Perché Vermiglio si chiama così? Il significato del titolo e il nome completamente diverso scelto all’inizio
Perché il film Vermiglio si chiama così? Scopriamo il significato del titolo scelto da Maura Delpero e perché inizialmente doveva chiamarsi in un altro modo.
Vermiglio è un titolo apparentemente semplicissimo, quasi geografico. È il nome del piccolo comune della provincia di Trento in cui Maura Delpero ha ambientato il suo film, ma dietro quella parola si nasconde molto di più. Non è soltanto il luogo in cui vive la famiglia Graziadei: è una chiave per comprendere l'intera storia e persino il modo in cui la regista ha deciso di raccontarla.
Il primo significato del titolo è quindi letterale. Vermiglio esiste davvero ed è il paese della Val di Sole al quale Delpero è profondamente legata attraverso la propria famiglia. La storia stessa del film nasce infatti da qualcosa di estremamente personale: dopo la morte del padre, la regista raccontò di averlo sognato bambino proprio a Vermiglio. Da quell'immagine iniziò un viaggio nei ricordi e nelle storie del paese, luogo in cui anche lei trascorreva del tempo da piccola e dove suo nonno era stato maestro.
Ma per Delpero, Vermiglio è diventato qualcosa di più di un punto sulla cartina geografica. La regista lo ha definito un “paesaggio dell'anima”, legato alla memoria del padre e della sua famiglia ma capace allo stesso tempo di trasformare un ricordo privato in una memoria collettiva. Ed è proprio qui che il titolo acquista un secondo significato. La parola vermiglio indica infatti un rosso vivo e intenso, un colore che sembra quasi entrare in conflitto con l'immagine dominante del film: il bianco della neve che ricopre il paese.
La scelta definitiva del titolo diventa ancora più interessante considerando che Vermiglio avrebbe dovuto chiamarsi in un altro modo. Il titolo iniziale era La sposa di montagna, un riferimento che avrebbe inevitabilmente portato l'attenzione soprattutto su Lucia e sulla sua storia con Pietro. Delpero decise invece di abbandonarlo perché voleva qualcosa che restituisse la natura corale del racconto. La regista ha spiegato di preferire la coralità anche da un punto di vista narrativo e politico e di amare la pluralità degli sguardi.
È la stessa ragione per cui, quando Pietro lascia il paese per tornare in Sicilia, il film non parte insieme a lui: la macchina da presa rimane a Vermiglio, accanto alla famiglia e a Lucia. Chiamarlo La sposa di montagna avrebbe quindi rischiato di trasformare Lucia nell'unico centro della storia. Vermiglio, invece, contiene tutti. Contiene Lucia e Pietro, ma anche Ada e Flavia, Cesare e Adele, i bambini, la scuola, gli abitanti del paese e soprattutto quella comunità sospesa tra un mondo che sta finendo e uno nuovo che deve ancora cominciare.
Un contrasto che ritorna con particolare forza anche nelle ultime scene, di cui abbiamo parlato nel nostro approfondimento sul finale di Vermiglio e sul destino di Lucia e Pietro. Non sorprende allora che Delpero abbia rinunciato a un titolo più esplicito come La sposa di montagna. Il nome del paese dice apparentemente meno, ma alla fine racconta molto di più: non la storia di una sola donna, bensì quella di un intero mondo che la regista ha cercato di riportare in vita prima che scomparisse insieme alla generazione che lo aveva conosciuto.