Paramount-Warner Bros., svolta sulla fusione da 111 miliardi: anche i cinema fanno marcia indietro
Cinema United cambia posizione sulla fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount e apre al dialogo, chiedendo però quattro garanzie per le sale.
Nel mondo dello spettacolo, pochi colpi di scena sono più sorprendenti di un'inversione di rotta totale. E quello che è successo questa settimana nell'ambito della megafusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery ha tutte le caratteristiche di un ribaltamento degno di un thriller hollywoodiano visto che Cinema United, l'organizzazione che rappresenta i proprietari delle sale cinematografiche americane, ha fatto marcia indietro sulla sua feroce opposizione all'operazione da 111 miliardi di dollari che avrebbe creato uno dei colossi più potenti dell'intrattenimento globale.
Poi, in una lettera datata martedì e firmata dal presidente e CEO di Cinema United Michael O'Leary e dal presidente del consiglio direttivo Mike Bowers, che è anche presidente e CEO di Harkins Theatres, l'organizzazione ha cambiato completamente registro. Il messaggio inviato a David Ellison, CEO di Paramount Skydance, ed al procuratore Bonta è stato inequivocabile: incontriamoci subito e troviamo un modo per risolvere questa controversia.
Ma cosa ha spinto Cinema United a questa svolta? La lettera è volutamente ampia nelle sue motivazioni, ma offre alcuni indizi significativi. O'Leary e Bowers hanno fatto riferimento ai recenti successi al botteghino, citando film che hanno riportato il pubblico in sala con entusiasmo trasversale tra le generazioni. Il riferimento è chiaro: dopo anni difficili, l'industria cinematografica ha finalmente il vento in poppa. Ma questo slancio, avvertono, non può essere dato per scontato. La vera preoccupazione emerge tra le righe: l'incertezza. Per molti nel settore, scrivono i leader di Cinema United, l'attuale contesto è segnato da disruption e imprevedibilità.
Ma Cinema United non si limita a chiedere un incontro, dato che nella lettera l'organizzazione delinea quattro paletti fondamentali che dovrebbero essere garantiti per rassicurare le sale cinematografiche sul futuro. Il primo è un impegno a mantenere o espandere la produzione di film destinati alla distribuzione teatrale, con campagne di marketing significative e un periodo robusto di esclusiva cinematografica prima del passaggio alle piattaforme digitali. Il secondo paletto riguarda i costi: la fusione non deve tradursi in un aumento dei termini di noleggio, ovvero le percentuali che le sale devono pagare agli studios per proiettare i film.
Un tema scottante, considerando che i margini delle sale sono storicamente sottili e qualsiasi incremento dei costi potrebbe rendere insostenibile l'attività di molti esercenti. Le ultime due garanzie richieste riguardano l'accesso equo ai contenuti. Cinema United vuole che le sale di tutte le dimensioni, dai multiplexer ai cinema indipendenti, possano proiettare i film senza requisiti onerosi. E chiede anche che continui l'accesso ai cataloghi cinematografici degli studios in condizioni ragionevoli e secondo precedenti consolidati, evitando che la concentrazione di potere si traduca in politiche restrittive. L'inversione di rotta di Cinema United segue quella di altri giganti del settore.
I grandi esercenti sembrano aver ottenuto, o almeno intravisto, garanzie sufficienti per abbandonare la trincea dell'opposizione totale. Resta però da capire se queste garanzie finiranno davvero nero su bianco o se resteranno soltanto promesse. È un punto tutt'altro che secondario, soprattutto per le sale, che dalla fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery potrebbero vedere cambiare parecchio nei prossimi anni: dal numero di film distribuiti al cinema fino alle finestre di esclusiva prima dell'arrivo in streaming. Il cambio di posizione di Cinema United, comunque, racconta bene il momento che sta attraversando Hollywood.
Dopo essersi schierata contro l'operazione, l'associazione sembra ora preferire la strada del confronto, a patto di ottenere garanzie precise per gli esercenti. Del resto, con un processo antitrust che potrebbe trascinarsi fino al 2027, anche mesi di incertezza rischierebbero di pesare su un settore che sta provando a ritrovare una certa stabilità. A questo punto molto dipenderà da ciò che Paramount sarà disposta a concedere. Se le richieste di Cinema United verranno accolte, quella che fino a pochi giorni fa sembrava una delle opposizioni più nette alla fusione potrebbe trasformarsi in un sostegno decisivo per portare a termine l'operazione.