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Netanyahu attacca duramente Naza dopo il premio a Venezia 83: ora Israele apre un’indagine sul film

Naza finisce nel mirino dell’esercito israeliano dopo Venezia 83: aperta un’indagine sulla possibile diffusione di informazioni classificate.

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Dopo aver scosso Venezia 83, Naza è diventato un caso politico e militare in Israele. Il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato alla Mostra con il Premio speciale della Giuria, è finito infatti direttamente nel mirino dell’IDF: il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha ordinato un’indagine sulla possibile diffusione non autorizzata di materiale classificato utilizzato per la realizzazione del film e ha chiesto di valutare anche eventuali iniziative legali. Anche Netanyahu ha attaccato duramente il film, utilizzando parole molto dure verso i registi.

Una reazione durissima arrivata dopo giorni di polemiche intorno a un'opera che, già durante la presentazione al Lido, aveva fatto discutere. Naza nasce da quasi tre anni di lavoro e raccoglie le testimonianze anonime di 24 persone provenienti dall’esercito e dall’intelligence israeliana, con volti e voci alterati per proteggerne l’identità. Attraverso i loro racconti, Abraham e Szor ricostruiscono dall’interno i sistemi utilizzati durante le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e avanzano accuse estremamente gravi sulla gestione degli attacchi e delle vittime civili.

Anche il titolo ha un significato preciso. NAZA è un acronimo ebraico utilizzato per indicare il danno collaterale previsto, ovvero la stima delle vittime civili attese in relazione a un determinato attacco. È proprio attorno a questo concetto che il documentario costruisce alcune delle sue sequenze più controverse, con l'uccisone di civili. Ma è l'anonimato delle testimonianze uno dei punti sui quali si concentra la risposta dell'esercito israeliano ed in una nota ufficiale, l'IDF ha affermato che non sarebbe possibile verificare se le persone intervistate abbiano effettivamente prestato servizio, con quale incarico e se fossero nella posizione di conoscere le informazioni raccontate.

Abraham e Rachel Szor, fonte: YouTube

Ha inoltre respinto le accuse sull'impiego dell'intelligenza artificiale nelle decisioni finali sugli attacchi, precisando che la selezione e l'approvazione degli obiettivi vengono decise da personale umano. I registi sostengono però una versione completamente diversa. Abraham ha spiegato che il lavoro di verifica sarebbe stato particolarmente rigoroso e avrebbe coinvolto soprattutto il Guardian, produttore del documentario. Secondo il filmmaker, le fonti contattate sarebbero state molte più delle 24 poi inserite nel montaggio proprio perché accuse di questa portata richiedevano numerose testimonianze indipendenti.

La risposta dell'IDF non si è fermata alle smentite. Zamir ha incaricato il vertice legale dell'esercito di esaminare la possibilità di intraprendere azioni contro il film e le persone coinvolte nella sua realizzazione, mentre parallelamente verrà verificato se materiale classificato sia stato trasmesso senza autorizzazione agli autori. Il portavoce militare Effie Defrin ha inoltre chiesto ai registi di permettere all'esercito di visionare integralmente Naza, sostenendo che solo in questo modo sarebbe possibile rispondere punto per punto alle accuse.

Nel frattempo lo scontro è arrivato ai massimi livelli della politica israeliana. Benjamin Netanyahu ha definito Naza un'incitazione “scioccante”, sostenendo che opere di questo tipo contribuiscano ad alimentare un clima negativo verso Israele. Ancora più dura la posizione del ministro della Cultura Miki Zohar, che ha chiesto di valutare la revoca della cittadinanza israeliana per Abraham e Szor, accusandoli di tradimento.

Un'escalation impressionante per un documentario che soltanto pochi giorni prima aveva ricevuto a Venezia una lunghissima standing ovation e il Premio speciale della Giuria. Abraham e Szor arrivavano inoltre dal successo di No Other Land, vincitore dell'Oscar nel 2025, ma con Naza hanno evidentemente toccato un nervo ancora più scoperto.

La questione, a questo punto, è andata ben oltre il giudizio cinematografico. Da una parte ci sono i registi, che difendono il lavoro di verifica svolto e sostengono di aver ricostruito attraverso numerose fonti un sistema militare; dall'altra l'IDF respinge le accuse, contesta l'attendibilità delle testimonianze anonime e ora vuole capire anche come determinate informazioni siano arrivate nelle mani degli autori.

Naza era arrivato a Venezia come un documentario destinato inevitabilmente a dividere. Ne è uscito con una standing ovation di 25 minuti ed un premio, una delle reazioni più forti del pubblico dell'intera Mostra e uno scontro che continua ad allargarsi. Ora, con l'apertura dell'indagine sulla possibile fuga di informazioni classificate e l'ipotesi di azioni legali, il caso Naza rischia di essere soltanto all'inizio.

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