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"Odio la provincia? Non è vero": Claudio Cecchetto al vetriolo contro la serie sugli 883

Claudio Cecchetto contesta alcuni dettagli della serie sugli 883, dalla frase sulla provincia alla Porsche: "È la leggenda, non la storia".

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Claudio Cecchetto non riconosce pienamente se stesso nella ricostruzione televisiva della storia degli 883. Il dj e produttore, che contribuì in maniera decisiva al successo di Max Pezzali e Mauro Repetto, ha criticato alcune battute attribuite al personaggio che lo rappresenta in Hanno ucciso l’Uomo Ragno. La serie Sky Original ripercorre la nascita e l’ascesa del celebre duo pavese, ma la versione portata sullo schermo non convince chi quegli avvenimenti li ha vissuti in prima persona. Cecchetto ha chiarito di non avere particolari obiezioni nei confronti dell’attore, quanto piuttosto dei dialoghi assegnati al suo ruolo. Al centro della polemica c’è una frase che, secondo il produttore, stravolge il suo rapporto con le origini provinciali.

La critica di Cecchetto riguarda soprattutto il modo in cui la fiction restituisce la sua personalità e la sua storia professionale. In un’intervista il discografico ha spiegato che preferisce non seguire la serie proprio perché conosce fin troppo bene gli episodi narrati. Il problema non è l’interpretazione dell’attore, Cecchetto ha precisato che chi recita sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro. A lasciarlo perplesso sono alcune battute della sceneggiatura. Tra queste, quella in cui il suo personaggio, dopo aver ricordato le origini a Ceggia, afferma di odiare la provincia. Per il produttore, si tratta di una rappresentazione fuorviante, perché la provincia non è mai stata un limite da cui prendere le distanze, ma una risorsa da cui far emergere nuovi talenti.

Le differenze rispetto alla realtà non riguarderebbero soltanto i dialoghi. In un’altra intervista, Cecchetto ha commentato anche la presenza di una Porsche nella serie, spiegando che, pur trattandosi di una bella macchina, non rispecchia le sue preferenze: "A me piacciono i SUV". Il produttore ha precisato di non aver mai posseduto né desiderato una Porsche. La sua reazione non è di totale chiusura nei confronti della fiction. Cecchetto ha infatti ridimensionato la questione con una considerazione che chiarisce il suo punto di vista: "La serie è la leggenda, non la storia". Una distinzione importante, perché riconosce alla produzione la possibilità di costruire un racconto televisivo suggestivo, pur evidenziando che alcuni dettagli possono discostarsi dalla sua esperienza personale.

La sua carriera, del resto, è strettamente legata alla scoperta di artisti lontani dai principali centri dello spettacolo. Cecchetto ha ricordato di aver creduto negli 883 sia per le loro capacità musicali sia perché arrivavano da Pavia, in un momento in cui pochi sembravano disposti a scommettere su di loro. La stessa attenzione verso i talenti provenienti da realtà periferiche lo aveva portato a interessarsi a Jovanotti, originario di Cortona, ad Amadeus, di Ravenna, e a Fiorello, di Augusta. Il produttore rivendica un’intuizione precisa, cercare personalità capaci di distinguersi senza dover necessariamente provenire dalle grandi città. È anche per questo che la battuta contestata assume un significato particolare, perché rischia di cancellare uno dei principi che hanno guidato le sue scelte professionali.

Il legame con Mauro Repetto è descritto da Cecchetto con affetto e stima. Il produttore considera l’ex componente degli 883 un eterno sognatore, capace di raggiungere i propri obiettivi e di trovarne subito altri da inseguire. È così che interpreta anche la sua decisione di lasciare il gruppo. Diverso il rapporto con Max Pezzali, con cui i rapporti non sono rimasti sereni dopo la fine del progetto condiviso. Lo scioglimento del duo arrivò nel 2002, quando Pezzali proseguì la carriera da solista. Ripensando agli inizi, Cecchetto ricorda Non me la menare come uno dei brani che contribuirono a definire l’identità degli 883, canzoni capaci di allontanarsi dalle consuete dichiarazioni d’amore per raccontare situazioni quotidiane, piccoli drammi giovanili e sentimenti nei quali il pubblico poteva riconoscersi.

Anche la storia di Hanno ucciso l’Uomo Ragno rappresenta, per Cecchetto, un esempio della capacità del gruppo di trasformare un’intuizione insolita in un successo discografico. All’epoca, racconta, non tutti credevano che una canzone costruita intorno alla morte di un supereroe così famoso potesse funzionare sul mercato musicale. La scommessa si rivelò vincente e il brano diventò uno dei simboli della band, tanto da dare il titolo alla serie televisiva. La vicenda racconta non soltanto l’ascesa degli 883, ma anche il ruolo di chi seppe riconoscerne il potenziale quando il loro percorso era ancora agli inizi. E' proprio questa esperienza diretta a spiegare le riserve di Cecchetto sulla fiction, più che contestare il racconto della band, il produttore chiede che la ricostruzione dei fatti non finisca per attribuirgli idee e convinzioni che, a suo giudizio, non gli sono mai appartenute.

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