Paramount-Warner Bros., David Ellison prova a spianare la strada alla fusione con un accordo pro-cinema
David Ellison punta su 30 film all'anno per la nuova Paramount-Warner Bros., con finestre cinematografiche garantite e accordi vincolanti. Ma i numeri del 2026 mostrano quanto la scommessa possa essere rischiosa.
David Ellison, il CEO di Paramount Skydance nonché protagonista della colossale fusione con Warner Bros. Discovery, ha trasformato un numero in un mantra: 30 film all'anno in sala. Non una promessa da conferenza stampa, non un auspicio da intervista. Un impegno contrattuale, nero su bianco, con tanto di clausole vincolanti e potenziali penali finanziarie. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Ellison starebbe offrendo alle due maggiori catene di cinema statunitensi, AMC Entertainment e Regal Cinemas, contratti triennali che garantiscono finestre di esclusiva cinematografica di 45 giorni e un periodo di almeno 90 giorni prima che i film approdino sulle piattaforme streaming.
Una mossa molto positiva per esercenti, tanto che i CEO di entrambe le catene hanno già espresso pubblico sostegno alla fusione. La strategia è chiara: Ellison vuole smontare le obiezioni degli attorney general di 12 stati americani che hanno intentato una causa antitrust contro l'operazione. L'accusa è pesante: il nuovo colosso Paramount-Warner Bros. avrebbe un controllo eccessivo sul mercato delle uscite cinematografiche, con il rischio di trattenere i contenuti migliori per alimentare esclusivamente Paramount+ e HBO Max, le proprie piattaforme streaming.Il processo è fissato per marzo 2027, ma Ellison è sotto pressione per trovare un accordo stragiudiziale prima che si arrivi in aula. La domanda che aleggia su tutta questa operazione è semplice: e se la maggior parte di questi 30 film fossero dei flop? Ellison stesso, in un editoriale pubblicato sul New York Times, ha ammesso candidamente di non poter garantire il successo finanziario di ogni singolo titolo:
"Nella mia carriera, 'G.I. Joe: Retaliation' ha soddisfatto le aspettative finanziarie, 'Top Gun: Maverick' le ha superate, e 'Terminator: Dark Fate' è rimasto al di sotto. Sono orgoglioso di tutti questi film, ma nessuno può dettare legge su cosa il pubblico amerà", ha scritto. "Quello che posso promettere è il lavoro, e più lavoro." - David Ellison
Il problema è che più lavoro non significa necessariamente più incassi. E paradossalmente, è la stessa Paramount ad averlo dimostrato con i numeri. Nel 2026 lo studio ha quasi raddoppiato la propria produzione, passando dagli 8 film del 2025 ai 15 di quest'anno. Il risultato? L'azienda ha avvertito Wall Street di aspettarsi "ricavi teatrali significativamente inferiori anno su anno a causa di minori ricavi medi al botteghino per film distribuito su più uscite." Il secondo trimestre 2026 ha raccontato questa storia in modo ancora più drammatico: i ricavi teatrali di Paramount Pictures sono crollati del 45%, fermandosi a 138 milioni di dollari.
Certo, il confronto con l'anno precedente è complicato dalla presenza del blockbuster "Mission: Impossible - The Final Reckoning" con Tom Cruise, che da solo ha generato quasi 600 milioni di dollari al box office globale. Ma la realtà è che quest'anno il film di maggior successo dello studio è stato "Scary Movie", con 108 milioni di dollari in patria e 231 milioni nel mondo: numeri rispettabili, ma lontani anni luce dai colossi miliardari. Perché nel 2026 il mercato cinematografico ha dimostrato ancora una volta che a fare la differenza sono i titoli capaci di diventare fenomeni culturali.Disney-Pixar con "Toy Story 5", Christopher Nolan con "Odissea" per Universal, "Spider-Man: Brand New Day" di Sony e persino "Michael" di Lionsgate hanno tutti superato il miliardo di dollari. Paramount, per ora, non ha nulla di paragonabile in cantiere, se non si conta "Dune 3" di Warner Bros., atteso per dicembre 2026 ma che probabilmente uscirà prima della chiusura della fusione. La questione di fondo rimane irrisolta: garantire 30 uscite cinematografiche annuali può davvero rappresentare un argomento sufficiente per convincere i regolatori antitrust?
La causa antitrust non si concentra solo sul mercato teatrale, ma anche sull'eccessivo potere che Paramount-Warner Bros. avrebbe nel settore della TV via cavo negli Stati Uniti. E su questo fronte, l'impegno sui 30 film non sposta di una virgola l'equilibrio. Il tempo dirà se questi 30 film annuali saranno sufficienti a riempire le sale o se resteranno semplicemente una bella promessa su un contratto firmato. Quello che è certo è che nel 2026, come negli anni passati, a fare la differenza non sarà il numero di titoli, ma la loro capacità di conquistare il pubblico di tutto il mondo. E questo, nessun contratto al mondo può garantirlo.