Ne "Il falò delle vanità" di Brian De Palma c’è una delle inquadrature più difficili di sempre
Brian De Palma aveva giurato che avrebbe terminato la sua carriera piuttosto che inserire una inquadratura cliché di un aereo che atterra
Lo skyline di una città, una casa vuota, il groviglio di strade, un bosco. Ancora: le onde del mare sulle rocce, il traffico di taxi a NY, lo stadio che esulta per un gol, un aereo che atterra. Quante immagini viste mille volte al cinema. Angolazioni differenti, nuovi punti di vista, ma bene o male lo stesso concetto: “siamo qui”, per le immagini di luoghi. “Succede questo” per le azioni. Sono inquadrature generiche, spesso prodotte dalla seconda unità di un film. Ne abbiamo viste così tante che sono diventate indistinguibili di film in film.
Il film di Brian De Palma, tratto dal romanzo di Tom Wolfe, fu un flop sonoro. Stroncato dal pubblico, che non andò a vederlo al cinema, e dalla critica. Analizzato oggi appare come un’anomalia. Il falò delle vanità fu uno degli ultimi casi di produzioni a budget medio-alto dedicate ad un pubblico adulto. De Palma aveva la possibilità di curare gli elementi di scena come i set, i costumi e il nutrito cast come in un’opera dalla grande portata commerciale di oggi.
La complicata produzione de Il falò delle vanità è documentata in The Devil's Candy: The Anatomy Of A Hollywood Fiasco, un libro che ne racconta i retroscena. A colpire è un particolare aneddoto riguardante un'inquadratura di riempimento che… è tutt’altro che generica. L’immagine è un aereo che atterra, mentre il sole tramonta illuminando lo skyline di New York. Affidarono a Eric Schwab regista di seconda unità il compito di filmarla.
Il giorno in cui inserirà l’inquadratura cliché di un aereo che atterra in uno dei suoi film sarà il giorno in cui si ritirerà.
Eppure il direttore della fotografia era convinto dell'utilità di un'immagine di questo tipo. L’unica soluzione per Schwab di convincere De Palma era di ottenere dei secondi di filmato che fossero l’esatto opposto del cliché. Aveva a disposizione due elementi: un aereo e New York. Decise di inserirne un terzo: il sole al tramonto, componendo l’inquadratura in modo tale che le figure si sovrapponessero in direzione frontale, guardando lo spettatore.
Per fare ciò, e quindi incorporare il tramonto a fianco dell’Empire State Building in silhouette, avevano una finestra di tempo strettissima. Il sole si posiziona infatti “in favore di camera” come desiderato dal direttore della fotografia solo per pochi secondi in un’unica giornata dell’anno, il 12 giugno.
Il falò delle vanità resta uno dei titoli più nascosti nella filmografia del regista. Come detto dall'autore del video questo particolare aneddoto getta un filo di nostalgia verso un cinema artigianale, in cui la soluzione più difficile veniva abbracciata con il coraggio dei pionieri e la foga dei maestri.
Fonte: Patrick (H) Willems