Non essere cattivo è il film che ha cambiato il modo di raccontare l’Italia: dopo 10 anni non smette di bruciare

A 10 anni dalla sua uscita, Non essere cattivo di Claudio Caligari è ancora un perno del nuovo cinema contemporaneo italiano.

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Dieci anni dopo la sua uscita, Non essere cattivo di Claudio Caligari continua a imporsi come uno dei film più significativi del cinema italiano contemporaneo.

Non è soltanto l’ultima opera di un regista che ha sempre raccontato le periferie con sguardo autentico e compassionevole, ma è anche un film che ha cambiato il modo di rappresentare l’Italia, anticipando linguaggi e atmosfere che avrebbero influenzato cinema e serie tv negli anni successivi. Ancora oggi, la sua forza visiva e narrativa non smette di bruciare, rendendolo attuale e necessario.

Non essere cattivo: perché è un capolavoro attualissimo

Caligari, già autore di Amore tossico e L’odore della notte, ha sempre scelto di raccontare chi vive ai margini, senza filtri né moralismi. Non essere cattivo, uscito nel 2015 poco dopo la sua morte, è percepito come un vero testamento artistico. Ambientato nella Ostia degli anni ’90, il film mette in scena un mondo fatto di droga, violenza e precarietà, ma lo fa con una pietas che trasforma la cronaca in poesia. L’inverno della periferia romana diventa metafora di un’Italia che cambia, di un tempo che fugge e di un destino che incombe.

Il cuore pulsante del film è l’amicizia tra Cesare e Vittorio, interpretati rispettivamente da Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Le loro performance sono considerate tra le più intense del cinema italiano recente. Marinelli restituisce con straordinaria verità la deriva autodistruttiva di Cesare, un personaggio fragile e feroce al tempo stesso, mentre Borghi incarna la tensione tra il desiderio di redenzione e il richiamo del degrado. La loro amicizia tragica diventa universale: non è solo la storia di due ragazzi di Ostia, ma il racconto di un legame che resiste e si consuma sotto il peso delle scelte e delle circostanze.

Queste interpretazioni hanno segnato la carriera dei due attori, consacrandoli come protagonisti assoluti del cinema italiano. Marinelli, già capace di folgorare con Lo chiamavano Jeeg Robot e poi con Martin Eden, trova qui una delle sue prove più vibranti. Borghi, che avrebbe poi portato sullo schermo personaggi iconici come Aureliano in Suburra – La serie, mostra in Non essere cattivo la sua capacità di dare corpo e anima a figure tormentate e complesse.

Images courtesy of RaiPlay.

La potenza di Non essere cattivo non sta solo nella sua intensità emotiva, ma anche nella capacità di anticipare un linguaggio che sarebbe diventato centrale negli anni successivi. La rappresentazione cruda e diretta della periferia, la scelta di un realismo sporco e senza compromessi, l’attenzione ai dettagli quotidiani e alla psicologia dei personaggi hanno aperto la strada a un nuovo modo di raccontare l’Italia. Serie come Suburra o film che hanno affrontato la criminalità urbana e le contraddizioni sociali devono molto a Caligari. Il suo sguardo ha dimostrato che il cinema italiano poteva essere contemporaneo, urbano, capace di parlare la lingua delle nuove generazioni senza perdere profondità.

Non essere cattivo ha reso evidente che la marginalità non è un tema di nicchia, ma un prisma attraverso cui leggere l’intero Paese. A dieci anni di distanza, il film continua a “bruciare” perché i suoi temi restano universali. L’amicizia, la fragilità, la ricerca di un senso in un mondo ostile sono questioni che non invecchiano. La periferia raccontata da Caligari è ancora oggi specchio di un’Italia segnata da disuguaglianze e contraddizioni. La violenza, la precarietà, l’assenza di prospettive non appartengono solo agli anni ’90: sono ferite che continuano a segnare il presente.

Ma Non essere cattivo non è solo un film di denuncia. È un’opera che invita a guardare oltre la cronaca nera, a cogliere l’umanità nascosta dietro i margini. La pietas di Caligari, la sua capacità di trasformare il degrado in poesia, rendono il film un’esperienza che parla ancora oggi a chiunque si interroghi sul senso della vita e sul destino dell’uomo. La sua estetica, il suo ritmo, la sua intensità lo rendono moderno anche per il pubblico delle nuove generazioni.

Non è un film datato, ma un’opera che continua a dialogare con chi cerca nel cinema non solo intrattenimento, ma verità e emozione. Non essere cattivo è dunque molto più di un film. È un’eredità che non si spegne, un’opera che ha cambiato il modo di raccontare l’Italia e che continua a illuminare il presente. La sua forza sta nel riuscire a essere al tempo stesso cronaca e poesia, realismo e metafora, denuncia e compassione.

Dieci anni dopo, rivederlo significa confrontarsi con un’opera che non ha perso nulla della sua intensità. È un film che ferisce e illumina, che costringe a guardare la realtà senza filtri ma anche a riconoscere la bellezza nascosta nei legami umani. È un film che non smette di bruciare, e proprio per questo vale la pena riprenderlo oggi.

Cover image courtesy of RaiPlay

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