Paramount accusa Netflix di sabotare la fusione con Warner Bros.: “Campagna terra bruciata”
Paramount accusa Netflix di aver avviato una “campagna terra bruciata” contro la fusione da 111 miliardi di dollari con Warner Bros. Discovery. Ecco cosa sta succedendo.
Quando i colossi dello streaming si fanno la guerra, i colpi bassi non mancano, ma stavolta Paramount Skydance ha deciso di giocare a carte scoperte, accusando Netflix di condurre una vera e propria campagna di sabotaggio contro la fusione da 111 miliardi di dollari con Warner Bros. Discovery. Non si tratta di semplici scaramucce tra concorrenti: secondo il chief legal officer di Paramount, Makan Delrahim, Netflix starebbe facendo di tutto per "avvelenare i regolatori e gli stakeholder" contro l'operazione che potrebbe ridisegnare completamente gli equilibri dell'intrattenimento globale.
La vicenda emerge da una lettera esplosiva datata 5 giugno e indirizzata agli avvocati della Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia americano. Delrahim non usa mezzi termini:Ma facciamo un passo indietro, per chi si fosse perso l'inizio di questa vicenda. Netflix aveva inizialmente stretto un accordo per acquisire le divisioni streaming e studios di Warner Bros. alla fine del 2025, salsalvo poi ritirarsi a febbraio quando Paramount ha rilanciato con un'offerta superiore per l'intera Warner Bros. Discovery. Da quel momento, secondo le accuse di Paramount, il colosso di Los Gatos avrebbe scatenato un'offensiva parallela: non più sul campo delle offerte economiche, ma su quello regolatorio e dell'opinione pubblica."La risposta di Netflix a livello di panico e la campagna terra bruciata per cercare di avvelenare i regolatori e gli altri stakeholder contro questa operazione dimostra quanto seriamente Netflix consideri Paramount come un concorrente di scala". - Makan Delrahim
La strategia di Netflix, sempre secondo la ricostruzione di Delrahim, consisterebbe nel dipingere la fusione Paramount-Warner Bros. come una replica dell'acquisizione di 21st Century Fox da parte di Disney nel 2019. Il messaggio implicito è chiaro: le mega-fusioni tra studios riducono la produzione di contenuti, eliminano posti di lavoro e soffocano la concorrenza, danneggiando di conseguenza il mercurio. Un parallelo che Paramount ovviamente respinge con forza, definendo la narrativa di Netflix come un allarmismo ingiustificato che "si discosta significativamente dalla realtà di ciò che è realmente accaduto".
Al centro dello scontro c'è anche il sindacato International Brotherhood of Teamsters, che a marzo ha presentato un documento al Dipartimento di Giustizia chiedendo di bloccare la fusione, o quanto meno di imporre "garanzie sostanziali e applicabili" contro i tagli occupazionali. Il sindacato rappresenta quasi 15.000 lavoratori del settore cinema e televisione, preoccupati che l'operazione possa tradursi in una riduzione delle produzioni e quindi delle opportunità lavorative. Delrahim, nella sua lettera, liquida queste preoccupazioni come infondate: "Questa operazione è una vittoria per i Teamsters e per gli altri sindacati", sostiene, spiegando che l'aumento della competizione porterà a più contenuti e quindi più lavoro.
Ma senza troppe sorprese, la risposta di Netflix alle accuse non si è fatta attendere, con un portavoce della compagnia che ha bollato le affermazioni di Paramount come "assurde", dichiarando:
"Ci siamo ritirati da questo accordo mesi fa e rimaniamo concentrati sul nostro business, non sul loro. In definitiva, spetta ai regolatori approvare questo accordo e determinare se è nell'interesse del settore e di tutte le parti coinvolte". - Un portavoce di Netflix
Dopo i colpi di scena delle ultime settimane, non resta che attendere il verdetto dei regolatori sull'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, una fusione da oltre 100 miliardi di dollari che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell'intrattenimento globale. Fino ad allora, abbiamo una certezza: la guerra dello streaming non è mai stata così accesa e le prossime mosse dei protagonisti potrebbero riservare ulteriori sorprese.