FILM

Odissea, il mostro di Scilla "esiste" davvero ed è in Italia? L'enigma che corre attraverso i secoli

Mentre l'Odissea di Nolan conquista i cinema, la scienza svela il "segreto" del mostro Scilla

Condividi

L’epica classica ha da sempre il potere di trasfigurare la realtà in poesia, trasformando la geografia in leggenda. Mentre sul grande schermo il colossal Odissea firmato da Christopher Nolan riporta nelle sale di tutto il mondo il fascino primordiale del viaggio di Ulisse, la scienza moderna continua a rintracciare precise corrispondenze tra quelle sequenze mozzafiato e la realtà geografica.

Dietro le quinte del mito, la letteratura antica si rivela così per quello che è sempre stata: la trascrizione allegorica di un'osservazione naturalistica estremamente rigorosa.

È proprio lo Stretto di Messina il teatro naturale in cui la fantasia omerica ha preso forma, trasformando le insidie della navigazione antica in un incubo d'autore che ancora oggi buca lo schermo.

La metamorfosi del promontorio: la genesi di Scilla

Se le spaventose correnti di Cariddi trovano una spiegazione oceanografica nell'incontro tra le maree opposte del Mar Ionio e del Mar Tirreno, la genesi del mostro Scilla affonda le sue radici in un'illusione ottica e geologica straordinariamente suggestiva. Nell'epos omerico, Scilla è una creatura marina dotata di sei teste latranti, rintanata in una cavità rocciosa pronta a divorare i marinai.

Matt Damon in una scena di Odissea (Universal Pictures)

Dal punto di vista geomorfologico, la figura della terribile belva nascerebbe, secondo quanto detto da Sergio Longhitano, sedimentologo dell’Università della Basilicata, dall'imponente scogliera che domina il margine settentrionale dello Stretto. Osservata dal mare, specialmente al calare del sole o attraverso le foschie che Nolan ha saputo ricostruire con verismo visivo, la sagoma scura della parete rocciosa assume contorni inquietanti.

La combinazione tra la forma dirupata della costa, ricca di anfratti naturali, e l'impatto delle onde che si frangono sulla roccia produce un rimbombo profondo e ritmico, facilmente assimilabile al ruggito di un mostro in agguato.

Per i marinai del mondo antico, sprovvisti delle moderne tecnologie di bordo, approcciare lo Stretto significava incanalarsi in un corridoio marino insidioso e dominato da venti imprevedibili. Spinti dalle correnti verso la scogliera calabrese nel disperato tentativo di schivare i vortici siciliani, gli scafi venivano frequentemente scagliati contro le rocce affilate.

La leggenda di una creatura che "afferra" e inghiotte gli uomini dalle navi è la drammatica trasposizione di naufragi tragicamente reali. Omero non ha fatto altro che codificare la primordiale paura dell'ignoto: ha preso la minaccia tangibile di una scogliera assassina e l'ha immortalata nel mostro che, da millenni, continua a terrorizzare e affascinare.

Continua a leggere su BadTaste