Ossessione Escobar: i tre Pablo visti negli ultimi 3 anni a confronto
In soli tre anni abbiamo visto almeno tre volte la storia di Pablo Escobar, sempre con tagli e soprattutto interpretazioni molto differenti
I tre principali Pablo Escobar sono infatti tre versioni differenti della persona, tre personaggi che prendono pieghe diverse perché interpretati da attori diversi in produzioni differenti.
Ad ogni modo nessuno che abbia interpretato Pablo Escobar, nella frenesia che si è creata attorno a questa figura negli ultimi anni, è colombiano: Javier Bardem è spagnolo, Benicio Del Toro è messicano e Wagner Moura è brasiliano. Un dettaglio che indica bene quanta poca volontà ci sia di andare davvero vicini al vero trafficante e quanto le tre produzioni lo abbiano usato per fare altro.

Paradise Lost non ha come protagonista Escobar, ma un surfista che si innamora di una donna in Colombia e che solo troppo tardi scoprirà essere la nipote del potente trafficante. In quel film Escobar è una figura distante per la quale è perfetto un volto molto più noto e potente di tutti gli altri attori coinvolti nel film, l’unica star, Del Toro. Escobar compare poco e quando compare è terribile, non parla quasi mai e guarda tutti in uno stato semicatatonico e spaventoso, con gli occhi a mezz’asta tipici di Benicio Del Toro.
Benicio Del Toro di fatto non crea una persona ma dà forma ad un mito, alla percezione che gli altri avevano di lui, è qualcosa di molto complicato, cerca di sottrarre ogni umanità al suo Escobar per diventare come un’immagine aerografata, come una statua o qualsiasi rappresentazione che celebri, che magnifichi e che sia funzionale più alla venerazione che alla concreta rappresentazione. Solitamente quest’effetto si ottiene facendo in modo che chi è attorno al personaggio lo guardi ammirato, qui bastano l’immobilismo e le pose di Benicio Del Toro.

Al contrario Narcos, fintanto che Escobar era in vita, ne ha raccontato nella maniera più concreta la scalata al potere. Wagner Moura è Escobar sia quando è un piccolo trafficante sia quando è un magnate come non ne esistevano al mondo e non lo interpreta diversamente. Il paradosso qui è che Pablo Escobar è sempre lo stesso, non cambia, né si monta la testa, è terribile ovviamente ma con un tono quasi familiare. Senza particolari esplosioni d’ira o espressioni fulminanti, il suo è l’Escobar più probabile, credibile e al tempo stesso moderno.

Infine Javier Bardem ha fatto il lavoro più classico che si possa immaginare. Molto truccato, pieno di protesi che lo rendono quasi un maiale gigante, ha interpretato Escobar a partire da un fisico da escluso. In Il Fascino Del Male la sua amante Virginia Vallejo ha il medesimo spazio del personaggio che dà il titolo al film, e la storia che li unisce è quella della scalata al potere politico. Escobar qui è un escluso, una persona che voleva essere accettato e che nessuno ha voluto accettare perché povero e brutto. È ovviamente un po’ una forzatura, ma il taglio del personaggio è quello. Bardem sceglie una specie di punto di vista da Actor’s Studio e più che Pablo Escobar interpreta la sofferenza di Pablo Escobar.
È un modo di interpretare molto classico (e tra i tre il più demodè, sebbene il più intenso) proprio per la maniera in cui sembra mettere l’attore, il mestiere, la sua capacità di trasformarsi ed essere magnetico, prima del personaggio. In altre parole questo Pablo non vuole essere reale mai, vuole usare la figura di Escobar per creare un altro personaggio che sfrutti la sua parabola per parlare di altro, di esclusione, marginalizzazione e di uno spirito indomabile che reagisce a tutto ciò.