Paramount-Warner Bros., l'UE approva la fusione ma costringe Paramount a dire addio a Universal
La Commissione Europea dà il via libera all'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, imponendo però rigide condizioni sulla distribuzione dei film in Europa.
L'industria dell'intrattenimento mondiale assiste a uno dei più grandi terremoti della sua storia: Paramount ha ottenuto il via libera della Commissione Europea per acquisire Warner Bros. Discovery in una transazione dal valore di 111 miliardi di dollari. Ma l'approvazione non è arrivata senza condizioni: Bruxelles ha imposto vincoli stringenti che ridisegneranno gli equilibri della distribuzione cinematografica nel Vecchio Continente.
Secondo la Commissione, questi impegni "risolvono completamente le preoccupazioni competitive identificate, garantendo che i film dell'entità risultante dalla fusione non saranno distribuiti congiuntamente con quelli di Universal o Disney". In altre parole, Bruxelles ha voluto evitare che il nuovo colosso creasse una posizione dominante tale da soffocare la concorrenza nelle sale cinematografiche europee.
Il timing dell'approvazione europea assume un significato particolare considerando le turbolenze oltreoceano. Pochi giorni prima del via libera di Bruxelles, un giudice federale in California ha temporaneamente bloccato la chiusura dell'operazione. Una coalizione di dodici stati americani ha infatti lanciato una sfida legale all'acquisizione, sostenendo che comprometterebbe la concorrenza. Il tribunale californiano valuterà il mese prossimo se congelare definitivamente la transazione fino alla conclusione del procedimento, mettendo Paramount di fronte al rischio di pagare pesanti penali agli azionisti di Warner Bros.
L'indagine della Commissione si è concentrata sull'impatto dell'acquisizione sulla produzione e distribuzione di film destinati alle sale dell'Unione Europea, oltre che sulla fornitura e licenziamento di contenuti. Sul fronte produttivo, i regolatori hanno riscontrato una concorrenza sufficiente da parte di rivali come Disney, NBCUniversal, Sony e Amazon MGM. Ma è sul versante distributivo che sono emersi i nodi più spinosi.
La Commissione ha concluso che si sarebbe creata un'"alta concentrazione" e una "maggiore trasparenza" nei paesi dove Paramount collaborava con Universal attraverso la United International Pictures, proprio per l'aggiunta del vasto catalogo di Warner Bros. Senza l'impegno di Paramount a ritirarsi dalla joint venture, gli esercenti cinematografici si sarebbero trovati ad affrontare condizioni di noleggio e distribuzione nettamente peggiorate. Una prospettiva che avrebbe potuto ridurre la varietà dell'offerta nelle sale e aumentare i costi per chi gestisce i cinema.
"Non solo questa combinazione non presenta rischi competitivi, ma in realtà rafforza la concorrenza creando una società di media e intrattenimento di scala in grado di sfidare realmente le piattaforme tecnologiche che sono arrivate a dominare l'industria". - Makan Delrahim
Secondo Delrahim, il rafforzamento della concorrenza sosterrà maggiori investimenti nei contenuti, espanderà le opportunità per i creativi e offrirà una scelta più ampia ai consumatori. È questo il vero frame strategico dell'operazione: Hollywood tradizionale contro le Big Tech. Negli ultimi anni, Netflix, Amazon Prime Video, Apple TV+ e Disney+ hanno ridisegnato le regole del gioco, sottraendo quote di mercato e talenti al cinema classico. La fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery mira a creare un campione abbastanza grande da competere con questi giganti digitali, capace di produrre contenuti premium su scala industriale e di negoziare da posizioni di forza.
Finora le autorità antitrust di oltre una dozzina di paesi hanno approvato l'operazione. Anche i regolatori che controllano gli investimenti esteri provenienti dai fondi sovrani del Golfo in Germania, Italia, Francia, Romania, Slovenia, Belgio, Repubblica Ceca, Nuova Zelanda e Spagna hanno dato il loro consenso alla fusione. Un via libera quasi globale che contrasta con le resistenze interne negli Stati Uniti.
Per gli spettatori italiani ed europei, questa trasformazione potrebbe tradursi in una maggiore competizione tra distributori e, potenzialmente, in una programmazione più diversificata nelle sale. O, al contrario, in una ulteriore concentrazione dell'offerta nelle mani di pochi grandi player. Molto dipenderà da come i nuovi equilibri si stabilizzeranno nei prossimi mesi, una volta che la polvere si sarà depositata su questa che resta una delle più grandi operazioni di consolidamento nella storia dell'entertainment.
La strada verso la nascita del nuovo colosso resta però incerta. Il blocco temporaneo in California rappresenta un ostacolo potenzialmente fatale: se il giudice decidesse di congelare l'operazione a lungo, Paramount potrebbe dover pagare miliardi in penali e vedere sfumare l'intera strategia. Gli azionisti di Warner Bros., dal canto loro, hanno già approvato l'acquisizione e si aspettano che vada in porto.