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Per prepararti al meglio a Sicario 3, non puoi perderti questa serie di Taylor Sheridan con Zoe Saldaña

Questa serie di Taylor Sheridan è la preparazione perfetta per Sicario 3. 24 episodi che esplorano spionaggio e guerra al terrorismo con Zoe Saldaña.

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Taylor Sheridan non si ferma mai. Se c'è un nome che domina il panorama televisivo contemporaneo, è il suo. Accanto a colossi come Dick Wolf, Shonda Rhimes e Ryan Murphy, il creatore di Yellowstone ha costruito un impero fatto di western moderni, thriller militari e storie che scavano nelle fratture dell'America contemporanea. Solo nel 2026 ha sfornato tre nuove serie: Marshals e Dutton Ranch, entrambe derivate dall'universo Yellowstone, e The Madison, un western originale che conferma la sua ossessione per i grandi spazi e i conflitti morali. Ma mentre l'attenzione si concentra sui ranch del Montana e sulle dinastie familiari, c'è un altro filone della produzione sheridaniana che merita ben più considerazione. Parliamo dei thriller d'azione, il territorio dove Sheridan ha dato il meglio di sé. Sicario del 2015 resta una delle sue opere più potenti, seguito nel 2018 da Sicario: Day of the Soldado. E ora che il terzo capitolo della saga è stato ufficialmente confermato, c'è un modo perfetto per prepararsi al ritorno del mondo oscuro del narcotraffico al confine messicano.

Si chiama Operazione speciale: Lioness ed è probabilmente la migliore serie che Sheridan abbia mai creato per la televisione. Debuttata su Paramount+ nel luglio 2023, la serie conta già tre stagioni ricche di tensione, azione calibrata e una profondità psicologica che molti thriller si sognano. Al centro della storia c'è Joe McNamara, interpretata da una Zoe Saldaña in stato di grazia, probabilmente la migliore performance mai vista in una produzione Sheridan. Joe è un'agente della CIA che guida un'unità operativa tutta al femminile chiamata Lioness, il cui compito è infiltrarsi negli ambienti nemici attraverso le donne legate ai bersagli da eliminare. Ogni stagione introduce una nuova minaccia, un nuovo teatro operativo, ma soprattutto esplora il peso crescente che queste missioni esercitano sulla psiche delle operatrici. Non è solo una questione di adrenalina e sparatorie, anche se Lioness non lesina in quanto a sequenze d'azione mozzafiato. È il ritratto di donne che vivono nella zona grigia della sicurezza nazionale, costrette a sacrificare pezzi della propria umanità sull'altare della ragion di stato.

A differenza di molte altre produzioni che portano la sua firma, Sheridan è qui coinvolto come sceneggiatore principale e showrunner, non solo come produttore esecutivo. La serie ha trovato la sua voce con una chiarezza che altre sue creazioni hanno raggiunto solo dopo stagioni di assestamento. La scrittura, pur non immune da quegli eccessi retorici che a volte caratterizzano i dialoghi sheridaniani, funziona perché il cast riesce a darle corpo e credibilità. Accanto a Saldaña ci sono Nicole Kidman, che interpreta Kaitlyn Meade, la superiore politicamente astuta e spietatamente pragmatica, e Morgan Freeman nei panni del Segretario alla Difesa. L'ensemble è capace di sostenere anche le linee più cariche senza scivolare nell'involontario melodramma. E poi c'è la regia: la fotografia di Lioness sorprende per inventiva, con scelte visive che sfuggono agli stereotipi del genere militare. Il tono oscilla tra il realismo crudo e una tensione quasi da spy-thriller europeo, un equilibrio raro nel panorama americano.

Forse non è un caso che Sheridan eccella in questo registro. Nonostante sia associato ai western per via di Yellowstone e dei suoi spin-off, i suoi due migliori lavori restano Sicario e Wind River, entrambi thriller contemporanei che mescolano azione fisica e disagio morale. Lioness si inserisce perfettamente in questa linea, portando avanti gli stessi temi: il prezzo della giustizia, l'ambiguità delle istituzioni, la solitudine di chi opera ai margini della legalità. Guardare Lioness prima di Sicario 3 non è solo un modo per ingannare l'attesa. È immergersi nello stesso universo morale, nelle stesse zone d'ombra dove Sheridan sa muoversi meglio di chiunque altro. Se Sicario raccontava la guerra alla droga come un inferno senza via d'uscita, Lioness esplora la guerra invisibile del terrorismo e dello spionaggio con la stessa lucidità disperata. Due facce della stessa medaglia, due modi di raccontare come le istituzioni consumino le persone che le servono.

E se il terzo Sicario saprà mantenere quella tensione morale, quel senso di ineluttabilità tragica che ha reso indimenticabile il primo film, allora avrà molto in comune con la migliore produzione televisiva che Sheridan abbia mai firmato. Ventiquattro episodi sono lì che aspettano. E quando i titoli di coda di Sicario 3 scorreranno sullo schermo, sarete pronti a riconoscere la firma di un autore che, western o thriller, racconta sempre la stessa America: quella che si consuma nei suoi stessi conflitti.

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