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M – Il figlio del secolo, cosa c'è di vero nella serie? I fatti reali, quelli inventati e le modifiche sorprendenti

Quanto è fedele alla storia M – Il figlio del secolo? Scopri i fatti realmente accaduti, le scene inventate e le modifiche nella serie con Luca Marinelli.

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M – Il figlio del secolo ha riportato sul piccolo schermo uno dei periodi più drammatici della storia italiana, raccontando l'ascesa di Benito Mussolini attraverso un linguaggio visivo moderno, provocatorio e spesso volutamente grottesco. Ma guardando la serie con Luca Marinelli, diretta da Joe Wright e disponibile su Sky e NOW, è inevitabile porsi una domanda: quanto di quello che vediamo è accaduto davvero e quanto, invece, è stato inventato o modificato per esigenze narrative? La risposta è più interessante di quanto si possa immaginare, perché dietro una ricostruzione generalmente fedele agli avvenimenti principali si nascondono diverse libertà creative, alcune delle quali hanno provocato anche le critiche degli storici.

Tratta dall'omonimo romanzo di Antonio Scurati, la serie ripercorre gli anni compresi tra il 1919 e il 1925, dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento fino al celebre discorso del 3 gennaio 1925, pronunciato da Mussolini dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti. Gli sceneggiatori Stefano Bises e Davide Serino hanno lavorato con il supporto dello storico Valerio Zandonà, ma non hanno mai nascosto di aver adattato personaggi, situazioni e dialoghi per trasformare un racconto storico in una produzione televisiva.

La prima distinzione riguarda proprio gli avvenimenti fondamentali, visto che la fondazione dei Fasci italiani di combattimento, il 23 marzo 1919 a Milano, è un fatto storico, così come lo sono le violenze squadriste, le tensioni del primo dopoguerra e il ruolo progressivamente assunto da Mussolini nella politica italiana. La serie restituisce anche il clima di instabilità che favorì l'affermazione del fascismo, segnato dai conflitti sociali, dalla paura della rivoluzione e dalla debolezza delle istituzioni liberali. Anche la Marcia su Roma dell'ottobre 1922 è realmente avvenuta, ma il modo in cui viene rappresentata merita qualche precisazione.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Non fu una conquista militare della Capitale nel senso tradizionale del termine: Mussolini arrivò al potere dopo che Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d'assedio e decise di affidargli l'incarico di formare un governo. Lo stesso Mussolini, durante le giornate decisive, si trovava a Milano e raggiunse Roma in treno dopo aver ricevuto l'incarico. La serie mette in evidenza l'incertezza e il carattere rischioso dell'operazione, ma comprime inevitabilmente una vicenda politica molto più articolata. Tra i personaggi realmente esistiti troviamo Margherita Sarfatti, interpretata da Barbara Chichiarelli, intellettuale e critica d'arte che ebbe una relazione con Mussolini e contribuì alla costruzione della sua immagine pubblica.

Anche Rachele Guidi, moglie del futuro dittatore, è una figura storica, così come Italo Balbo, Roberto Farinacci, Gabriele D'Annunzio e Giacomo Matteotti. Tuttavia, il fatto che un personaggio sia realmente esistito non significa che ogni conversazione o incontro mostrato nella serie sia documentato. È proprio nei dialoghi privati che la fiction si prende alcune delle libertà più evidenti. Le discussioni tra Mussolini e Sarfatti, le tensioni domestiche con Rachele e numerosi confronti tra i protagonisti sono ricostruzioni drammaturgiche. Possono riflettere rapporti e conflitti realmente esistiti, ma non devono essere considerati trascrizioni fedeli di ciò che venne detto.

La stessa rappresentazione della relazione tra Mussolini e Sarfatti è stata arricchita da elementi psicologici e scene costruite per rendere più immediato il rapporto tra i due personaggi. La loro relazione sentimentale e il ruolo culturale della donna sono documentati; le singole battute e molte dinamiche intime appartengono invece alla ricostruzione televisiva. Una delle scelte più riconoscibili della serie è poi quella di far parlare Mussolini direttamente con gli spettatori, guardando in camera e commentando gli avvenimenti. Ovviamente si tratta di un espediente narrativo, non di un elemento storico: serve a mostrare la capacità del personaggio di manipolare il linguaggio e cercare continuamente il consenso.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Rispetto al romanzo, dove il racconto lascia maggiore spazio anche ad altre prospettive, la serie concentra ulteriormente l'attenzione sul protagonista. Anche alcuni personaggi sono stati semplificati o costruiti riunendo caratteristiche di più persone realmente esistite. Gli sceneggiatori hanno spiegato che, nella trasposizione, alcune figure secondarie sono diventate personaggi compositi. È il caso di Volpi, nel quale confluiscono tratti riconducibili a profili differenti, mentre il personaggio di don Giovanni Minzoni assume nella narrazione anche caratteristiche e vicende legate ad altri sacerdoti dell'epoca. Questo non significa che Minzoni sia inventato: il sacerdote esistette davvero e fu assassinato dai fascisti nel 1923. È la sua rappresentazione televisiva a essere stata adattata.

