Per prepararti al meglio a Sicario 3, non puoi perderti questa serie di Taylor Sheridan con Zoe Saldaña
Questa serie di Taylor Sheridan è la preparazione perfetta per Sicario 3. 24 episodi che esplorano spionaggio e guerra al terrorismo con Zoe Saldaña.
Taylor Sheridan non si ferma mai. Se c'è un nome che domina il panorama televisivo contemporaneo, è il suo. Accanto a colossi come Dick Wolf, Shonda Rhimes e Ryan Murphy, il creatore di Yellowstone ha costruito un impero fatto di western moderni, thriller militari e storie che scavano nelle fratture dell'America contemporanea. Solo nel 2026 ha sfornato tre nuove serie: Marshals e Dutton Ranch, entrambe derivate dall'universo Yellowstone, e The Madison, un western originale che conferma la sua ossessione per i grandi spazi e i conflitti morali. Ma mentre l'attenzione si concentra sui ranch del Montana e sulle dinastie familiari, c'è un altro filone della produzione sheridaniana che merita ben più considerazione. Parliamo dei thriller d'azione, il territorio dove Sheridan ha dato il meglio di sé. Sicario del 2015 resta una delle sue opere più potenti, seguito nel 2018 da Sicario: Day of the Soldado. E ora che il terzo capitolo della saga è stato ufficialmente confermato, c'è un modo perfetto per prepararsi al ritorno del mondo oscuro del narcotraffico al confine messicano.
A differenza di molte altre produzioni che portano la sua firma, Sheridan è qui coinvolto come sceneggiatore principale e showrunner, non solo come produttore esecutivo. La serie ha trovato la sua voce con una chiarezza che altre sue creazioni hanno raggiunto solo dopo stagioni di assestamento. La scrittura, pur non immune da quegli eccessi retorici che a volte caratterizzano i dialoghi sheridaniani, funziona perché il cast riesce a darle corpo e credibilità. Accanto a Saldaña ci sono Nicole Kidman, che interpreta Kaitlyn Meade, la superiore politicamente astuta e spietatamente pragmatica, e Morgan Freeman nei panni del Segretario alla Difesa. L'ensemble è capace di sostenere anche le linee più cariche senza scivolare nell'involontario melodramma. E poi c'è la regia: la fotografia di Lioness sorprende per inventiva, con scelte visive che sfuggono agli stereotipi del genere militare. Il tono oscilla tra il realismo crudo e una tensione quasi da spy-thriller europeo, un equilibrio raro nel panorama americano.
Forse non è un caso che Sheridan eccella in questo registro. Nonostante sia associato ai western per via di Yellowstone e dei suoi spin-off, i suoi due migliori lavori restano Sicario e Wind River, entrambi thriller contemporanei che mescolano azione fisica e disagio morale. Lioness si inserisce perfettamente in questa linea, portando avanti gli stessi temi: il prezzo della giustizia, l'ambiguità delle istituzioni, la solitudine di chi opera ai margini della legalità. Guardare Lioness prima di Sicario 3 non è solo un modo per ingannare l'attesa. È immergersi nello stesso universo morale, nelle stesse zone d'ombra dove Sheridan sa muoversi meglio di chiunque altro. Se Sicario raccontava la guerra alla droga come un inferno senza via d'uscita, Lioness esplora la guerra invisibile del terrorismo e dello spionaggio con la stessa lucidità disperata. Due facce della stessa medaglia, due modi di raccontare come le istituzioni consumino le persone che le servono.