Venezia 78 ha mostrato come la questione femminile nel cinema sia più grande delle sole registe | L'analisi
A Venezia non ha vinto un film perché diretto da una donna, ma un film che anni fa non si sarebbe fatto perché diretto da una donna
LEGGI: L'événement, la recensione
GUARDA: L'événement, la videorecensione
LEGGI: Quando e dove vedere i film vincitori della 78^ edizione del Festival di Venezia
Sarebbe facile attribuire le vittorie a un condizionamento o a pressioni politiche. Ma anche sbagliato. È semmai frutto di diversi mutamenti: mutamenti nei concorsi, che da anni non solo hanno un numero maggiore di cineaste in competizione ma anche un’attenzione diversa a queste; mutamenti nella composizione delle giurie, nelle quali sempre di più ci sono donne e donne con opinioni forti (in quella di Venezia ad esempio erano la maggioranza); e infine mutazione nell’agenda politica del mondo della cultura, per il quale il racconto della posizione della donna è diventata una priorità non più solo a parole.
[caption id="attachment_499986" align="aligncenter" width="1400"]
Audrey Diwan - credits: La Biennale, Giorgio Zucchiatti[/caption]
L’événement è un film bellissimo, se ne sono accorti tutti immediatamente. Non ha vinto a sorpresa e non ha vinto perché oggi si bada di più ai film diretti da donne. Semmai, se davvero si vuole fare un discorso di politica del cinema, ha vinto perché oggi a differenza di ieri era in concorso. 5 o 6 anni fa è probabile che non avremmo visto un film simile nella competizione di Venezia e, a spingersi un po’ più in là, è anche probabile che non sarebbe proprio stato fatto. Il cambiamento reale può partire solo dalla fase di produzione, come disse Alberto Barbera diversi anni fa quando arrivarono le prime polemiche, facendo notare che nella sezione corti di allora già c’erano molte più produzioni dirette da donne.
Audrey Diwan non è un’esordiente, è al secondo film, ma il primo è uscito nel 2019, già in anni in cui molte porte avevano iniziato ad aprirsi. Questi premi ne apriranno altre, scardinando sempre di più il pregiudizio che i film girati o scritti da donne non funzionano tanto quanto quelli scritti e girati da uomini.
[caption id="attachment_499988" align="aligncenter" width="1400"]
Laure Calamy miglior attrice per A Plein Temps[/caption]
E anche solo guardando i premi di Venezia c’è A Plein Temps che ha sbaragliato Orizzonti (miglior regia e miglior attrice) raccontando di una madre che fa di tutto per lavorare e crescere i figli, c’è il premio alla miglior attrice di Madres Paralelas (ancora una volta una maternità che non è tale in un film in cui due madri rappresentano le due anime politiche dell'eredità della guerra civile) e c’è la maternità particolare, cattiva, egoista e fuori da ogni canone di The Lost Daughter (miglior sceneggiatura).
I festival sono politici perché i giurati hanno idee politiche. I film sono politici anche quando non parlano direttamente di politica. I verdetti dei grandi festival da sempre contengono un’idea politica. Quella di quest’anno rappresenta anche un mutamento.

Certo è completamente fuori di testa aver escluso dai premi Competencia Oficial, specie se si considera che in quel film Penelope Cruz fa una prestazione decisamente più stupefacente di quella in Madres Paralelas. Ma se vogliamo anche questo è un segnale politico, è il ruolo da madre ad essere stato premiato e non quello da regista. E dispiace ovviamente per È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, che non esce di certo a bocca asciutta ma che sembrava avere le carte in regola per il primo premio. Sorrentino può aggiungere anche il Gran Premio Della Giuria di Venezia al premio della giuria di Cannes vinto per Il divo. Di nuovo un secondo posto.
Il suo è uno dei due film di Netflix premiati, assieme a Il potere del cane di Jane Campion, e ora che è chiuso Venezia inizia la corsa agli Oscar.
A partire dal 2013 con Gravity e grazie a un lavoro lento e inesorabile, in quasi dieci anni Alberto Barbera ha trasformato Venezia nella piattaforma ufficiale di lancio delle campagne Oscar (tra i film di quest’anno poi anche Spencer sicuramente ci proverà). Adesso per la prima volta questa piattaforma italiana potrebbe essere usata per far partire la campagna di un film italiano.
[plus-cta-shortcode title="Per altri speciali come questo, abbonati a BadTaste+"]