Un altro elemento modificato riguarda Mussolini aviatore, dato che nella serie lo vediamo ai comandi di un aereo in un periodo in cui, secondo gli stessi sceneggiatori, non aveva ancora conseguito il brevetto di pilota. Davide Serino ha riconosciuto che si tratta di una scelta consapevole, introdotta per ragioni narrative. Un esempio particolarmente chiaro di come un dettaglio storico possa essere spostato nel tempo senza modificare necessariamente il significato degli avvenimenti principali. Non tutte le inesattezze, però, sono state considerate semplici licenze artistiche.

Lo storico Giordano Bruno Guerri ha contestato diversi particolari delle prime puntate, parlando di errori e forzature. Tra gli esempi segnalati figura una lettera di Gabriele D'Annunzio che, nella rappresentazione televisiva, avrebbe una grafia riconducibile a Mussolini. Guerri ha criticato anche l'utilizzo dell'espressione “paradisi fiscali”, giudicandola anacronistica per il 1919. Lo studioso ha inoltre contestato la rappresentazione di un personaggio giapponese legato a D'Annunzio. L'ispirazione storica esiste, ma secondo Guerri il modo in cui viene mostrata nella serie ne altera sensibilmente le caratteristiche. Sono osservazioni che riguardano soprattutto la precisione di alcuni dettagli, non la realtà storica dell'ascesa del fascismo.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

Una discussione particolarmente interessante riguarda Vittorio Emanuele III, interpretato da Vincenzo Nemolato. La serie lo presenta attraverso una caratterizzazione fortemente grottesca, che ha suscitato perplessità anche tra gli studiosi. Un approfondimento pubblicato da Treccani ha evidenziato come la rappresentazione del sovrano rischi di semplificare eccessivamente una figura storica molto più complessa. Il punto è importante perché la responsabilità politica del re nell'ascesa di Mussolini è un fatto storico, ma ridurlo a un personaggio quasi caricaturale può rendere meno comprensibili le scelte e i calcoli che portarono la monarchia ad accettare il nuovo governo.

La fiction privilegia l'impatto visivo e il contrasto tra i protagonisti, mentre la ricostruzione storica richiede di considerare anche i rapporti istituzionali e gli interessi politici dell'epoca. Diverso è il discorso per Giacomo Matteotti, la cui vicenda costituisce uno dei nuclei più importanti della serie, visto che il deputato socialista denunciò pubblicamente le violenze e le irregolarità che avevano accompagnato le elezioni del 1924, prima di essere rapito e assassinato il 10 giugno dello stesso anno da un gruppo di uomini legati all'apparato fascista. Sono fatti storicamente accertati, così come la gravissima crisi politica che seguì il delitto.

Anche il discorso del 3 gennaio 1925, con cui si conclude la serie, è autentico. Mussolini intervenne alla Camera assumendosi la responsabilità politica, morale e storica del clima che aveva portato agli eventi di quei mesi, e quel passaggio segnò una svolta decisiva verso la costruzione della dittatura. Le parole pronunciate in Parlamento sono documentate e la produzione ha attinto ai discorsi originali per ricreare alcuni dei momenti più importanti. Questo, però, non significa che ogni frase attribuita a Mussolini nella serie provenga da un documento storico. Gli sceneggiatori hanno utilizzato testi autentici, ma li hanno anche selezionati, abbreviati, ricollocati o integrati in sequenze costruite per la televisione.

M – Il figlio del secolo, fonte: Sky

È una differenza fondamentale: l'autenticità di un discorso non rende automaticamente autentica l'intera scena in cui viene inserito. Del resto, lo stesso Serino ha spiegato che l'obiettivo principale era mantenere la fedeltà ai grandi passaggi storici, pur accettando alcune semplificazioni. La produzione ha scelto di dare priorità a eventi come la Marcia su Roma, la trasformazione del sistema elettorale e i rapporti con le istituzioni, costruendo intorno a questi una narrazione capace di parlare anche al pubblico contemporaneo. Per comprendere davvero M – Il figlio del secolo, dunque, bisogna distinguere tre livelli: i fatti storici documentati, che costituiscono l'ossatura della serie; le ricostruzioni narrative, soprattutto nei rapporti personali e nei dialoghi; e le modifiche intenzionali o gli errori, che riguardano personaggi, cronologia e singoli dettagli.

La serie con Luca Marinelli non è un documentario e non pretende di sostituire lo studio della storia. Si tratta di un'opera di finzione costruita su avvenimenti reali, che utilizza anche il grottesco, la musica contemporanea e il dialogo diretto con il pubblico per raccontare come Mussolini riuscì a conquistare il potere. Ed è proprio qui che si trova il suo aspetto più interessante: le scene più teatrali non sono necessariamente quelle più lontane dalla realtà, così come quelle apparentemente più credibili non sono sempre accadute esattamente in quel modo.

Perché la storia raccontata da M – Il figlio del secolo è autentica nei suoi passaggi fondamentali, ma il modo in cui prende vita sullo schermo è, inevitabilmente, anche il risultato delle scelte di chi l'ha trasformata in una serie televisiva. Per la verifica storica ho incrociato le dichiarazioni degli sceneggiatori con gli approfondimenti di Treccani e le contestazioni dello storico Giordano Bruno Guerri. Le modifiche più significative — il brevetto di volo anticipato, i personaggi compositi e la caratterizzazione del re — sono documentate; le scene private, invece, vanno considerate ricostruzioni narrative quando non esistono testimonianze puntuali.

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