stato dolorosissimo per me”. - Luca Marinelli
Parole che chiariscono un punto fondamentale: sospendere il giudizio durante un'interpretazione non significa condividere le idee del personaggio. Per Marinelli si trattava di comprendere i meccanismi psicologici e politici che avevano permesso a Mussolini di conquistare il potere, senza trasformarlo in una caricatura e senza giustificarne le responsabilità. L'attore ha infatti insistito sulla necessità di rappresentare Mussolini come un essere umano, anziché come una figura astratta o demoniaca. Una scelta narrativa che potrebbe sembrare rischiosa, ma che risponde a un obiettivo preciso: mostrare come il fascismo sia nato e si sia affermato attraverso decisioni, complicità e comportamenti concreti, e non per effetto di qualcosa di inspiegabile.
Cresciuto in una famiglia antifascista, l'attore sapeva quanto quella scelta potesse apparire difficile da comprendere. La nonna gli chiese semplicemente perché avesse deciso di accettare proprio quel personaggio, ma la risposta arrivò soltanto dopo aver visto il risultato finale. Durante una proiezione privata organizzata per la famiglia, la donna comprese il senso del progetto e gli disse: “Hai fatto bene”. Un riconoscimento che Marinelli ha descritto come una liberazione, perché proveniva da una delle persone alle quali teneva maggiormente a spiegare le proprie intenzioni. In un'intervista a Repubblica del gennaio 2025, l'attore ha inoltre raccontato un particolare significativo: ogni anno sua nonna gli regala la tessera dell'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Un gesto simbolico che testimonia quanto l'antifascismo sia radicato nella sua storia familiare.
Ma le polemiche non si sono fermate alla scelta del ruolo, visto che nei giorni dell'uscita della serie, Marinelli è stato criticato anche per aver descritto l'esperienza di interpretare Mussolini come qualcosa di particolarmente doloroso dal punto di vista umano ed etico. Alcuni commentatori hanno contestato il tono delle sue dichiarazioni, giudicando eccessiva l'enfasi sulla sofferenza personale dell'attore. Il 10 gennaio 2025, intervenendo nel programma 5 in condotta di Serena Bortone su Rai Radio2, Marinelli ha risposto direttamente a queste critiche:
“Ho letto le critiche, naturalmente dispiacciono, perché non mi sembra di aver detto nulla di brutto o di drammatico. Ho semplicemente parlato di una mia emozione, perché penso sia importante condividere le proprie emozioni”. - Luca Marinelli
“Interpretare Benito Mussolini è come aver visto la persona che non vuoi essere”. - Luca Marinelli
Una frase che difficilmente lascia spazio a interpretazioni ambigue. Marinelli non si è riconosciuto in Mussolini, ma ha vissuto il ruolo come un confronto con ciò che rifiuta, sia sul piano personale sia su quello politico. L'attore ha anche affrontato un'altra questione centrale: perché, a distanza di un secolo, Mussolini continua a esercitare un certo fascino su alcune persone? Marinelli ha dichiarato di non aver mai provato quella fascinazione, sottolineando come il dittatore fosse riuscito a utilizzare la comunicazione e le emozioni collettive per conquistare consenso.
Secondo la sua lettura, Mussolini aveva compreso l'efficacia di messaggi semplici, capaci di rivolgersi direttamente alle paure e ai bisogni della popolazione. Una strategia che l'attore considera importante analizzare anche per comprendere alcune dinamiche della politica contemporanea. Il regista Joe Wright ha espresso una posizione simile, spiegando di aver voluto raccontare Mussolini come un uomo e non come un mostro. L'obiettivo, secondo il cineasta, era evitare che la demonizzazione del personaggio permettesse agli spettatori di considerare il fascismo un fenomeno lontano e irripetibile. È proprio qui che si trova la chiave dell'intera discussione.
Per Marinelli, la risposta passa attraverso la conoscenza, lo studio e la responsabilità di raccontare anche le pagine più oscure della storia. Ed è forse questo il significato più profondo della sua interpretazione: per raccontare Mussolini, Luca Marinelli ha dovuto avvicinarsi a un uomo dal quale, nella vita reale, ha sempre voluto prendere le distanze. Un ulteriore elemento utile per l'approfondimento: nel febbraio 2025 anche Rachele Mussolini, nipote del dittatore, contestò alcune dichiarazioni di Marinelli sulla personalità del nonno, sostenendo che l'attore avrebbe dovuto informarsi meglio. Si trattava però di una critica alla sua rappresentazione di Mussolini, non di un'accusa di fascismo.