Perché Mindhunter è stata cancellata? Il CEO di Netflix incolpa David Fincher
Mindhunter è sicuramente una delle migliori serie prodotte dalla storia di Netflix ma è stata cancellata troppo prematuramente e ora David Fincher spiega i motivi.
Per anni, David Fincher ha dato la stessa risposta ogni volta che qualcuno gli chiedeva di Mindhunter: troppo costosa, troppo pochi spettatori, Netflix ha fatto i conti e non tornavano. Una spiegazione che aveva senso, quasi banale nella sua logica implacabile. Il budget della seconda stagione era lievitato, gli ascolti non giustificavano l'investimento, e il regista stesso aveva confermato che la serie era definitivamente morta. Caso chiuso, sembrava.
Eppure, quando Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, ha deciso di rompere il silenzio sulla cancellazione, ha rivelato qualcosa di diverso. Qualcosa che ribalta la narrativa che ci siamo raccontati dal 2019, quando la serie è entrata in quello che sembrava un hiatus temporaneo e si è trasformato in un addio permanente."Sono molto orgoglioso delle prime due stagioni. Ma è uno show molto costoso e, agli occhi di Netflix, non abbiamo attirato abbastanza pubblico per giustificare un tale investimento. Non li biasimo. Hanno corso rischi per far decollare lo show, mi hanno dato i mezzi per fare Mank come volevo, e mi hanno permesso di avventurarmi in nuovi percorsi con The Killer. È una benedizione poter lavorare con persone capaci di audacia. Il giorno in cui i nostri desideri non sono più gli stessi, dobbiamo essere onesti e separarci". - David Fincher a Forbes
Il co-CEO di Netflix ha dichiarato che il budget non era effettivamente la ragione principale per cui Mindhunter non è tornata con una terza stagione e che la colpa sarebbe da imputare su David Fincher stesso. Una rivelazione che cambia la prospettiva su tutta la vicenda.
Da questo si può notare uno scontro di visioni: Fincher è un regista perfezionista, che richiede tempo, controllo totale e risorse adeguate in tutti i suoi progetti e Mindhunter era un progetto che lo assorbiva completamente. Netflix, dal canto suo, ha attraversato negli ultimi anni una trasformazione profonda. Dalla fase dell'espansione a ogni costo, in cui si investiva su progetti prestigiosi anche con ritorni incerti, a una gestione più attenta dei flussi di cassa e della retention degli abbonati. La verità probabilmente sta nell'incontro mancato tra i tempi di Fincher e le necessità di Netflix, tra l'evoluzione creativa del regista e le aspettative della piattaforma.Abbiamo sempre pensato che ci sarebbe stata una terza stagione, ma lui è stato molto impegnato con la realizzazione di un film. E David è un creatore incredibilmente meticoloso, quindi non poteva fare due cose contemporaneamente e di certo non voleva trascurare nessuna delle due. Così il progetto è stato rimandato più e più volte. Mi sarebbe piaciuto tantissimo vedere una terza stagione di Mindhunter - Ted Sarandos a The Indian Express
I fan di Mindhunter hanno sperato per anni in un miracolo, in un annuncio a sorpresa che riportasse in vita la serie. Ora sappiamo che la porta non era chiusa solo per ragioni economiche, ma per un insieme più sfumato di circostanze. Una consapevolezza che rende la cancellazione ancora più frustrante, perché suggerisce che forse, in un universo alternativo dove le variabili si fossero allineate diversamente, avremmo potuto vedere Holden e Bill affrontare nuovi casi.
David Fincher continua la sua collaborazione con Netflix, con l'attesissimo Le avventure di Cliff Booth con Brad Pitt, Ted Sarandos continua a guidare una delle piattaforme più influenti del pianeta, e Mindhunter rimane una serie incompiuta. Due stagioni eccellenti che esploravano la mente umana nei suoi angoli più oscuri, fermate non da un semplice no sui costi, ma da quella complessa alchimia che determina cosa viene fatto e cosa resta nei cassetti della storia della televisione.