“Li colpiremo nelle tasche”: Netanyahu attacca i registi di NAZA dopo il premio a Venezia 83
Dopo il premio conquistato da NAZA a Venezia 83, Netanyahu annuncia due proposte di legge contro chi “diffama” i soldati israeliani.
Il caso NAZA non si ferma a Venezia 83 e dopo il Premio Speciale della Giuria conquistato dal documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, la reazione del governo israeliano si è fatta ancora più dura: Benjamin Netanyahu ha annunciato di voler intervenire con nuove leggi contro chi, secondo il premier, “diffama” all'estero i soldati dell'esercito israeliano. Nel mirino ci sono proprio i due registi israeliani di NAZA, già duramente attaccati nei giorni scorsi da diversi esponenti del governo dopo il riconoscimento ricevuto alla Mostra del Cinema.
Per il momento, però, nessuno dei due registi ha perso la cittadinanza. Quelle annunciate dal primo ministro sono proposte che dovranno affrontare l'iter legislativo alla Knesset, e la loro eventuale applicazione è tutt'altro che scontata. Facendo un passo indietro, la vicenda nasce dal contenuto di NAZA, il documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e prodotto da The Guardian e JW Films. I due cineasti avevano già lavorato insieme a No Other Land, vincitore dell'Oscar nel 2025, mentre il nuovo film è stato presentato in concorso a Venezia 83 prima di conquistare il Premio Speciale della Giuria.
NAZA raccoglie testimonianze di persone presentate come appartenenti o ex appartenenti all'apparato militare e d'intelligence israeliano e ricostruisce i sistemi utilizzati per selezionare gli obiettivi nella Striscia di Gaza. Al centro del documentario c'è soprattutto il tema delle vittime civili e delle soglie di danno collaterale considerate accettabili durante determinate operazioni. Il titolo stesso deriva da un acronimo utilizzato in ambito militare israeliano per indicare il numero previsto di civili che potrebbero essere uccisi in un attacco.
Ora il premier ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, arrivando a proporre conseguenze economiche e sulla cittadinanza per chi, secondo il governo, danneggia l'immagine dei militari israeliani all'estero. Non è stato il primo esponente dell'esecutivo a farlo, visto che il ministro della Cultura Miki Zohar aveva già chiesto la revoca della cittadinanza per Abraham e Szor, accusandoli di aver tradito il Paese, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir aveva invitato pubblicamente i due registi ad andarsene da Israele.
Ben-Gvir ha successivamente pubblicato anche un video realizzato con l'intelligenza artificiale nel quale Abraham e Szor vengono mostrati durante una finta cerimonia di premiazione e infine dietro le sbarre. La pressione sui due cineasti non si è fermata alla politica. Nei giorni successivi alla Mostra sono comparsi graffiti che li definivano “traditori” e un gruppo di manifestanti si è radunato nei pressi dell'abitazione della famiglia di Rachel Szor. Allo stesso tempo, oltre 1.500 esponenti dell'industria cinematografica israeliana e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso solidarietà ai registi, criticando la reazione delle autorità.