Per Sarah Silverman c'è un problema di rappresentazione degli ebrei al cinema
L'attrice Sarah Silverman racconta nel suo podcast il problema dei personaggi ebrei interpretati da attori non ebrei, definendo la "jewface"
Nel suo spazio personale, The Sarah Silverman Podcast, l’attrice ha ampliato questo concetto partendo da un fatto personale. In passato è stata licenziata da un film perché la produzione aveva visto un suo sketch del 2007 in cui si era dipinta il volto in una blackface. Per inciso, il pezzo mirava a prendersi gioco dell’ignoranza del razzismo, e lei faceva proprio una parodia di queste grette convinzioni. Accettata la decisione della produzione ha però notato un paradosso. Nel film è stata infatti sostituita da un'attrice non ebrea, la quale si è trovata a riprodurre il personaggio simulando tratti stereotipici e caricaturali.
Il problema è quindi, come sottolineato in un articolo del Time, che questo caso singolo entra in un pattern che invece dura da sempre. “Se un personaggio femminile è coraggioso o merita amore, non è mai interpretata da un’ebrea. Mai!” dice Silverman. Anzi, al contrario, spesso gli interpreti di origine ebraica vengono inseriti nei film proprio per rafforzare i cliché antisemitici. Lei stessa è stata spesso chiamata in prodotti audiovisivi in ruoli che ribadivano lo stereotipo della donna ebrea dominante.
Un’attrice con il suo aspetto deve per forza interpretare: “o l’amica sfacciata del protagonista o una ragazza fica prima che il ragazzo capisca cos’è l’amore. O sei il suo agente letterario”. In questo modo non solo questi personaggi si riducono a ruoli antipatici o di secondo piano, ma perdono tutte le sfumature diventando caratteri piatti, mai completamente realizzati. Spiega Silverman che questo effetto di appiattimento porta con sé un messaggio ben preciso. Ovvero che le donne ebree non sono abbastanza affascinanti o sufficientemente convincenti per essere al centro delle proprie storie.
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Fonte: TimesofIsrael